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Cripple Bastards, un pezzo di storia in arrivo al Tetris

Chi li ha visti dal vivo giura che sono una bomba! Sono di casa all’Obscene Extreme così come nel Sol Levante, eppure i Cripple Bastards non hanno mai suonato a Trieste…Tenetevi dunque pronti per sabato 25 febbraio, quando le porte del Tetris si spalancheranno per accogliere quest’autentico pezzo di storia che, sulla scena da quasi trent’anni, ha conquistato l’attenzione internazionale suscitando spesso anche feroci polemiche.

Mente e corpo del progetto è Giulio detto The Bastard, che lo ha fondato ad Asti nel 1988 con Alberto the Crippler, insieme a cui suonava dall’87. In quel periodo Giulio frequentava la scena metal/hc della ex Jugoslavia, in particolare Belgrado, ed è proprio lì che lui e Alberto si conoscono.

Ciao Giulio, benvenuto su Freezine! Questa è la prima volta che suonate a Trieste! La conoscete già, e quali pezzi porterete?
Ciao! Sì, conosco bene Trieste perché, essendo in parte cresciuto in Serbia, ci passavo spesso, e ogni tanto nei weekend mi ci portavano i miei genitori, specie negli anni ’80. Non lontano da lì abbiamo suonato qualche volta a Udine, Gorizia ed anche in Slovenia. Personalmente sono contento di suonarci perché la zona mi è sempre piaciuta, e perché è la città degli Upset Noise, band che ho sempre stimato e rispettato. La nostra scaletta attinge in modo abbastanza uniforme da ogni nostro album, in tutto sono ventisette brani che ripropongono un po’ tutta la storia dei CB! 

Chi c’è nella nuova line up?
Attualmente i C.B. sono: Giulio The Bastard – voce, Schintu The Wretched – basso (nella band dal 1998), Der Kommissar – chitarra (nella band dal 1999), Wild Vitto – chitarra (nella band dal 2014) e Raphael Saini – batteria dal 2014.

La vostra immagine si richiama spesso al cinema di genere anni ’70, da dove nasce questa passione?
Seguo il cinema di genere da quando ero bambino, in generale ho sempre collezionato e consumato film anni ’60/’70/’80 principalmente italiani, con preferenze su giallo, horror, western, polizieschi e drammatici. 

E il cinema ricorre spesso nella storia dei Cripple Bastards, nel bene ed anche nel male: una loro performance all’Open Hands Festival è stata interrotta a bottigliate dal pubblico, offeso da una frase (‘le donne sono tutte puttane’, ndr) presa da ‘Frenzy’, noto film di Alfred Hitchcock del 1972. Così come la figura del ferocissimo Tomas Milian/Giulio Sacchi di ‘Milano odia: la polizia non può sparare’ (1974) si collega a ‘Misantropo a senso unico’, considerato ancora oggi il disco manifesto della band.

Oltre ai Cripple Bastards, Giulio da alcuni anni gestisce anche la F.O.A.D Records, storica etichetta specializzata in trash e hc.
‘La F.O.A.D.’, racconta Giulio, ‘è stata fondata dal mio amico Marco Garripoli di Torino, inizialmente era una fanzine, poi si è sviluppata anche come label partendo dalle cassette e proseguendo con uscite su CD. Nel 2008 dopo un periodo passato insieme a lavorare – Marco mi aiutava a tenere il merch dei CB ai concerti, cosa che fa tutt’ora- abbiamo deciso di unire le forze e trasformare la F.O.A.D. in un’attività a tempo pieno, arrivando a due uscite al mese e dando la precedenza al nostro supporto preferito, il vinile. Le cose si sono evolute nell’arco del tempo, siamo arrivati a lavorare con band come Terrorizer, Cryptic Slaughter, Discharge, Wehrmacht, Raw Power, Bulldozer, DRI e molti altri. Nel 2013 Marco ha lasciato l’etichetta e al suo posto è entrato Luca, anche lui amico storico e supporter dei CB da moltissimo tempo. Ad oggi siamo arrivati a più di 120 dischi pubblicati e uno standard di due uscite al mese.

I Cripple in tour in Giappone

Parliamo un po’ dell’ultimo tour…
Sì, qualche mese fa siamo stati per la seconda volta in tour in Giappone! E’ una delle nostre mete preferite sia per l’entusiasmo e l’affiatamento del pubblico, sia per il livello qualitativo incredibile delle loro band, dall’hardcore al metal a qualsiasi altro genere. Ogni serata è stata grandiosa, con tanta gente e la possibilità di dividere il palco con alcuni tra i miei gruppi preferiti. Poi il fattore amicizia e rispetto da parte di chi organizza e chi segue una band come noi, lì è qualcosa di veramente unico.

Ed ora? Quali progetti avete per il 2017?
Stiamo lavorando all’album nuovo e a un cofanetto definitivo che raccoglie tutti i nostri singoli/split e un mucchio di materiale inedito ‘d’epoca’. Entrambi dovrebbero uscire nel 2018 per il nostro trentesimo anniversario.

 

Trieste, il rock all’attacco: ‘Servono più spazi per la musica dal vivo’

Oggi tenere aperto un locale che propone musica dal vivo, si sa, è sempre più difficile. In Italia i costi sempre più elevati e la burocrazia hanno modificato la mappa dei live club un po’ ovunque, comprese le grandi città.

Ma come si presenta la situazione a Trieste all’alba del 2017?
Lo abbiamo chiesto alle associazioni ed organizzatori presenti in maniera attiva sul territorio.

Ecco come ci hanno risposto.

