Tutti gli articoli di Sarah Gherbitz

The Loving Mary: ecco chi è la band in tour con Steven Tyler

Innamorato di Nashville e del country da un paio d’anni, Steven Tyler ha scelto la Loving Mary Band  come compagna per questa sua nuova avventura, invitando il gruppo prima a collaborare al suo primo album solista e poi, ovviamente, nelle sue live performances.

Ma chi è esattamente la band che sarà in tour con lui quest’estate?

La band nasce in origine come duo formato dalla cantante canadese Suzie McNeil e da Marty Frederiksen -produttore e autore per Carrie Underwood, Buckcherry, Daughtry, Ozzy Osbourne, Mötley Crüe, Aerosmith.

Non passa molto tempo e la line up si allarga con l’arrivo di Rebecca Lynn Howard e di suo marito Elisha Hoffman, autore e produttore con Billy Gibbons (ZZ Top), Faith Hill, Dixie Chicks e Shania Twain.

Nel 2014 la band raggiunge la sua attuale formazione che include Andrew McTaggart alla chitarra e Sarah Tomek alla batteria. Già batterista con Maggie Rose, Bon Jovi, Them Vibes e Bebe Buell Band, la Tomek è stata definita un incrocio ‘tra la potenza di John Bonham dei Led Zeppelin e la precisione di Keith Carlock’.

Con la Loving Mary Band Steven Tyler sarà in Italia per tre date a luglio:

18 luglio – Live in Trieste (Piazza Unità)

24 luglio – Barolo, Collisioni Festival (Arena Concerti )

27 luglio Roma Summer Fest (Auditorium Parco della Musica – Cavea)

I biglietti per le date sono disponibili per l’acquisto su www.ticketmaster.it, www.ticketone.it e in tutti i punti vendita autorizzati.

Animal Drive, Dino Jelusic: ‘Già al lavoro sul secondo album’

Ormai lanciatissimi nel firmamento delle superstar dell’hard rock internazionale, gli Animal Drive si sono formati nel 2012 a Zagabria sotto la spinta del frontman Dino Jelusic, classe 1992, talentuoso singer le cui doti canore hanno convinto anche Sua Maestà Jeff Scott Soto (Yngwie Malmsteen, Talisman, Journey) che, dopo averlo scoperto durante un tour con la Trans-Siberian Orchestra, ha deciso di proporre alcuni suoi brani alla Frontiers Music…il resto è già storia!

Abbiamo rivolto qualche domanda a Dino alla vigilia del concerto che li vedrà live sabato 14 luglio al Rock Camp di Trieste  -ingresso gratuito.

F: Ciao Dino! Intanto benvenuto su Freezine, come va?

DJ: Hey, ciao, qui tutto bene!

F: Manca poco al Rock Camp, come vi sentite?

DJ: Ci sono già stato due anni fa con la mia band dell’epoca, ci chiamavamo Dino & The Mad Dogs. E’ stato figo, quindi non vedo l’ora di tornare!

F: Due anni dove sono successe tante cose! Potresti cominciare raccontandoci qual è la ora la vostra attuale line up e come avete cominciato a fare musica assieme?

DJ: Ho conosciuto Keller nel 2010, ci trovavamo per provare in una cantina. Mai avrei pensato che in Croazia ci fosse qualcuno in grado di suonare la chitarra come lui…con personalità, insomma con le palle! Avevo sempre in mente di chiamarlo per suonare, ma poi io sono tornato con la mia band, lui con la sua, e in pratica ci incontravamo ai rispettivi concerti. Quando è arrivato il momento di rimpiazzare il chitarrista, l’ho chiamato. Da allora non se n’è più andato, e son passati tre anni.

‘Rok, il bassista, già suonava con noi saltuariamente’, continua Dino, ‘siamo andati d’accordo fin dall’inizio, quindi l’anno scorso è entrato ufficialmente nella band. Per me è uno dei migliori bassisti attualmente in circolazione, con un sacco di carisma e il sound giusto! Alla batteria ora c’è Zvone, che insieme a me è l’unico membro originale della band. Suonava con noi dal 2011 al 2014, poi si è dovuto trasferire e così al suo posto arrivò Adrian (Boric). Ma ora è tornato, e questo mi rende davvero felice perché ci capiamo che è una meraviglia, sia sul palco ma anche al di fuori!

