Tutti gli articoli di Sarah Gherbitz

Enuff Z’Nuff, Last great dreamers, siska @Revolver Club, S. Donà di Piave (VE), 23.2.2019

Pochi ma buoni sabato 23 febbraio al Revolver Club di San Donà di Piave che ha ospitato l’unica data a Nordest degli Enuff Z’Nuff, in tour per presentare l’album ‘Diamond Boy’ uscito lo scorso anno via Frontiers Records. Formati nell’ormai lontano 1984 a Blue Island vicino a Chicago, gli Enuff Z’Nuff si caratterizzano per il loro power pop leggero ed accattivante, per gli outfit vistosi, glitterati e coloratissimi…insomma, gli elementi per mettere in fuga il classico rockettaro tutto teschi e borchie ci sono tutti! 😀

Facile quindi che con questo tipo di premesse, e nonostante i 14 album in studio, 5 dal vivo e tre compilation, gli Enuff Z’Nuff restino una band solo per pochi ed affezionati cultori. Altrettanto facile quindi che il loro concerto si trasformi in una vera e propria intimate gig, com’è successo appunto al Revolver.

Ma in fondo perché meravigliarsi? succede, specie quando una rock band esce dallo schema per iniziare a ‘giocare’ con altri generi, avvicinandosi ai Beatles, al pop…ecco che subito viene ‘punita’.
I true metallers iniziano a prenderti in antipatia, i produttori storcono il naso, la stampa accusa la mancanza di originalità…è il mercato, bellezza: o stai da una parte o stai dall’altra, l’outsider non convince!

Ben due i gruppi in apertura di serata, a partire dai Siska, hard rock band vicentina capitanata dal guitar hero Mattia Sisca, che dopo un tour in Sud America assieme a Tim ‘Ripper’ Owens (Judas Priest, Yngwie Malmsteen), sono stati scelti come spalla dagli Skid Row nel loro ultimo tour. Peccato che in quest’occasione non siano riusciti a portare il pubblico che di solito li segue…i veri metallari! 😀

Decisamente più azzeccata la scelta del secondo gruppo: i Last Great Dreamers, quattro brit rockers che sembrano appena usciti dal set del film ‘Velvet Goldmine’, tornati dopo lunga pausa grazie alla reunion con i membri originali Marc Valentine alla voce e Slyder alla chitarra. Tempo fa qualcuno mentre li recensiva ha scritto: ‘Che cosa sarebbe successo se gli Hanoi Rocks avessero trombato con Morrissey davanti ai Green Day e fosse nato un bambino?’ Ecco…i Last Great Dreamers sono il frutto di quest’amore!

Manca poco allo scoccare della mezzanotte quando sulle note di ‘Metalheart’ salgono sul palco gli Enuff Z’Nuff, reduci da una photosession con il fotografo Alex Ruffini, presente per l’occasione.
Si continua con ‘Kiss The Clown’ dal debut omonimo dell’89, la cui copertina con il simbolo della pace è diventata il logo della band che si vede sulle magliette, sulle spillette etc.

A fare da mattatore è ovviamente Chip Z’Nuff, fondatore e bassista della band e da un paio d’anni anche cantante al posto di Donnie Vie, suo amico ed ex compagno di avventure che ha intrapreso ormai la carriera solista. Accanto a lui a dare nuova linfa alla band ci pensano Tory Stoffregen alla chitarra solista, Tony Fenelle (ex Ultravox, chitarra e tastiere) e Daniel B. Hill alla batteria.

All’epoca d’oro risalgono anche ‘Heaven or Hell’ e ‘In The Groove’ per un concerto costellato di vecchie hit, tra cui non possono mancare ‘Fly High Michelle’ e ‘New Thing’, dove gli Enuff Z’Nuff vengono raggiunti sul palco dai supporter per chiudere in bellezza la serata. Immancabile anche il tributo a David Bowie con la cover di ‘Jean Genie’, brano scritto per l’attrice Cyrinda Fox, sua ‘fiamma’ e musa nel periodo di Ziggy Stardust.