‘Molti posti importanti hanno chiuso’esordisce Drakonia InChain (Licht und Blindheit, Rock Out X Project). 
‘Per ora ci sono il Tetris, patria dell’underground triestino, il RedRace, che organizza concerti solo saltuariamente, e il Fallout di prossima apertura. L’ Anubi Production gestisce l’Ausonia e il Molo 4, ma fanno più discoteca che live…Il Naima apre a chiamata (a breve si convertirà in hamburgeria, ndr), lo Streaming è piccolissimo e fa discoteca… quindi resta solo il Tetris!

Un’immagine del Tetris, club nel centro storico di Trieste

Che cosa mancherebbe? ‘Sicuramente uno spazio socio-culturale aperto alle varie realtà’, dice Drakonia. ‘Per esempio il rap di nicchia senza l’Etnoblog a Trieste è stato sostanzialmente decapitato. Cosa servirebbe? Un quartiere del divertimento, non lontano dal centro e raggiungibile a piedi o comunque collegato 24/7 con la città, per i turisti e i cittadini’.

‘Le location presenti in città ed adatte al nostro tipo di spettacoli purtroppo si contano sulle dita di una mano, a voler essere ottimisti’dice Trieste is Rock, associazione culturale attiva dal 2010 nell’organizzazione di concerti e festival tra cui Light of Day benefit e Trieste Calling the Boss. ‘Anzi, da quest’anno il locale di riferimento presso il quale sviluppavamo la maggior parte dei nostri eventi, l’ex Macaki/Naima, cambia gestione ed i concerti live lì non saranno più realizzabili’.

Il Naima durante una delle serate targate Trieste is Rock, (c) Dean Zobec

Continua Trieste is Rock: ‘I grossissimi costi che la normativa sui locali di pubblico spettacolo impone per realizzare una nuova struttura sono l’ostacolo principale che blocca gli investimenti di qualsiasi imprenditore in tempo di crisi. Anche una possibile collaborazione tra pubblico e privato, il cosiddetto project financing, al di là di timide dichiarazioni di principio da parte dell’amministrazione comunale, non è all’orizzonte. Individuare ad esempio un contenitore nell’area del Porto Vecchio adatto ad ospitare un centro multimediale destinato ai giovani era e rimane soltanto un sogno nel cassetto’.

Quali sono le alternative? ‘Noi continuiamo la nostra attività grazie alla preziosa collaborazione con il Teatro Miela e con il Teatro Verdi di Muggia, ma le dimensioni di queste due strutture ed i costi connessi impongono quasi obbligatoriamente la programmazione con artisti internazionali di un certo richiamo, con rischi non indifferenti per un’associazione culturale come la nostra.

Il Teatro Verdi di Muggia durante il Nirvana 25th Anniversary, (c) Marta Barnabà

Per promuovere invece la scena rock locale, davvero interessante ed in continua crescita’, conclude Trieste is Rock, ‘ci daremo da fare offrendo nuove collaborazioni con i gestori che vogliano investire sulla musica live; noi ci siamo e da parte nostra continueremo a proporre artisti validi con il supporto di un’organizzazione seria e professionale’. 

Trovo che a Trieste scarseggino spazi per organizzare concerti’, dice Marco, attivo nell’organizzazione del Tetris. ‘Per essere chiaro, non riesco a considerare bar o pizzerie posti dove fare suonare musicisti o bands definibili tali. L’unico posto attrezzato è sostanzialmente rimasto il Tetris, che però può ospitare solo concerti underground e per un numero di pubblico limitato. Ci sarebbe sicuramente l’esigenza di creare uno spazio per concerti di artisti che mediamente richiamino 400-500 persone in una zona come Trieste, e che magari attirerebbero un pubblico pronto a spostarsi da Slovenia, Croazia o resto d’Italia, creando anche un maggiore giro di turisti. Penso che il Comune abbia l’occasione di creare uno spazio del genere nella zona del Porto Vecchio, uno spazio dove le diverse realtà che si occupano di organizzare eventi musicali in città potrebbero curare una programmazione varia e di livello medio-alto che tenga conto dei diversi gusti musicali, ma non ho alcuna fiducia che le amministrazioni desiderino procedere in tal senso. Credo che, purtroppo, per vedere concerti di buon livello dovremo continuare ad andare in Slovenia, dove posti attrezzati e messi a disposizione dallo stato esistono’.

C’è da dire che il 2016 per la scena rock di Trieste ha portato anche delle novità. Come il Capodanno Rock in periferia, il festival con i Warrior Soul e il Rock Campla tre giorni di rock e metal che si è svolta a luglio presso il campo sportivo di Trebiciano.
‘La miriade di musicisti e di band triestine sono costrette a vivere nel sottobosco assolutamente prive di sale prove e di strutture dove potersi esibire’ dice Linus dell’associazione Rock Out X Project. ‘Da tempo ci stiamo prodigando a dare una giusta vetrina a questi artisti nostrani (ce ne sono più di un migliaio) incentivandoli e coadiuvandoli nelle loro attività non solo con concerti singoli ma anche con festival come il Capodanno ed il Rock Camp estivo’.

Ma il pubblico come ha risposto a queste novità? ‘Il pubblico accorso, di tutte le età, è rimasto molto soddisfatto di quanto siamo riusciti, a fatica, a mettere in piedi, ci ha fatto sentire la loro presenza, e ci ha incoraggiato a continuare. Se ne sono accorti tutti, dagli alberghi (gli eventi hanno richiamato turisti da ogni parte d’Italia e dalle vicine repubbliche di Slovenia, Croazia ed Austria), i ristoranti, i vari fornitori e le altre associazioni con le quali abbiamo collaborato. Se ne sono accorte le televisioni locali, i principali giornali triestini e della vicina Slovenia, le riviste del settore e numerose radio private a copertura nazionale, che hanno dedicato ampio spazio alle nostre iniziative e ci hanno richiesto parecchie interviste.