F: Perché avete scelto di chiamarvi Animal Drive?

DJ: Abbiamo scelto questo nome perché si accordava con il nostro sound, con i nostri brani ma anche con la nostra presenza scenica. E’ semplice, diretto, ti entra in testa appena comincia il pezzo e le luci si illuminano e noi siamo pronti a diventare delle belve…! Insomma, era senza dubbio il nome adatto!

F: Il vostro disco d’esordio ‘BITE!’ ha riscosso molto entusiasmo, ci racconti come è nato?

DJ: Avevo così tanto materiale che non sapevo cosa farci, ma per fortuna l’avevo conservato ed è proprio così che è nato ‘BITE! Il tema del disco è la vita con tutti i suoi alti e bassi: le frustrazioni, l’amore, la rabbia, il sarcasmo (‘Devil Took My Beer Again’), un pizzico di poesia sci-fi in ‘Deliver me’…e così avanti.

Animal Drive ‘BITE!’, Frontiers Records (2017)

F: Quali sono gli artisti che vi hanno influenzato durante la composizione?

DJ: Tantissimi…tutti noi siamo cresciuti ascoltando rock old school e heavy metal! Ma ci piace anche spaziare, infatti spesso mescoliamo i pezzi più heavy con qualcosa dello stile di Jessie J, questo per farti capire fino a che punto di follia possiamo arrivare…. E poi ovviamente ti dico Whitesnake, Pantera, Alice in Chains, Nevermore, Gojira, Winger, Guns N’ Roses…insomma, anche troppi!

F: Hai cominciato a cantare a soli cinque anni, partecipando a tanti concorsi e vincendo premi importanti. Ma c’è un momento preciso in cui hai capito che il rock sarebbe stato la tua vita?

DJ: Sì, ascoltando mio padre suonare i pezzi degli AC/DC. Mi sono innamorato del rock ascoltando ‘Thunderstruck’…e poi tutta la musica di mio padre mi ha influenzato tantissimo (Dario Jelusic, musicista e manager della band, nda)

F: Sei cresciuto a Zagabria, com’è lì la situazione?

DJ: Non mi piaceva, almeno fino al momento in cui ho conosciuto la scena underground inglese…E’ stato allora che ho capito che in realtà la Croazia ha una scena rock/metal/punk davvero valida. Ed è anche molto seguita….certo, si può fare meglio, ma al momento la situazione non è male!

F: Com’è l’esperienza con la Frontiers?

DJ: Alla grande, gli sono grato per la fiducia che mi hanno dato e sono sicuro che anche loro sono contenti, per il disco e soprattutto per l’accoglienza che sta ricevendo. E siamo già al lavoro sul secondo album! 

F: Prossimi progetti?

DJ: Abbiamo un sacco di offerte, chiacchiere, opportunità ma al momento non c’è ancora nulla di definito…Comunque, ora questa band è sicuramente la nostra priorità!

‘Axl, che fiasco!’ Polemiche a Berlino per l’acustica dell’Olympiastadion

Bild, uno dei maggiori quotidiani tedeschi, ci è andato giù pesantissimo: ‘Axl Rose, das Ging in die Hose!’ (‘Axl, che fiasco!, nda) è il titolo a caratteri cubitali della recensione allo show di domenica 3 giugno all’OlympiaStadion di Berlino.
‘La voce si interrompe, a volte non la senti, a volte ti spaventi, perché le urla assordanti risuonano dal nulla. Questo ha poco a che fare con il concetto di canto’ continua l’articolo, che conclude: ‘Chiunque ricordi le cattive performance dei Gunners prima della reunion, deve ammettere che erano pur sempre migliori di questo!’