Il tempo a disposizione è ormai scaduto, resta il rito per le foto e gli autografi con Chip, che si mostra disponibile soprattutto con le fans! Ma niente paura: per chi se li fosse persi, gli Enuff Z’Nuff hanno promesso di tornare in zona moooolto presto…e la prossima volta vogliamo i chioschetti di chupa chups e pelouches colorati all’ingresso! 😀 😛

Uriah Heep @New Age club, Roncade (TV), 31.1.2019

Epica trasferta giovedì 31 gennaio in direzione New Age di Roncade per gli Uriah Heep, alfieri del british rock in tour per presentare il loro 25esimo album ‘Living The Dream’, uscito via Frontiers Music a metà settembre. Quello degli Uriah è un nome frequente da queste parti, come mi raccontano i miei compagni di viaggio, amici e super esperti della band, che al New Age li hanno già visti nel 2010 e, più recentemente, in Friuli a Lignano Sabbiadoro e nella vicina Slovenia. Tra di loro c’è anche Alex Falcone, tastierista della tribute band Uriah Sweet Lorraine, che ha anche suonato con John Lawton, frontman subentrato a David Byron nella seconda metà degli anni ’70.

Il New Age di Roncade pieno come un uovo per la prima data italiana del ‘Living The Dream’

Altri amici e fans della band ci accolgono al nostro arrivo al New Age, mitico club sulla Treviso-Mare che negli anni ha ospitato tante stelle dell’hard rock internazionale tra cui W.A.S.P., The Dead Daisies, Hardcore Superstar etc.

Visto l’anticipo e la cassa ancora chiusa pensiamo di andare a mangiare qualcosa nelle vicinanze, senza prima dimenticare di salutare delle groupies arrivate direttamente dalla data precedente di Tolosa. Si tratta di due sorelle gemelle che, nonostante la comprensibile stanchezza per i 1000 e passa chilometri di viaggio, riusciranno comunque a raggiungere le prime fila per cantare senza sosta sulle note dei loro idoli!

Il mitico Mick Box, chitarra degli Uriah Heep since 1971!

Dopo circa un’ora torniamo nel locale, che nel frattempo si è riempito di fans della vecchia guardia provenienti sia dalla pianura che dal Bellunese. Quella in Veneto è la prima delle quattro date previste in Italia, paese a cui la band è molto legata: a chiamarli per la prima volta, nell’ormai lontano 1971, fu Francesco Sanavio, storico promoter veneziano, il primo a portare anche Jethro Tull, John Mayall & the Blues Breakers, YES, Deep Purple, Pink Floyd, Grand Funk Railroad etc.

Di quella formazione l’unico rimasto oggi è Mick Box, anima degli Uriah insieme al singer canadese Bernie Shaw, Phil Lanzon alle tastiere, Davey Rimmer – l’acquisto più recente – al basso e Russell Gilbrook alla batteria. La loro alchimia sul palco è davvero speciale, ricambiata dall’affetto e dall’entusiasmo di tutto il pubblico presente…l’unico e vero ‘supporter’ della serata!

Brian Singer, ‘reclutato’ da Mick negli Uriah nel 1986

Arrivederci!‘Come state?’ ‘Grazie’: i rockers salutano e scherzano in italiano durante il concerto di circa un’ora e tre quarti, che da ‘Return To Fantasy’ a ‘Knockin’ At My Door’ ha visto mescolarsi le hit storiche con le tracce del già citato ‘Living The Dream’.

La festa arriva puntuale sui primi accordi di ‘Lady In Black’, ballatona tratta dall’album ‘Salisbury’ che, a cinquant’anni dalla sua uscita, a tuttoggi è considerato una delle pietre miliari del progressive.
E i brani più attesi sono proprio quelli vintage, da ‘Gypsy’ e ‘July Morning’ a ‘Easy Livin’ che segna la fine dello show. Con una promessa però: ‘Ci rivediamo presto presto’, è il saluto degli Uriah Heep prima di lasciare il palco…forse addirittura entro quest’estate!

Raw Power, Tytus, Definite @Centro Giovani, Monfalcone (GO), 26.1.2019

Sold out a Monfalcone sabato 26 gennaio per il live che ha visto ospiti del Centro Giovani i pionieri dell’hc made in Italy Raw Power. Una scommessa vinta contro la rassegnazione e il ‘no se pol’ dalla coraggiosa crew di HC Underground Trieste, organizzatori dell’evento con la World Music School di Monfalcone e Teste Ribelli Agency.