Un’immagine del Rock Camp che si è svolto nel luglio 2016 a Trebiciano sul Carso triestino, credit foto Licht und Blindheit

‘Quello che a noi è sembrato, ed è sembrato stranoè che non se ne è accorto nessuno tra le istituzioni, Regione, Comune, enti culturali vari, nonostante le nostre numerose richieste ed incontri per avere contributi ed aiuti per poter continuare nel nostro ambizioso progetto, quello di rendere più viva la nostra città. 
Siamo riusciti a coprire le spese solo attraverso l’aiuto di alcuni sponsor privati’, conclude Linus, ‘e grazie ai numerosi volontari che hanno sostenuto la nostra associazione ed il nostro sogno di poter finalmente organizzare qualcosa di grosso, di importante, e possibilmente in via continuativa, in una città difficile come Trieste’.

1- Continua nella prossima puntata

Genus Ordinis Dei-Intervista alla band in concerto sabato 26 a Pordenone con i Lacuna Coil

Freezine va alla scoperta dei Genus Ordinis Dei, la band scelta dai Lacuna Coil come support act ufficiale del tour europeo di ‘Delirium’. Li abbiamo intervistati in preparazione del concerto che li vedrà suonare sabato 26 novembre sul palco del Palatenda di Pordenone dove porteranno ‘The Middle’, l’album uscito con la Mighty Music di Copenhagen, e alcune anteprime del prossimo disco in pubblicazione nei primi mesi del 2017.

http://genusordinisdei.com/

https://www.facebook.com/genusordinisdei/?fref=ts

god_7322Ciao ragazzi, è un piacere avervi qui su Freezine. Prima di tutto, vorreste presentarvi ai nostri lettori, raccontando un po’ il percorso musicale che ha portato alla vostra formazione?

Ciao a tutti, il piacere è nostro!
Allora…il tutto è cominciato circa nel 2011…viviamo tutti nella stessa città cioè Crema, e da sempre abbiamo militato nella scena musicale locale ma in band differenti. L’attuale line-up è composta da Nick K (voce e chitarra), Tommy Mastermind (chitarra e orchestra), Steven F. Olda (basso) e Richard Meiz alla batteria.
Ad un certo punto abbiamo sentito l’esigenza di creare un progetto musicale che rappresentasse a pieno il gusto e il linguaggio musicale di ognuno; ma soprattutto un progetto creato e portato avanti da gente che da sempre ha sognato fare questo nella vita…ed eccoci qua!

Da dove viene il nome Genus Ordinis Dei?

Il nome deriva dal latino e significa ‘Origine/Stirpe dell’ordine divino”, e si ricollega al nostro concept album principale ‘Genus Ordinis Dei’ che si presenta e si presenterà come una trilogia cominciata con ‘The Middle’.

Genus Ordinis Dei @ La Laiterie, Strasbourg, 8.11.2016, (c) Shoot Me Again
Genus Ordinis Dei @ La Laiterie, Strasbourg, 8.11.2016, (c) Shoot Me Again

Qual è il concept di ‘The Middle’, c’è un filo conduttore tra i diversi brani?

Come dicevamo, ‘The Middle’ è la seconda parte della nostra main story che si dividerà in tre capitoli. Il concept rivisita in maniera originale la storia dell’universo prendendo spunto dalla Bibbia e non solo. Un viaggio dall’origine di tutto fino alla fine dei tempi. In ‘The Middle’ il protagonista è il The Fallen, il primogenito figlio di Dio che cacciato dal paradiso trova nuova vita e forma in quel posto che noi potremmo chiamare Inferno. Per qualche oscuro motivo il The Fallen è stato abbandonato e ora, dopo un tempo di redenzione ritrova forze ed energie per marciare contro Dio. The Middle è come un ponte di collegamento, che unirà la prima e la terza parte di questo concept.

Il vostro stile fonde il new metal con le sonorità sinfoniche, come mai avete scelto questo incrocio stilistico? Quali sono i gruppi che vi hanno influenzato maggiormente?

Questo è perché arriviamo tutti dal metal, ma ognuno di noi ha gusti musicali leggermente diversi. Nick e Tommy sono grandi fan del power e epic metal, Steven è più sul trash e Richard arriva dal progressive e dal metalcore. Abbiamo cercato di fondere tutto questo, e di aggiungere una parte sinfonica/orchestrale che sentiamo parte del nostro dna da italiani. Tommy ad esempio ama molto la musica classica, infatti è lui che si occupa degli arrangiamenti orchestrali.
Come maggiori influenze potremmo citare i Lamb Of God, i Gojira, i Dark Tranquillity, i Dimmu Borgir… questi sono solo alcuni tra tanti.

Genus Ordinis Dei @ La Laiterie, Strasbourg, 8.11.2016, (C) Shoot Me Again
Genus Ordinis Dei @ La Laiterie, Strasbourg, 8.11.2016, (C) Shoot Me Again

Parliamo un po’ della fase di registrazione, come si è svolta e cosa potete raccontarci delle collaborazioni?

La fase di registrazione del disco in uscita ‘Great Olden Dynasty’ si è svolta a San Marino al Domination studio, con Simone Mularoni (DGM).
I pezzi erano già scritti da tempo e non vedevamo l’ora di registrarli, anche perché il 2016 per noi è stato un anno in cui abbiamo lavorato più che altro sulla parte ‘burocratica’ della band -l’uscita del disco e dell’EP, pianificazione del tour con i Lacuna Coil e via discorrendo.
Abbiamo una collaborazione interessantissima, che è Cristina Scabbia che ha cantato un pezzo del disco…non vediamo l’ora di farlo uscire!