Corre sul web in queste ore la rabbia dei fans tedeschi, tanto che qualcuno ha pensato di lanciare una petizione su Change.org per riavere indietro dei biglietti…cuore di fan non perdona!!!!

https://www.change.org/p/guns-n-roses-guns-n-roses-at-olympiastadion-berlin-get-my-money-back

Dice un fan su Facebook : ‘Il sound è stato un disastro, tanti di noi hanno aspettato questo concerto per decenni…come fan, sono assolutamente deluso’.  Altri spettatori si sono lamentati del fatto che ci sono sempre stati problemi tecnici con il microfono di Axl Rose, tanto che la voce talvolta risultava completamente inudibile. ‘Molto poco professionale’, è il commento di un altro fan.

Guns N’Roses Concert Setlist at Olympia Stadion, Berlin on June 3d, 2018

It’s So Easy
Mr. Brownstone
Chinese Democracy
Welcome to the Jungle
Double Talkin‘ Jive
Better
Estranged
Live and Let Die
Rocket Queen
Attitude
This I Love
Civil War
Slither (von Velvet Revolver)
Speak Softly Love (Love Theme From The Godfather)
Sweet Child O‘ Mine
Wichita Lineman
Used to Love Her
Wish You Were Here (Instrumental)
November Rain
Knockin‘ on Heaven’s Door
Nightrain

– – – – –
Patience
Paradise City

Tetris ed ex Pieffe Factory: un nuovo progetto per portare musica di qualità

Correva l’anno 2017 e con un live dei ‘rumorosi’ Grime lo scorso 29 dicembre chiudeva i battenti il Tetris, ultima roccaforte della musica underground ubicato nel quartiere di Cavana, proprio nel cuore del centro storico di Trieste.

In questi giorni, il Tetris scrive sul suo account Instagram un post che dice (in inglese): ‘Il Tetris ha chiuso, ma la gente non smette di fare ciò che sapeva fare’. Segue il link ad un concerto-evento che si terrà domenica 6 maggio al Mostovna di Nova Gorica con ospiti i Godflesh, duo di Birmingham pioniere dell’industrial metal ed in apertura i Syk, avant-garde metal band prodotta dalla Housecore Records di Phil Anselmo.

Promotore dell’evento, insieme a Doomstar Bookings, è East Edge Collective, una nuova associazione che -come si legge su Facebook– riunisce forze dell’ex Tetris, dell’ex Pieffe Factory di Lucinico (Gorizia) e dello stesso Mostovna. Un ‘combo’ formato da persone attive quindi già da tempo nell’organizzazione di concerti, che intende portare band di qualità nel territorio a cavallo tra Italia e Slovenia perché, continua il post, ‘viviamo sul confine’.

Dopo quello al Mostovna, c’è già un altro concerto in programma: i giapponesi Church Of Misery, nome di culto della scena heavy doom mondiale, insieme ai Messa e i Tytus sabato 30 giugno al Kulturni Dom di Prosecco sul Carso.
Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/2049234591990733/

 

 

Steven Tyler festeggia 70 anni cantando contro le armi: ‘Sono un hippie’

Super compleanno per Steven Tyler che oggi compie 70 anni! Il rocker lo ha trascorso con la famiglia e amici nella sua casa di Maui, dove sabato scorso ha partecipato al concerto di #MarchForOurLives, il movimento di protesta contro le armi che in questi giorni sta scuotendo l’America. ‘Hell Yeah, I’m a hippie e con la nostra marcia abbiamo cambiato il mondo’ ha scritto sulla sua pagina Facebook.


A differenza di altri illustri colleghi, per lui la pensione è ancora lontana: anzi, meglio prepararsi per quella che si preannuncia un’estate davvero infuocata! E’ di questi giorni infatti la notizia del nuovo Summer Tour che lo porterà anche a Trieste il 18 luglio con The Loving Mary band.
Nell’attesa, il 10 maggio sarà special guest del 49° Nashville Film Festival, per la premiere del film ‘Steven Tyler: Out on a Limb’ diretto da Casey Tebo.