E se narra la leggenda che ad aprire per i Raw Power un tempo erano i Guns N’ Roses, anche questa volta gli openers non hanno deluso! I primi a salire sul palco sono stati i Definite, hardcore punk da Gorizia nati nel 2014 come one man band, stanno portando su e giù lungo tutto lo Stivale l’album ‘Your Hell’, dieci tracce con tanti ospiti tra cui gli sloveni Pigs Parlament e altri nomi della scena hc come Attempts, Misery for a Living, Screaming Whores.

Definite @Centro Giovani, Monfalcone, 26.1.2019

Spazio quindi ai metallers Tytus, nelle cui fila militano ex componenti attivi  sulla scena punk hc (Gonzales, La Piovra, Ohuzaru, Eu’s Arse e Upset Noise). Anche loro sono alle prese con la promozione del nuovo album ‘Rain After Drought’, che tanto entusiasmo sta riscuotendo da parte della critica specializzata…e quale occasione migliore di questa per brindare con la birra targata Tytus, un’ottima Ipa in vendita insieme alle magliette, cassette, vinili etc. al banco del merch

Tytus @Centro Giovani, Monfalcone , 26.2019

L’attesa per gli headliner è alle stelle, lo si avverte chiaramente nella sala Gaber, in omaggio al cantautore, dove nel frattempo la festa inizia finalmente a decollare!
Tra il pubblico, sono presenti anche parecchi rocker della ‘vecchia guardia’ che, giustamente, tengono a ricordare una curiosa coincidenza: esattamente nello stesso giorno di trent’anni prima, il 26 gennaio dell’89, i Raw Power hanno suonato con gli Slayer al Palatrussardi di Milano, chiamati all’ultimo momento per rimpiazzare i Nuclear Assault! Nonostante l’avanzare dell’età, la band ruggisce ancora conquistando anche i fans più giovani, ormai pronti a scatenarsi nella danza sfrenata dei corpi…moshpit! Insieme a Mauro Codeluppi, unico della line up originale, ci sono Mattia ‘il berta’ Bertani alla batteria, Marco Massarenti al basso e Paolo di Bernardo alla chitarra.

Raw Power @Centro Giovani, Monfalcone, 26.1.2019

Con il pogo indiavolato sulla cover di ‘Ace of Spades’, l’intramontabile hit dei Motörhead, cala il sipario sulla serata di Monfalcone dove, considerata la mancanza di spazi di socializzazione in queste zone, speriamo di tornare presto per assistere ad altri eventi di questo tipo!

The Quireboys @Logo, Hamburg, 21.10.2018

Super party con tanto di parterre vip lo scorso 21 ottobre al Logo di Amburgo, una di quelle serate destinate a restarmi sicuramente impressa nei mesi successivi, forse anche negli anni. Protagonisti assoluti i veterani Quireboys, sleazy rockers che sono veri e propri habitué nella città sull’Elba, dove tornano con una certa frequenza per esibirsi sia nei club che ai festival.

Questa volta hanno fatto tappa al Logo, club storico della scena amburghese che dall’anno della sua apertura, nel 1974, conta nella lista delle band ospiti nomi come Oasis, Rammstein, Kings of Convenience e The White Stripes.

Ci arrivo last minute appena scesa dall’aereo, mancando così per un soffio il gruppo di spalla Dust Bowl Jokies, tra le band della nuova scena hard rock scandinava, che già avevano accompagnato i Quireboys nel loro tour precedente.

L’attesa per gli headliner è alle stelle, mentre avanzo gradualmente nel pit, che nel frattempo si è riempito di gente, tra cui spiccano molti fan della prima ora e coppie di mezza età tirate a lucido appositamente per la soirée.

Il locale ormai pieno accoglie i Quireboys, che attaccano puntuali alle 21 sulle note di ‘I Love This Dirty Town’ capitanati dal mitico Spike, al secolo Jonathan Gray from Newcastle-upon-Tyne, 50 primavere invecchiate mantenendo inalterato tutto il suo sapore di genuino rock n’ roll!

The Quireboys @Logo Hamburg, 21.10.2018, ph. by Sarah Gherbitz

Prendete uno che danza con l’asta del microfono come Axl Rose, aggiungetegli le sciarpe ed il turbante di Steven Tyler in versione video di ‘Love In The Elevator’, cospargete abbondantemente con la voce del mio amico Giulio degli Achtung Piraten… et voilà, eccovi servito il concerto dell’anno!