Cristina Scabbia, Lacuna Coil
Cristina Scabbia, Lacuna Coil

Che cosa ci raccontante dell’esperienza danese con l’etichetta Mighty Music? Avete suonato lì? Che aria si respira al di fuori dei confini italiani?

Mighty Music con noi ha lavorato molto bene. In un anno ha fatto uscire il nostro primo lavoro ‘The Middle’ e poi l’EP, dando ai nostri lavori un’ottima distribuzione a livello mondiale.
Non avevamo mai suonato in Danimarca fino a questo tour, nel quale abbiamo suonato a Copenhagen in una delle venue più rinomate. Chiaramente è stata anche una bella occasione per parlare con Michael, il boss di Mighty Music, e parlare un po’ del nostro futuro.

E’ stato un anno intenso anche per quanto riguarda l’attività live con il tour con i Lacuna. Come sta andando?

Alla grande! Stiamo avendo una risposta grandiosa da parte del pubblico, in parte inaspettata! Eravamo partiti un po’ prevenuti in quanto l’ascoltatore medio dei Lacuna è abituato a sonorità molto più soft e melodiche, ma ad ogni modo non abbiamo avuto una data in cui la gente fosse stranita da noi. Siamo stati ben accolti e la nostra fanbase è cresciuta notevolmente.

Per quanto riguarda il vostro futuro, dunque, cosa avete in mente? Quali i prossimi impegni?

Sicuramente l’uscita del nostro prossimo lavoro. Al momento stiamo considerando varie proposte da alcune etichette, ma sarà una decisione che prenderemo a mente fresca una volta a casa.
Non mancheranno dei live in Italia oltre a quelli del tour, in cui suoneremo una setlist più lunga per i nostri fan! Al momento la nostra testa è ancora on the road…abbiamo bisogno di un po’ di decompressione’.

Bene ragazzi, grazie mille per l’intervista. Avete qualcos’altro da aggiungere ai nostri lettori?

Un saluto a tutti i lettori di Freezine! invitiamo tutti a passare sui nostri social per dare un’occhiata a quello che stiamo combinando, e chiaramente speriamo di vedervi davanti al palco nei nostri show! Hail!

 

Intervista: Mark Simon Hell dei Tytus parla del nuovo album ‘Rises’

E’ un periodo importante per i triestini Tytus, heavy metal band formata nel 2014 dai disciolti Gonzales. La band sta facendo parecchio parlare di sé con ‘Rises’, loro primo full lenght uscito da poche settimane via Sliptrick Records. In programma hanno anche una serie di date live, a partire da quella di venerdì 11 novembre allo Spazio Aereo di Marghera (Venezia), dove suoneranno con i ferraresi Game Over e gli Atomic Massacre.

https://www.facebook.com/events/1222059307866760/

La sera successiva, sabato 12 novembre, saranno alla Metal Night al Re di Denari di Portogruaro insieme alle Kröwnn, doom metal da Venezia.

https://www.facebook.com/events/554791458047587/

Ciao Mark, intanto congratulazioni per l’album ‘Rises’, le recensioni in giro sono ottime, vi preparate a presentarlo in giro per l’Italia, come ti senti?
‘Sono molto contento ora! L’album sarebbe dovuto uscire già all’inizio dell’anno con un’altra label’, racconta Mark Simon Hell, chitarrista che compone la band insieme a Ilija Riffmeister (voce e chitarra), Markey Moon (voce e basso) e Bardy alla batteria. ‘Ma poi per alcune ‘divergenze’ artistico-estetiche abbiamo deciso di non farlo uscire con loro e l’album è rimasto in standby per alcuni mesi. La cosa non è stata il massimo perché ha cambiato un po’ tutti i piani, live compresi.. ma finalmente è uscito, quindi ora abbiamo ripreso l’ attività dei concerti e della promozione! Siamo in bomba! Over The Top!

Tytus @ Tetris club, Trieste, 4.11.2016, ph. (c) by Andrea Stoppa
Tytus @ Tetris club, Trieste, 4.11.2016, ph. (c) by Andrea Stoppa

Qual è il concept dietro a ‘Rises’ e perché questo titolo? 
Ehehe… qui dovresti parlare con il nostro bassista Markey Moon che è l’elemento più psichedelico della band… Questa è la spiegazione del concept di ‘Rises’: “In alcuni miliardi di anni il nostro Sole inizierà a morire, per diventare una stella gigante rossa che divora tutto il Sistema Solare. Come sarà la condizione degli esseri umani in quei giorni? Saranno in grado di sopravvivere? Probabilmente sì, probabilmente riusciranno a vivere nel sottosuolo in prossimità delle rare sorgenti d’ acqua. Tutto è stato distrutto e ridotto ad una terra deserta, tutto ciò che amavano è andato per sempre. I loro culti ritornano ad essere quelli da cui tutto è iniziato: il culto del sole potente che purifica l’universo attraverso la distruzione. Quindi le canzoni dell’album sono riflessioni circa l’esistenza degli esseri umani sul pianeta Terra nel corso dei secoli: la guerra, lo sfruttamento, le ribellioni, le religioni, le migrazioni, le rivoluzioni… Ma anche la necessità selvaggia di rompere i confini, fisicamente e mentalmente parlando, e tutte le grandi conquiste resa possibile da questa caratteristica esclusiva della razza umana”.