Insomma, sembra proprio che Tyler stia attraversando un momento magico, sia sul piano artistico che personale. Va a gonfie vele anche la vita privata, che lo vede ormai stabilmente fidanzato con la bionda Aimee Preston di 40 anni più giovane. La loro presenza è ormai una costante di tutti i party della Janie’s Fund, l’associazione che hanno fondato in aiuto delle ragazze vittime di abusi.


E gli Aerosmith? Niente paura: secondo le recenti dichiarazioni di Joe Perry, si rimetteranno presto al lavoro insieme. Soprattutto in vista del 2020, anno in cui la band si ritroverà a festeggiare l’importante traguardo dei 50 anni di attività!

Steven Tyler: la leggenda del rock in concerto a Trieste mercoledì 18 luglio

Insieme agli Iron Maiden, in programma martedì 17 luglio, ed a David Byrne sabato 21, ecco il terzo grande nome dell’estate ‘Live in Trieste’: la super star mondiale Steven Tyler, icona rock globale e voce che si annovera come una delle più importanti della storia della musica.
Il front man degli Aerosmith si esibirà a Trieste in Piazza Unità mercoledì 18 luglio insieme alla band The Loving Mary, in quella che sarà l’unica data italiana nel Nordest e di tutta l’Europa dell’Est dell’artista. Ad aprire i concerti il duo country The Sisterhood Band formato da Ruby Stewart, figlia di Rod Stewart e da Alyssa Bonagura. Biglietti acquistabili su Ticketone e Ticketmaster e sui circuiti esteri Oeticket e Eventim a partire dalle 10.00 di mercoledì 21 marzo. Tutte le informazioni e i punti vendita su www.azalea.it .

Steven Tyler, inserito nella Rock and Roll Hall of Fame, è un mostro sacro della musica mondiale con oltre 150 milioni di dischi venduti. Ha vinto numerosi Grammy Awards, American Music Awards e Billboard Music Awards. Il disco di debutto come artista solista, intitolato “We’re All Somebody From Nowhere”, è stato pubblicato nel 2016 e ha raggiunto la prima posizione nella Billboard Top Country Albums Chart negli Stati Uniti e in Canada.

Steven Tyler, frontman degli Aerosmith e icona della musica rock mondiale, è universalmente riconosciuto per la sua voce graffiante e potente, autentico marchio di fabbrica della star americana. Nasce a Yonkers (Stato di New York) nel 1946 in una famiglia dove la musica è la protagonista. Fin da subito questa diventa la sua unica passione, che lo spinge a suonare in diversi gruppi rock e ad esibirsi nei locali di Westchester County, dove la sua famiglia si trasferisce durante la sua adolescenza. Con la sua prima band, i Maniacs Up In Sunapee, il successo non arriva. Bisogna aspettare il 1970 quando, assieme a due amici, tra cui il chitarrista Joe Perry, formerà gli Areosmith, gruppo che in pochi anni scalerà le vette delle classifiche mondiali. Sono moltissimi gli album e le canzoni che hanno fatto la storia di questa band, permettendo a Tyler di vendere decine di milioni di copie in tutto il mondo. Dischi come “Toys in the Attic” (1975), con le bellissime “Walk this Way” e “Sweet Emotion”, “Permanent Vacation” (1987) con i singoli “Rad Doll” e “Angel”, “Get a Grip” (1993) che include le super hit “Crazy”, “Livin’ on the Edge” e “Cryin’” – il loro più eclatante successo commerciale – sono solo alcuni dei meravigliosi lavori della vastissima discografia che la band ha pubblicato. Tra le canzoni che rimarranno nella storia anche la colonna sonora del film Armageddon, “I Don’t Want To Miss A Thing”, composta dallo stesso Steven Tyler in collaborazione con la figlia Lyv Tyler. Nel 2003 esce “Walk This Way: The Autobiography of Aerosmith”, autobiografia che ripercorre le vicende fondamentali del carismatico Steven Tyler. Nel 2015, agli International Music Awards, il cantante è stato riconosciuto come “l’icona musicale più imponente di tutti i tempi”, mentre si è classificato terzo nella classifica Hit Parade tra i “cento migliori vocalist metal di tutti i tempi”. La setlist dei nuovi concerti, tra cui quello di Trieste, comprenderà tutte le più grandi hit di Steven Tyler, così come alcuni brani tratti dal suo ultimo album come solista, “We’re All Somebody From Somewhere”. Il tour partirà a giugno e toccherà le principali città del mondo, facendo tappa a New York, Madrid e Londra (fra le altre).