The Quireboys @Logo, Hamburg, 21.10.2018,  ph. by Sarah Gherbitz

Davvero difficile scrollargli gli occhi di dosso anche solo per un momento: Spike è un animale da palcoscenico, capace di catalizzare su di sé tutta l’attenzione della platea femminile accorsa per l’occasione.

The Quireboys @Logo Hamburg, 21.10.2018, ph. by Sarah Gherbitz

Ad accompagnarlo sul palco, la ‘ciurma’ fidata che vede Guy Griffin e Paul Guerin alle chitarre e Keith Weir alla tastiere, completati dal californiano Gary ‘Gaz’ Ivin al basso e lo scozzese Dave McCluskey alla batteria.

The Quireboys @Logo, Hamburg, 21.10.2018, ph. by Sarah Gherbitz

Un’ora e mezza spaccata per una setlist che pesca dal repertorio di oltre trent’anni di hit, spaziando dai brani del leggendario debut tra cui ‘There She Goes Again’ e ‘7 O’ Clock’ a ‘Mona Lisa Smiled’ e ‘Hello’ dall’album ‘Homewreckers & Heartbreakers’ appena ristampato per il decennale. C’è spazio anche per ‘Going Down’ e ‘Leaving Trunk’ da ‘White Trash Blues’, ultimo lavoro della band uscito nel 2017 che racchiude dodici cover di grandi classici del blues.

The Quireboys @Logo, Hamburg, 21.10.2018, ph. by Sarah Gherbitz

Pubblico in visibilio sul finalone con ‘I Don’t Love You Anymore’ per una serata stratosferica che ha visto anche la presenza vip di Paul Raymond, il chitarrista degli U.F.O., che ha subito postato sul suo Facebook la foto (vedi sotto) insieme al suo amico Spike! Nella stessa sera i Quireboys hanno concluso con successo il crowdfunding per il nuovo album dal titolo ‘Amazing Disgrace’ in uscita il prossimo 8 febbraio e di cui verranno a breve resi noti i dettagli…STAY TUNED!!!

 

Heavy Psych Sounds: a Innsbruck il 15 e 16 novembre con Brant Bjork, Dead Meadow e altri

Si terrà a Innsbruck sulle Alpi austriache Heavy Psych Sounds Fest, il festival organizzato dall’omonima label romana in collaborazione con la Poison For Souls di Bolzano.

Due giorni, due location: si parte Giovedì 15 Novembre al p.m.k., club del centro storico, e si prosegue il giorno successivo Venerdì 16 Novembre all‘Hafen, un’ex segheria oggi convertita in un centro multi-eventi.

Cartellone ricco di nomi della scena internazionale, a partire dall’headliner ‘The Desert Boogieman’ Brant Bjork, padre dello stoner rock ed ex Kyuss, Fu Manchu e Vista Chino, il cui nuovo album ‘Mankind Woman’ esce il 14 settembre via Heavy Psych Sounds Records.

Brant Bjork ‘Mankind Woman’, Heavy Psych Sounds Records 2018

Insieme a lui ci saranno i polacchi Belzebong e i francesi Necromancers. E se a giocare in casa saranno i Mother’s Cake, prog rock trio nato a Innsbruck nel 2008, la scena italiana è ben rappresentata da Black Rainbows, alfieri dello stoner tricolore, dai Tonssludge band nata dalle ceneri di tre band della scena hc torinese e i Giöbiaacid rock da Milano.

Sonic Dawn

A completare la line-up dell’Heavy Psych Sounds Fest ci saranno i Dead Meadow, psych rock band di Washington since 1998 ed i Sonic Dawn da Copenhagen.

Evento Facebook:  Heavy Psych Sounds Fest 2018
Prevendita disponibile a 36,60€ su circuito Oeticket.com

YEAH: portare la musica indie nel Porto Vecchio di Trieste

Tra le novità  del cartellone di Trieste Estate, quest’anno ha fatto il suo debutto YEAH, rassegna di concerti che ha portato nel Porto Vecchio alcune tra le più interessanti band della scena indie internazionale. Abbiamo chiesto a Marco Valvassori, direttore artistico della manifestazione, di raccontarci com’è nata quest’iniziativa ed i suoi futuri sviluppi.