Tytus, 'Rises', Sliptrick Records (2016), artwork by Conny Ochs
Tytus, ‘Rises’, Sliptrick Records (2016), artwork by Conny Ochs

Che cosa ci puoi dire della fase di registrazione?
‘Rises’ è stato registrato, come il nostro precedente Ep ‘White Lines’, al Track Terminal Studio di Trieste del nostro drummer Frank Bardy. La ricerca del sound è stata lunga e tortuosa, e le abbiamo provate un po’ tutte: dallo stile ‘chirurgico’ alla Megadeth a quello più grezzo della prima NWOBHM… Alla fine la verità era nel mezzo… Infine, il consiglio del mio amico ed ex compagno di band Marco Rapisarda, che in queste cose non ne sbaglia una, è stata quella di fare il master da Will Killingsworth del Dead Air Studio di Leverett, negli Stati Uniti, per dare al tutto un “tiro” un po’ più punk!

Le recensioni di ‘Rises’ parlano di un sound ‘vintage’, ma allo stesso tempo rifinito…
Sì, come ti dicevo prima abbiamo fatto un bel po’ di ricerca per il suono definitivo, inizialmente anche insieme a Carlo della Retrovox Records con cui doveva uscire ‘Rises’. E’ stato un ‘prova e riprova’, lavorando sia sui singoli strumenti, soprattutto sulle chitarre, sia sul mix generale. In definitiva abbiamo cercato di dare un effetto abbastanza naturale che potesse essere il più vicino al sound dei nostri live.

Mark Simon Hell from Tytus @Tetris club, Trieste, 4.11.2016, ph. (c) Andrea Stoppa
Mark Simon Hell from Tytus @Tetris club, Trieste, 4.11.2016, ph. (c) Andrea Stoppa

Ti va di raccontarci un po’ il tuo percorso artistico? 
Anche se sono sempre stato un metallaro ho iniziato a suonare hardcore nei primi anni Duemila principalmente con band della scena veneziana come Ohuzaru e La Piovra con cui ho iniziato a girare l’Italia, l’Europa e anche gli Stati Uniti! Abbiamo fatto i primi tour telefonando negli squat, mandando lettere e girando in furgone con le mappe stradali.

In questi ultimi anni, dopo qualche anno di assenza dalla scena, sono ritornato con le reunion di band storiche del punk/hc italiano come i friulani Eu’s Arse e gli Upset Noise. Devo molto a quell’attitudine: il diy, il supporto tra band è la base che, soprattutto in Italia dove tutti sono troppo presi a fare ‘la rockstar de casada’, purtroppo continua a mancare.

Tytus @Tetris club, 4.11.2016, ph. (c) Andrea Stoppa
Tytus @Tetris club, 4.11.2016, ph. (c) Andrea Stoppa

Queste tue esperienze hanno in qualche modo influenzato anche il lavoro con i Tytus?
Ho suonato e suono in band hc da quindici anni sicché un po’ di legame con quell’ambiente c’è, ed è sicuramente più nell’attitudine che nelle sonorità. Negli Stati Uniti molti musicisti rock, e non solo, hanno un passato, anche minimo, nella scena hardcore, basta pensare a Moby o ai R.H.C.P. L’hardcore/punk dovrebbe essere una sorta di dottrina e non solo per un discorso prettamente musicale. Tornando ai Tytus, ripeto, nelle sonorità non credo si sentano influenze hardcore, ma sicuramente l’ attitudine è quella!

Tytus @Tetris club, 4.11.2016, ph. (c) Andrea Stoppa
Tytus @Tetris club, 4.11.2016, ph. (c) Andrea Stoppa

Sei attivo, oltre che musicista, anche con la tua label. Com’è nata quest’idea, come vedi la scena oggi e quali consigli daresti ad una band emergente? 
La piccola label che gestisco, la Kornalcielo Records, è stata creata da me e Markey Moon più di dieci anni fa principalmente per promuovere il nostro primo cd ‘Hell Drive’ dei Gonzales, la band da cui sono nati i Tytus. E’ nata con lo spirito di dare un contributo per mantenere viva la scena, più che per guadagnare, e in questi anni ci siamo concentrati su sonorità rock’n’roll/punk, alternando l’attività tra booking e produzioni, organizzando dei piccoli tour e date sia a band italiane sia straniere che cercavano degli spazi per suonare da queste parti.

Gonzales 'Hell Drive', Kornalcielo Records (2005)
Gonzales ‘Hell Drive’, Kornalcielo Records (2005)

‘Purtroppo l’interesse per il rock in generale sta diminuendo’, prosegue Mark, ‘e, a parte la scena hc e quei gruppi che sanno di poter contare già su un discreto seguito, è difficile vendere dischi se non durante il proprio concerto. Il consiglio che mi sento di dare alle band emergenti è quello di ‘fare rete’ il più possibile con altre band nella stessa situazione in altre città, regione o Stato in modo di scambiarsi date e supportarsi!

Tra gli ospiti dell’album, c’è il chitarrista Will Wallner dei californiani White Wizzard. Come è nata questa collaborazione?
Ho conosciuto Will Wallner tramite Facebook nel periodo in cui ho consumato il loro lp ‘Devils Cut’ e nel luglio 2015, periodo in cui stavamo registrando, avevo visto che era in vacanza in Croazia con la sua ragazza. E’ rimasto entusiasta della nostra richiesta di registrare un solo nel nostro disco, è risalito dalla spiaggia, ha preso l’auto ed è venuto nello studio!

Nei giorni scorsi è uscito il video di ‘Haunted’, secondo singolo estratto dall’album, che cosa ci puoi raccontare?
Per il video cercavamo un effetto lo-fi da vecchi b-movie horror, e non avendo fatto prima un reale sopralluogo, le scene esterne sono state per lo più improvvisate. Il video è stato realizzato da Enrico ‘Pido’ Stocco nel casolare di una mia amica nella provincia trevigiana, ed è prodotto dalla Rotten Babuino Productions. Anche la partecipazione del nostro amico Frankie Grave, nella parte dell’inseguitore, è stata casuale.