Welcome Coffee: intervista alla band in concerto al Full Gass sabato 10 marzo

«Mine musicali da Trieste». Così ha definito ‘Rockit’ i Welcome Coffee nella recensione di ‘The Mirror Show’, il loro ultimo Ep che, dopo un breve periodo di pausa, li ha visti tornare sulla scena con una nuova line up più fresca e carica che mai.

Abbiamo rivolto alcune domande a Stefano Ferrara, leader della band, alla vigilia del concerto che li vedrà live  al Full Gass di Trieste sabato 10 marzo ad ingresso gratuito. La serata vede in apertura gli What If I Was The Ceiling, questo il link all’evento su Facebook. 

Welcome Coffee (C) Ishtar Reja

Ciao, benvenuti su Freezine! Siete freschi di nuovo Ep e video, come vi sentite, come state vivendo l’esperienza?

Ciao, innanzitutto grazie per la domanda (ho sempre sognato di dirlo!), questa seconda vita dei Welcome davvero ci sta dando molte soddisfazioni: aver cambiato 3/5 della band era un grossa sfida, a volte cambiarne anche solo un elemento diventa un’impresa…figuriamoci tre!
Le cose sono nate molto spontaneamente e i nuovi elementi hanno portato tanto entusiasmo e soprattutto tanta tecnica e professionalità.
Ora ognuno ha un suo ruolo ben preciso all’interno dell’ingranaggio della band e soprattutto ci divertiamo un sacco, specie quando componiamo nuovo materiale, sembra di suonare assieme da una vita.

Ti andrebbe di riassumere la storia della band per chi ancora non vi conosce?

Ok, cercherò di essere breve: Welcome Coffee è un progetto musicale rock-alternative formatosi a Trieste nel 2012. L’idea di base è quella di fondere varie sonorità musicali senza identificarsi in un genere in particolare, lasciando libero sfogo alle attitudini dei singoli musicisti.
Dopo aver realizzato un EP (Box #2), un singolo (‘Sleepwalker’) e un LP (‘UnEvEn’) nel dicembre del 2015, per divergenze musicali, la band si scioglie definitivamente.
La voglia di suonare era troppa e la sensazione di aver fatto qualcosa di buono non andava via, pertanto qualche mese dopo, il sottoscritto Stefano Ferrara (bassista e fondatore della band) e Andrea Parlante (tastiere), abbiamo deciso di portare avanti il progetto cercando gli elementi mancanti, e dopo qualche mese, la ricerca è finita con l’ingresso di Davide Angiolini (batteria), Andrea “Armando” Scarcia (voce) e Bill Lee Curtis (chitarre). Non abbiamo perso tempo e abbiamo subito realizzato il nostro quarto lavoro: l’EP chiamato ‘The Mirror Show, realizzando contestualmente anche il nostro primo video ufficiale.
Per chi non ci conosce il nostro genere è molto variegato, comprende rock, funky, elettronica, prog e tanto altro, il che rende i nostri live per nulla monotoni.

Da dove viene il nome Welcome Coffee?

Il nome originale era Caffeine ma era troppo inflazionato, per gioco poi è diventato Welcome Coffee, qualcosa che desse energia e allora stesso tempo ti facesse sentire rilassato… e poi da buon napoletano non nascondo una mia piccola mania per il caffè!

Com’è nato ‘The Mirror Show’, c’è un concept, un filo conduttore tra i diversi brani? Com’è stata l’accoglienza finora?