YEAH, che sta per Young European Artists Hub, è nato ufficialmente lo scorso marzo con il live del pianista e compositore sloveno Bowrain alla Casa della Musica di Trieste’, spiega Marco.

‘Il progetto unisce una serie di realtà già attive da anni nel campo dell’organizzazione di eventi musicali: Valva Booking & Promotion, Associazione Projec_TS e l’Associazione Musicale Jambo Gabri‘.

‘L’intento è quello di aprire la città alla miglior musica indipendente europea e fare da ponte con i vicini Balcani, senza distinzione di generi’, continua Marco. Quello che prediligiamo è la freschezza della proposta ed un approccio professionale alla musica. Per la scelta dei gruppi seguiamo attivamente i festival che si svolgono in giro per l’Europa, ce ne sono molti che si occupano di musica emergente, chiamati showcase festival, come ad esempio il MENT di Lubiana o il Waves di Vienna’.

‘Prima dei tre appuntamenti open air nel piazzale della Centrale Idrodinamica ce ne sono stati altri due nella sala conferenze del Magazzino 26, in Porto Vecchio. Ospiti in quelle occasioni la band croata post rock/shoegaze ŽEN e il duo electro/jazz /soul Technoir. Per i tre appuntamenti inseriti nel cartellone di Trieste Estate abbiamo proposto tre gruppi, di generi diversi, provenienti da Slovenia, Milano e Svizzera. Precisamente i Koala Voice, giovanissima band slovena che spazia tra sonorità indie ed il rock/pop anni ’70, con due dischi all’attivo e già più di cento concerti alle spalle -inclusi festival internazionali come Eurosonic, Liverpool Sound City, Wild Mint a Mosca e Tallinn Music Week- che a Trieste hanno presentato il loro nuovissimo album ‘Wolkenfabrik’.

La serata conclusiva di YEAH festival, (C) Claudia Bouvier Caldéron

‘Poi i Pashmak, il cui sound si muove tra elettronica, art-rock, indie e folk, cosparso da influenze eterogenee così come l’origine degli stessi componenti della band: c’è chi ha discendenze iraniane come
il cantante Damon Arabsolgar, chi statunitensi (Giuliano Pascoe), chi più semplicemente siciliane (Martin Nicastro) e lucane (Antonio Polidoro)’.

Gran finale con Peter Kernel, duo post punk dalla Svizzera che lo scorso 3 agosto ha chiuso in bellezza la rassegna. Le serate, tutte ad ingresso libero, hanno visto in apertura alcuni tra i gruppi locali più promettenti (J_A_N, Bill Lee Curtis ed Ask Her Out) ‘in linea con la nostra idea’, sottolinea Marco, ‘di scambio e crescita reciproca’.

Ma com’è stata la risposta da parte del pubblico? ‘Molto promettentecon un aumento esponenziale di serata in serata. Decisamente entusiasmante se si pensa che si tratta di un’area ancora tutta da scoprire e sfruttare, una dimostrazione ulteriore che la qualità e l’impegno pagano. ll Porto Vecchio’,aggiunge, ‘ha senz’altro delle potenzialità strabilianti, si potrebbe migliorare la connessione con il resto della città, forse con dei servizi navetta appositi’.

Quest’anno l’antico scalo triestino ha ospitato diversi spettacoli anche di danza e teatro: che qualcosa si stia finalmente muovendo? Il Porto Vecchio continuerà ad ospitare musica live?
‘Assolutamente sì, e sono sicuro succederà. Nel nostro piccolo faremo il possibile per continuare a portare la miglior musica indipendente da Europa e oltre’.

Lucifer: nuovo album e tour, in ottobre a Bassano del Grappa

I LUCIFER hanno pubblicato il loro nuovo album, intitolato ‘Lucifer II’, il 6 luglio 2018 per Century Media Records. Il disco è il primo a vantare la nuova formazione che vede alla voce la bionda Johanna Sadonis, il chitarrista Robin Tidebrink e il sempre più multi-tasking Nicke Andersson alla batteria e al basso. Reclutati, invece, per le sessioni live Martin Nordin dei Dead Lord alla chitarra e Alexander Mayr al basso.