Cosa avete in programma per la promozione del disco? Date singole, tour…?
Sì, abbiamo in progetto un tour in Europa per la fine di aprile 2017.
Nel frattempo abbiamo un po’ di date in giro per l’Italia, dopo quelle in Veneto ce ne saranno anche altre, tra cui Torino in dicembre, poi a Mantova e La Spezia a gennaio!

C’è qualcosa che ti va di aggiungere?
Grazie Sarah per il supporto!

TYTUS’ next show:

Venerdì 11 novembre @ Spazio Aereo – Marghera (VE) w/ Game Over / Atomic Massacre

Sabato 12 novembre @ Re di Denari – Portogruaro (VE) w/ Kröwnn

02.12 @ TBC – Padova

03.12 @ Liber Cafè Raw Power – Torino w/ SOAB

13.01 @ Arci Tom – Mantova

14.01 @ Skaletta – La Spezia w/ Orion

Intervista Mindwars- Roby Vitari ci parla del primo tour europeo e progetti futuri

Parte in questi giorni il tour dei thrasher californiani Mindwars, band in cui milita lo storico chitarrista ex Holy Terror Mike Alvord.
Abbiamo rivolto alcune domande a Roby Vitari, batterista e fondatore della band, in preparazione del concerto che li vedrà suonare sabato 29 ottobre al New Life Rock Bar di Trieste, ad ingresso gratuito. La serata, che è organizzata da Planet K Records, vede in apertura i Black Pope e i dark metallers Hadal, qui sotto il link all’evento:

https://www.facebook.com/events/1753175234899160/

14344725_1742467762669617_1457855574895729253_nCiao, questo è il primo tour in Europa per i Mindwars, inoltre parte da Torino che è anche la vostra ‘base’: come ti senti?
Ciao, grazie infinite per l’interesse e il supporto! Sì, venerdì suoneremo come Mindwars per la prima volta a Torino… fighissimo! Dopo due dischi e due mini tour americani, e il terzo in preparazione, finalmente suoniamo in casa! Suoneremo al Border Club, punto di riferimento per gli amanti del rock e del metal, un piccolo club ma con un giro molto potente. Suoneremo con Exctinction e Feary Tales, due attivissime band locali molto diverse tra loro ma sicuramente validissime.

Parliamo dell’album ‘Sworn to Secrecy’, come si è sviluppato?
Il disco è nato a metà 2016, relativamente a breve distanza da ‘The Enemy Within’, e la sua ‘gestazione’ è stata abbastanza rapida e naturale nonostante vivessimo in due continenti diversi. Le fasi di pre-produzione, registrazione e missaggio, si sono protratte fino a dicembre 2015. Il disco ha visto la luce in aprile tramite la nostra etichetta Punishment 18 Records.

Mindwars, 'Sworn To Secrecy', Punishment 18 Records (2016), artwork by Mario Lopez
Mindwars, ‘Sworn To Secrecy’, Punishment 18 Records (2016), artwork by Mario Lopez

L’artwork di copertina è molto forte, puoi dirci che cosa rappresenta esattamente?
L’artista che ha curato l’artwork è lo stesso che si è occupato del nostro primo album, Mario Lopez, che è un attivissimo disegnatore di decine di bellissime copertine metal. Tra i due album esiste un filo conduttore, il protagonista è il medesimo in entrambe le copertine, ovvero Wally, la nostra mascotte, che da vittima di un mondo digitale e informatizzato (The Enemy Within), finisce per confrontarsi con la corruzione più profonda che è presente nell’animo umano (Sworn To Secrecy).

Quali sono le differenze principali tra questo lavoro ed il vostro primo album?
A mio avviso ‘Sworn To Secrecy’ risulta più immediato, furioso e ‘sporco’, infatti non è stato fatto nessun tipo di editing rispetto a ‘The Enemy Within’, che invece è più ‘lavorato’ e appare forse più variegato nella proposta musicale. La perfezione, ovviamente arriverà con il disco #3. (sorride, nda).

‘Sworn To Secrecy’ è stato missato e masterizzato da Bill Metoyer degli Skull Seven Studios di Los Angeles, com’è stata l’esperienza?
Bill è una grande persona e un bravissimo produttore. Abbiamo lavorato virtualmente al suo fianco in tutte le fasi di missaggio e mastering. E’ stato paziente, disponibile e super professionale in tutte le fasi di lavorazione.

Il tuo primo incontro con Mike Alvord risale a parecchio tempo fa, che cosa ci puoi raccontare di quel momento?
Correva l’anno 1989 e io, che abitavo ancora a Cosenza, per poter andare ai concerti a Milano o Torino dovevo spostarmi percorrendo per notti e giorni interi in treno la penisola… Ai tempi, lavoravo per una radio privata di Cosenza e avevo la possibilità di intervistare le band grazie ai pass riservati agli addetti ai lavori. Il concerto in questione fu Nuclear Assault, Exodus e Holy Terror a Milano, e nel backstage, tra i vari membri dei gruppi, ho trovato molta affinità con Mike che in quell’occasione mi rivelò che i suoi nonni erano anch’essi originari della Calabria. Coincidenza fatale!

Poi è passato del tempo prima di ritrovarvi, nel frattempo che cosa è successo che ti ha portato in direzione Mindwars? 
Più o meno venticinque anni dopo quel concerto del 1989, Mike ed io ci siamo ritrovati grazie a Facebook e da lì è stato tutto abbastanza naturale. Anche se lui aveva smesso di suonare dopo lo split degli Holy Terror, teneva dei riff da parte che sarebbero dovuti finire in un ipotetico terzo disco degli HT, che purtroppo non ha mai visto la luce. Gli chiesi di mandarmeli e già dopo qualche giorno avevo preparato le parti di batteria abbozzate -ho uno studio di registrazione a Torino per cui il processo è stato molto fluido, lui ne fu entusiasta e così è iniziata l’avventura Mindwars. Da lì a poco reclutammo l’ottimo Danny “Z” Pizzi al basso.