‘The Mirror Show’ è nato dai pezzi rimasti in sospeso dopo lo scioglimento della band: pezzi inediti, sì, ma non nuovi.
La voglia di metterci subito alla prova era tanta e quindi ci siamo lanciati in quest’avventura, diciamo che è questo il vero filo conduttore.
Abbiamo da poco stampato una minima quantità di copie fisiche dell’EP, perché ormai si punta più sul digitale, giusto per chi vuole contribuire a far crescere il progetto.
Sono tempi difficili per la musica, l’attenzione verso le band emergenti è al minimo storico, specie per una band di nicchia come la nostra, ma noi teniamo duro, consapevoli che suonare ci fa stare bene e il resto ben venga.

Welcome Coffee, ‘The Mirror Show’ (2017)

Quali sono le maggiori differenze con il materiale precedente? In quale direzione sta andando il vostro sound?

Il filo conduttore è sempre lo stesso, ogni idea è buona a prescindere dal genere e dalla lingua del testo, ma posso affermare senza dubbio che ora c’è un impronta più rock grazie alla chitarre di Bill Lee.
Inoltre il sound variegato e coivolgente di Davide e la duttilità della voce di Andrea rendono quasiasi genere appetibile al nostro nuovo repertorio.

Nell’album c’è un brano che è un omaggio a ‘Twin Peaks’, perché questa scelta?

Questa è stato un mio personale tributo all’opera del maestro David Lynch. Ogni 5-6 anni rivedo questo telefilm-capolavoro coinvolgendo persone che non lo conoscono. Proprio mentre riguardavo le vecchie puntate è nata l’esigenza di un testo per una nuova canzone e quindi ho voluto provare ad omaggiare questa pietra miliare della tv anni ’90.

Com’è nata invece l’idea del video di ‘The Mirror Show’?

L’idea del video l’avevo covata da anni ma mai realizzata. È stata un’esperienza straordinaria, a questi livelli ti scontri con budget quasi inesistenti, quindi devi puntare tutto sulla fantasia e sui pochi mezzi che hai a disposizione.
Tra le canzoni dell’EP, ‘The Mirror Show’ era quella che più si prestava ad essere realizzata a costi bassi e con un paio di location, inoltre a mio avviso ha un testo allegro e un sound molto orecchiabile.
È stato quasi interamente girato in un bagno, dove a tutti, almeno una volta, è capitato di canticchiare. Sarà che il riverbero ti fa sentire una rockstar o sarà perché sei solo e puoi sfogare la tua vena artistica senza paura di essere giudicato… Il video parte così, con del sano ‘bathroom singing’ ma poi le cose prendono una piega strana… ma non faccio spoiler, guardatelo! Ai posteri l’ardua sentenza, noi ci siamo divertiti da morire a girarlo e a nasconderci qua e là qualche ‘chicca’ divertente.

Che cosa bolle in pentola per il futuro?

Dopo la data del 10 Marzo al Full Gass di Trieste, il 6 aprile saremo al 2° Lamps e Saetis a Corno di Rosazzo (UD) per una serata a base di birra e biker.
Inoltre siamo già stati confermati per il prossimo “Rock CAMP Summer Music Festival” che si terrà a Trieste in estate.
Qualche altra data è ancora in fase di conferma, vi aggiorneremo sui nostri canali social.
Oltre ai live, c’è l’obiettivo di di realizzare un nuovo CD entro l’inizio dell’anno prossimo, con tutto il materiale composto in questi ultimi mesi dalla nuova formazione, non vediamo l’ora!

Welcome Coffee

Contact:
Booking Manager: Stefano Ferrara
Phone:+39 328 0649735

www.welcomecoffee.com

www.facebook.com/WelCoffee

soundcloud.com/welcomecoffee

www.youtube.com/user/WelcomeCoffee

 

 

Ingmar Bergman: from black metal to Chelsea Wolfe, the legend lives on

The hooded Death. The tormented Knight. The Chess Game. It’s quite easy to guess which film has become a cult for its images, its deep contrast between light and dark, the solitary landscapes.
If Ingmar Bergman was still alive today, next July 14th, 2018 would be a hundred years. Despite time, its cinema maintains its charm unaltered, with artistis generations inspired by look, videoclip and music.