Lucifer ‘Lucifer II’, Century Media Records (2018)

‘Lucifer II’ è stato registrato presso gli Honk Palace di Stoccolma, sotto la supervisione di Ola Ersfjord (Dead Lord, Tribulation, Primordial) che ha mixato il materiale ai Cuervo Recording Service di Madrid.

La band è in tour per presentare il nuovo lavoro, ecco le prossime date:

17 ottobre @Vinile, Bassano del Grappa (VI)

 

Myles Kennedy @Castello di Udine, 21.7.2018

Magica serata  in quel di Udine, che sabato 21 luglio ha visto Myles Kennedy protagonista di un vibrante show acustico nel cortile del Castello. Conosciuto come frontman degli Alter Bridge e per le sue collaborazioni con Slash, questa volta era in tour per presentare i brani tratti dal suo primo album solista ‘Year Of The Tiger’, uscito la scorsa primavera via Napalm Records.

Myles Kennedy @Castello di Udine, 21.7.2018, (C) Freezine

Un minaccioso cielo autunnale ci accoglie al nostro arrivo a Udine, dove, subito dopo aver lasciato la macchina nel parking sotterraneo di Piazza Primo Maggio, ci dirigiamo verso il centro storico per un aperitivo. Salita l’erta che porta al Castello, lo scenario si presenta un po’ scoraggiante, con gli strumenti sul palco ancora accuratamente incellophanati ed il pubblico accalcato sotto i portici del bar per proteggersi dalla pioggia che cade insistente.

Nonostante le avversità meteo, pian piano il piazzale inizia finalmente a riempirsi, punteggiato da una miriade di k-way, ponchi ed ombrellini nelle tonalità più fashion della stagione. Visto dalla sommità del colle, lo skyline udinese è uno spettacolo di luci e nuvole che aiuta a consolare della mancata esibizione di Dorian Sorriaux, il chitarrista dei Blues Pills annunciato come special guest.

Myles Kennedy @Castello di Udine, 21.7.2018 (C) Pietro Rizzato

Sono passate da poco le 21, quando Giove Pluvio, con un gesto di grande eleganza ed umiltà, decide di ritirarsi nelle sue stanze lasciando così tutto la scena per Myles Kennedy, che sale sul palco accolto dai gridolini di gioia delle sue fans friulane.

Oltre un’ora e mezza di concerto, che, dall’apertura con ‘Devil On The Wall’ a ‘Haunted by Design’ ha visto prevalere i pezzi del già citato ‘Year Of The Tiger’, ispirato alla sua storia famigliare segnata dalla scomparsa del padre, quando Myles aveva solo 4 anni. Finalmente libero dai suoi dolorosi fantasmi, ci appare più in forma e rilassato che mai, riuscendo nella difficile sfida di suonare, cantare, ed al contempo anche chiacchierare e scherzare con il pubblico, mentre un fido assistente gli cambia le chitarre alla velocità della luce.

Insieme a lui, sul palco ci sono Tim Tournier al basso e l’indiano Zia Uddin alla batteria, con cui Myles, prima di eseguire ‘White Flag’, ripercorre orgogliosamente il lungo sodalizio artistico che dura dai tempi dei Mayfield Four.

Poi spazio anche per le hit degli Alter Bridge come ‘Addicted To Pain’, che tutti ballano e cantano a squarciagola, ripescando dagli esordi con Slash (‘Starlight’) fino all’ultimo brano che dà il titolo all’album. Una manciata di secondi, ed eccolo nuovamente sul palco per un paio di bis, tra cui la struggente ‘Love Can Only Heal’.

Myles Kennedy @castello di Udine, 21.7.2018, (C) Freezine

Dopo lo show, la notte è ancora lunga per i fans di Myles Kennedy, che lo aspettano numerosi all’uscita secondaria del Castello muniti di carta e penna per gli autografi. La loro presenza -e pazienza- sono l’ulteriore conferma dell’ampio seguito che il rocker di Boston ha in Italia, dove è atteso anche nei prossimi mesi, questa volta in compagnia di Slash & The Conspirators.