All’inizio dell’anno invece c’è stata la tournée negli Stati Uniti, com’è andata? 
In USA abbiamo già fatto due mini-tour, il primo nel 2014 e il secondo quest’anno, suonando anche in un importante festival di Los Angeles con Exciter, Atrophy, Merciless Death, Fueled By Fire, Warbringer ed altre band. Le locations, ad eccezione dei festival, erano club medio piccoli con un discreto afflusso di pubblico. Purtroppo viviamo un momento storico in cui la musica dal vivo non è considerata una priorità, un po’ dappertutto.. questo però non può che darci lo stimolo di continuare con tutta la passione che abbiamo da sempre per la nostra musica.

Prima dei Mindwars vieni da esperienze con band diverse, quale di queste è quella a cui oggi ti senti più legato e perché?
Credo che la mia prima band in assoluto possa essere considerato il primo amore, gli Headcrasher, ma ho vissuto dei momenti splendidi con tutte le realtà con cui mi sono confrontato, in ambito metal ed anche ‘meno metal’ hehe. The Art Of Zapping, NIA Punx, Jester Beast, Hollywood Killerz, Kutfaces, Nefertari, This Evol Taste, LA Cosa, MCN, Creepin’ Death, e ora Mindwars sono e sono stati motivi di passione e trasporto emozionale immenso.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Oltre all’imminente tour europeo, con Mindwars stiamo preparando il terzo mini tour americano per l’inverno 2017 e, ovviamente, il terzo album. Io sono attualmente anche in forze con gli storici amici Creepin’ Death di Torino con i quali faremo un concerto/evento di reunion organizzato da Carlo Ortolano della gloriosa Dracma Records di Torino per il 3 dicembre. Sarà una grande Festa!!!

Grazie per questa chiacchierata, ci vediamo sabato a Trieste!
Grazie infinite a te e a tutti i lettori di Freezine! STAY THRASH!!!

http://www.mindwarsofficial.com/
https://www.facebook.com/mindwarsband/?fref=ts

 

Intervista ai Beat on Rotten Woods: quando il beatbox incontra il rock

di Matteo Trevisini

I Beat on Rotten Woods sono una band, anzi molto di più, sono un duo che ormai in sede live ha fatto già parecchia esperienza in giro (…aprendo anche per Bob Log III al Teatro Miela di Trieste). Sono nati da un’idea, alquanto originale, dalla fervida mente di Mace, singer di razza nonché abile prestigiatore ritmico con la beatbox e di Rob, colui che si occupa delle chitarre e delle backing vocals. Alla base del progetto è personalizzare al massimo un filone musicale che è sempre stato proposto da band più numerose e con i classici strumenti rock… Loro, invece, in un genere saturo di band che a livello underground scalpitano per un posto al sole, si presentano con i grassi suoni di chitarra di Rob mentre Mace, oltre che a cantare, si occupa del beatboxing. Il beatbox consiste nel riprodurre tutti i suoni di una batteria, o comunque di altri strumenti ritmici, attraverso l’utilizzo della bocca e della voce grazie all’uso di una loopstation.

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Deville: Intervista alla band in concerto a Trieste domenica 6 novembre con la nuova line up

Dal loro esordio nel 2004, gli stoner svedesi Deville si sono esibiti in lungo e in largo per l’Europa e gli Stati Uniti, macinando migliaia di chilometri e raccogliendo sempre più consensi. In questo periodo sono in Italia per promuovere ‘Make It Belong To Us’, il loro terzo album uscito con la label svedese Fuzzorama Records.

Partito la scorsa settimana dal Lo-Fi di Milano, il tour italiano dei Deville prevede dieci date, di cui l’ultima a Trieste dove suoneranno al New Life Rock bar domenica 6 novembre. Ad aprire la serata saranno i Them Bulls, tra le band di punta della nuova scena desert rock made in Italy. Qui sotto il link all’evento:
https://www.facebook.com/events/310552052652131/

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Karnokkorok: ‘Ecco perché ad un certo punto ho smesso con i Maiden’

Alla vigilia del concerto dell’estate, Karnokkorok racconta per la prima volta la storia con la band britannica che martedì 26 luglio approda a Trieste per l’unica tappa nel Nordest del tour The Book of Souls 2016. Una storia partita trent’anni fa, nel mitico vinyl shop ‘Ricordi’ di via S. Lazzaro, e che, nonostante i tanti concerti e momenti molto belli vissuti insieme, oggi sembra ormai definitivamente giunta al suo capolinea.  Continua la lettura di Karnokkorok: ‘Ecco perché ad un certo punto ho smesso con i Maiden’

Dietro le quinte del tour con Ac/Dc e Axl- Intervista a Katarina Benzova

Katarina Benzova è la fotografa ufficiale del Rock Or Bust di AC/DC con Axl Rose alla voce, ovvero il tour più discusso del momento con ancora cinque tappe in programma, tra cui il 4 giugno all’Olympic stadium di Londra. In realtà con Kat è già da un po’ che ci scriviamo, da quando cioè i Guns N’ Roses -di cui è la fotografa ufficiale dal 2010- sono tornati sulle scene all’inizio di aprile, in occasione della reunion.