Det Sjunde Inseglet- The Seventh Seal (1957)

Strongly rooted in the culture of his native country, Sweden, Bergman is considered a pioneer of folk horror with films like ‘The Seventh Seal’ (1957) and ‘The Virgin Spring’ (1960): both of medieval setting, paganism and witchcraft, wild landscapes, stories of folklore and superstition.

Jungfrukällan- The Virgin Spring- ( 1960)

Taken from a Swedish ballad of the fourteenth century, ‘The Virgin Spring’ is a kind of horror movie,  later it would be inspired by such a master as Wes Craven with his first ‘The Last House on the Left ‘(1972). Of all Bergman’s films, it’s definitely the most folk. He uses aspects of Norse mythology and focuses on the conflict between ancient legends and Christianity. In one scene, we see the beautiful Ingeri (Gunnel Lindblom) while praying the god Odin.

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Det sjunde inseglet- Il Settimo Sigillo (1957)

«When the Lamb opened the seventh seal, there was silence in heaven for about half an hour. And I saw the seven angels who stand before God and to whom were given seven trumpets» 
(Apocalypse, 8, I)

With its dark and surreal atmosphere, ‘The Seventh Seal’ has become the black metal film par excellence. Many bands have paid tribute to him, from the Funeral Mist (‘Salvation’), Marduk (‘Plague Angel’), austrian Abigor in ‘Invoke the Dark Age’, Agalloch (The Mantle). In Italy Death SS, Vidharr, La Cuenta, whose last album is called ‘La Confessione di Antonius Block’ from the main character.

La Cuenta, ‘La Confessione di Antonius Block’ (2017)

California’s songstress Chelsea Wolfe is a Bergman big fan too: ‘The Seventh Seal was an early influence for me’, she explains in this interview. ‘I saw it and then read Ingmar Bergman’s autobiography ‘Lanterna Magica’ and was intrigued by his use of contrast and shadow. But also just the mood and concept of that film—the character of Death followed me for many years. The album cover for my first album, The Grime and the Glow, was in tribute to that, shot by my friend Jessalyn Wakefield’.

Chelsea Wolfe ‘The Grime and the Glow’, Pendu Sound Recordings (2010), artwork by Jessalyn Wakefield

‘The director came to me with the idea for it’, she told in this interview about ‘Mer’ video. ‘I wanted it to explore the wonder of the sea – he kind of built up the imagery from there. He knew that ‘The Seventh Seal is one of my favourite films and the ideas for the video developed from there very naturally. The dancing girls was a visual representation of the end scene in The Seventh Seal, where the characters are holding hands and dancing together on the hill. Now you’ve mentioned it, perhaps I played the ‘death’ character, too – the somber, silent one’.

And what about this one below?
Jex Thoth Ft. Bergman’ ‘The Virgin Spring’…amazing!

Ingmar Bergman: dal black metal a Chelsea Wolfe, il mito continua

La Morte incappucciata. Il Cavaliere tormentato. La Partita a Scacchi. Non è difficile indovinare quale film è diventato un cult per le sue immagini, il suo chiaroscuro, i paesaggi solitari.
Se Ingmar Bergman oggi fosse ancora vivo, il prossimo 14 luglio compirebbe cent’anni. Nonostante il passare del tempo, il suo cinema mantiene intatto il suo fascino, ispirando intere generazioni di artisti nella musica, nei video ed anche nel look.

Det Sjunde Inseglet- Il Settimo Sigillo (1957)

Fortemente legato alla cultura del suo Paese, la Svezia, Bergman è considerato un pioniere del folk horror con film come ‘Il Settimo Sigillo’ (1957) e ‘La Fontana della Vergine’ (1960): entrambi di ambientazione medievale, ricchissimi di riferimenti al paganesimo e alla stregoneria, immersi in una natura aspra e selvaggia, storie di folklore e superstizione.