Trieste, Steven Tyler canta ‘Happy Birthday’ per la sua Aimée

Dopo il concertone degli Iron Maiden, mercoledì 18 luglio è toccato a Steven Tyler salire sul palco di Piazza Unità accompagnato dal sound della sua nuova band, The Loving Mary. Una staffetta non da poco, a cui Trieste ha risposto in maniera più che positiva, tanto che per i Maiden si parla già di un ritorno in occasione del tour che accompagnerà il loro prossimo album.
Ad aprire il live show, con un alto tasso di presenza femminile sia sopra che sotto il palco, c’era The Sisterhood Band, duo country rock nato nel 2015 dall’incontro tra Alyssa Bonagura e Ruby Stewart, figlia del grande Rod- sì, proprio lui! Una bionda e l’altra mora, sono loro le ‘veline’ scelte per l’apertura delle tre date italiane del tour: sempre sorridenti, gentili, mai troppo aggressive o invadenti, bisogna dire che ce l’hanno messa davvero tutta per catturare l’attenzione dei 4000 fans confluiti principalmente per vedere il leader degli Aerosmith.

Una Piazza Unità un po’ impaziente accoglie Steven Tyler che appare poco dopo le 22 sulle inconfondibili note di ‘Sweet Emotion’ introdotta da spezzoni del film ‘Out On A Limb’ proiettati sul grande schermo sullo sfondo.
Bastano pochi minuti che il pubblico, già provato dall’attesa di quasi un’ora, inizia a sgattaiolare nelle prime file per riversarsi in massa sotto il palco, suscitando la prevedibile resistenza della security.
E tante sono state le critiche rivolte all’organizzazione, che alla fine della serata ha visto trionfare l’energia del rock n’ roll, in barba all’idea di disporre per l’occasione settori con posti a sedere.

Jeans rosso fiammante e lunghe chiome al vento, a 70 anni suonati Steven Tyler tiene saldo il timone con l’aiuto di questa superband di Nashville di cui abbiamo già parlato qui, ma ripetere non può far male: Marty Frederiksen, Andrew McTaggart ed Elisha Hoffman alle chitarre, Rebecca Howard al basso, Suzie McTaggart multitasking tra piano, banjo e mandolino (è mamma da pochi mesi, nda), e l’incredibile Sarah Tomek alle pelli (qui l’intervista).

Con loro, Steven si diverte e balla come un ragazzino, e nel giro di pochi istanti accende il rock party che tutti aspettano, alternando pezzi dell’album solista come ‘Love Is Your Name’ alle hit storiche degli Aerosmith ‘Cryin’ e ‘Jaded’, passando per cover di pietre miliari tra cui ‘Come Together’, ‘Mercedes Benz’ e ‘Piece of My Heart’.

Dodici brani per un’ora e un quarto di concerto, altra nota dolente della serata, forse dettata dai tempi stretti della band, che ha lasciato la città subito dopo l’esibizione, per raggiungere la ‘base’ a Venezia.

Tra i momenti da ricordare, la jam alle percussioni con Sarah e il coro di ‘Happy Birthday’ in onore della fidanzata Aimee Preston, che il cantante ha invitato sul palco durante il concerto per consegnarle la torta di compleanno.

Gran finale con ‘Walk This Way’ e ‘Whole Lotta Love’, accompagnati dalla dichiarazione d’amore in vero Stefano Tallarico style: ‘Vi Amoo’!
Ultimo appuntamento di ‘Live In Trieste’ in programma sabato 21 luglio con David Byrne che porterà in Piazza Unità i suoni del suo ultimo album ‘American Utopia’.

‘Welcoming City of Misfits’: così Steven Tyler si prepara al concerto a Trieste

‘A Beautiful City In The Middle Of Nowhere’, una bella città in un posto sperduto.
E poi, ancora: ‘Welcoming City Of Misfits’, ovvero una città piena di gente strana, in difficoltà, un po’ matta…misfits.

Così Steven Tyler sulla sua pagina Facebook parla di Trieste alla vigilia del concerto che lo vedrà sul palco di Piazza Unità mercoledì 18 luglio insieme alla The Loving Mary Band.

Filantropo, molto attento e coinvolto nelle problematiche riguardanti la violenza sulle donne– il 70enne frontman degli Aerosmith ha pubblicato nei giorni scorsi un post che in qualche modo rivela una certa familiarità con Trieste.

‘We can’t wait to look out onto your horizon’ continua il post-, ‘and feel the beating heart of the Piazza Unità d’Italia’.