Jungfrukällan- La Fontana della vergine- ( 1960)

Tratto da una ballata svedese del XIV secolo, ‘La Fontana della Vergine’ è visto come un proto-horror, a cui si è ispirato un maestro del genere come Wes Craven con il suo primo film ‘The Last House on the Left’ (1972). Tra tutti i film di Bergman è sicuramente quello più folk. La storia è incentrata sul conflitto tra antiche leggende e il cristianesimo, e ci sono diversi elementi della mitologia norrena. In una scena, il personaggio di Ingeri (Gunnel Lindblom) invoca il dio Odino.

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Det Sjunde Inseglet- Il Settimo Sigillo (1957)

«Quando l’agnello aprì il settimo sigillo, nel cielo si fece un silenzio di circa mezz’ora e vidi i sette angeli che stavano dinnanzi a Dio e furono loro date sette trombe» 
(Apocalisse, 8,I)

Con la sua atmosfera cupa e surreale, ‘Il Settimo Sigillo’ è diventato il film manifesto del black metal. Centinaia e centinaia le band che gli hanno reso omaggio, citato nei titoli e richiamato sulle copertine, campionando scene e dialoghi nei loro dischi.
Dalla scena scandinava -Funeral Mist (‘Salvation’) e Marduk (‘Plague Angel’)- ai viennesi Abigor in ‘Invoke the Dark Age’ passando per gli americani Agalloch (‘The Mantle’).
In Italia, tra i vari gruppi, Death SSVidharr, La Cuenta , il cui ultimo album ‘La Confessione di Antonius Block’ (2017) prende nome dal protagonista interpretato dal grande Max Von Sydow.

La Cuenta, ‘La Confessione di Antonius Block’ (2017)

Grande fan di Bergman è Chelsea Wolfe, che per ‘Il Settimo Sigillo’ confessa una vera e propria ‘ossessione’: ‘E’ uno dei miei film preferiti’, dice la cantautrice in quest’intervista . ‘Dopo averlo visto e aver letto l’autobiografia di Bergman ‘Lanterna Magica’ sono rimasta affascinata dalla sua fotografia, dai suoi contrasti. Ma anche dall’atmosfere e dalla storia del film -il personaggio della Morte mi ha ‘inseguita’ per anni. La copertina del mio album d’esordio ‘The Grime and the Glow’ (2010) realizzata da Jessalyn Wakefield è un esplicito tributo al film’

Chelsea Wolfe ‘The Grime and the Glow’, Pendu Sound Recordings (2010), artwork by Jessalyn Wakefield

E ancora sul videoclip di ‘Mer’ (2011): ‘Il regista sapeva che ‘Il Settimo Sigillo’ è uno dei miei film preferiti’, racconta in quest’intervista, ‘quindi l’idea di rendergli omaggio è venuta naturalmente. La scena delle ragazze che ballano sulla spiaggia richiama il finale del film, la danza sulla collina. Anzi, ora che mi ci fai pensare, forse nel video io sono la Morte!’

E che dire del video qui sotto?
Jex Thoth featuring Ingmar Bergman…geniale!

 

Beat On Rotten Woods: il nuovo video di ‘Spaces’ in gara a Cortinametraggio

Superattivi nei live, dove si presentano con una formazione rinnovata che li vede suonare insieme ai The Lumberjacks From Hell, i Beat On Rotten Woods stanno riscuotendo consensi anche con il loro nuovo videoclip.

‘Spaces’, diretto da Matteo Prodan del collettivo Sonicyut, è tra i 21 finalisti di Cortinametraggio, il festival dedicato al meglio della cinematografia breve italiana, che si terrà a Cortina dal 19 al 25 marzo 2018, ideato e diretto da Maddalena Mayneri.

Formati a Trieste nel 2013, Beat on Rotten Woods sono Mace (voce, beatbox) e Rob (chitarra, backing vocals) e mischiano suggestioni hip hop e industrial a grunge, stoner e blues: un sound consciamente essenziale, ma in procinto di diventare unico, portato sul palco con grande sicurezza e capacità performativa.

Leggi qui la nostra intervista: http://freezine.it/2016/10/intervista-ai-beat-on-rotten-woods-quando-il-beatbox-incontra-il-rock/