Guns N' Roses @Las Vegas, ph. by Katarina Benzova
Guns N’ Roses @Las Vegas, ph. by Katarina Benzova

Per Kat quella con gli AC/DC è una parentesi, in attesa di rientrare negli States dove ad attenderla c’è il tour nordamericano con i Guns N’ Roses: ‘Sono entusiasta all’idea, li seguirò per l’intero periodo, in tutto venti date con partenza il 23 giugno da Detroit’, ci dice in una breve pausa del Rock Or Bust, mentre è super indaffarata a riprendere quello che si dice potrebbe essere l’ultimo tour degli AC/DC.

AC/DC @Marseille, 2016, ph. by Katarina Benzova
AC/DC @Marseille, 2016, ph. by Katarina Benzova

F: La domanda sorge spontanea, che cosa fa una con la vita di Kat Benzova nel suo tempo libero? Ha una casa dove rilassarsi, quello che si dice un ‘rifugio dell’anima’?

KB: Sì, ne ho due, c’è quella dei miei in Slovacchia, e poi la mia casa di New York: ho bisogno di rilassarmi quando non sono in tour, e mi piace trascorrere molto tempo in mezzo alla natura. In realtà sono sempre stata in viaggio, da quando avevo quattordici anni e ho lasciato la mia casa a Liptov, in Slovacchia, per iniziare a lavorare come modella. (Kat era nella ‘squadra’ dell’Elite, l’agenzia che ha lanciato Claudia Schiffer, Linda Evangelista, Paulina Porizkova, ndr).

Katarina Benzova con Jimmy Page
Katarina Benzova con Jimmy Page

Dalle passerelle fashion all’olimpo del rock il passo è breve: nel 2010, durante il concerto dei Guns N’ Roses a Vienna, Kat riesce ad entrare nel backstage con il suo Vip pass ed inizia a scattare dal lato del palco. Le sue foto girano su Facebook fino a catturare l’attenzione della band, che mette subito ‘like’, e la invita al concerto successivo a Praga.

Axl Rose, (C) Katarina Benzova Photography
Axl Rose, (C) Katarina Benzova Photography

F: La fotografia è diventata il suo mestiere da poco, che cosa faceva prima?

KB: Quando mi sono stancata di fare la modella ho incominciato a guardarmi intorno, facevo l’istruttrice di nuoto per bambini durante il giorno, e la dj di notte! Passare dall’altro parte dell’obiettivo non è stato così strano come potrebbe sembrare: ero circondata da fotografi ed artisti per la maggior parte del tempo, molti trucchi del mestiere li ho imparati proprio durante i servizi fotografici: le tecniche di illuminazione, ecc.

Paul Stanley (C) Katarina Benzova Photography
Paul Stanley (C) Katarina Benzova Photography

F: Immagino sia molto diverso, ora ha più controllo, su che cosa si concentra di più?

KB: All’inizio cominci a fotografare pensando di portare nelle cose che vedi intorno a te la tua personale visione della realtà. Ma ho capito presto che non era quello che volevo, che non è questo quello che corrisponde alla mia idea della fotografia. Così come non mi piace lavorare in studio perché l’atmosfera risulta troppo diversa. Sono più una documentatrice, che utilizza l’obiettivo per documentare quello che sta succedendo intorno’.

Kat con Joe Perry e Steven Tyler durante il tour australiano degli Aerosmith (2013)
Kat con Joe Perry e Steven Tyler durante il tour australiano degli Aerosmith (2013)

‘Ecco perché preferisco lavorare durante i live, soffermarmi sui posti, perché ogni città, ogni paese in cui vado rappresenta una sfida diversa che cambia a seconda del contesto e della serata. Riprendere quello che succede in quel preciso istante, questo è quello che mi interessa. L’arte di catturare quello che si sta svolgendo di fronte ai tuoi occhi proprio in quel momento, senza intervenire’.

The Dead Daisies, ph. by Katarina Benzova
The Dead Daisies, ph. by Katarina Benzova

Oggi Kat Benzova è una delle più cercate fotografe rock nel mondo, impegnata regolarmente in tour con band del calibro di KORN, Motley Crue, KISS, Thin Lizzy, ZZ Top, The Cult, Aerosmith, Buckcherry, The Dead Daisies,oltre ai Guns N’ Roses.

‘Mi piace anche girare video e documentari, ne ho già fatto uno che s’intitola ‘Revolución’ e racconta l’esperienza del viaggio a Cuba con i Dead Daisies, il primo gruppo rock americano a suonare nell’isola del Che: mi piacerebbe dedicarmi sempre di più a queste cose in futuro!’
The Dead Daisies @Cuba, ph. by Katarina Benzova
The Dead Daisies @Cuba, ph. by Katarina Benzova
F: Ha tatuato una poesia sul braccio, di che cosa si tratta?

KB: Sì, è del poeta indiano Kalidasa ed è scritta in sanscrito. Dice
Salutation to the Dawn

Look to this day!
For it is life, the very life of life.
In its brief course
Lie all the verities and realities of your existence:
The bliss of growth
The glory of action
The splendor of beauty
For yesterday is but a dream
And tomorrow only a vision
But today well lived makes every yesterday a dream of happiness
And every tomorrow a vision of hope.
Look well, therefore to this day!
Such is the salutation to the dawn

Links:
Official site: http://www.katarinabenzova.com/
Facebook: https://www.facebook.com/KatarinaBenzova/?fref=ts&ref=br_tf&qsefr=1
Instagram: https://www.instagram.com/katbenzova_photo/

 

 

Damned Pilots: nuovo video ‘Believin In’, intervista al regista Mario Orman

E’ disponibile online il nuovo video dei Damned Pilots ‘Believin In’ tratto da ‘One More Mission’ uscito lo scorso 7 maggio per la Planet K Records. Il video, che è un vero e proprio short movie dalle atmosfere post-apocalittiche, è diretto da due apprezzati filmakers triestini, Mario Orman e Gabriel Covacich.

‘Il video nasce come cortometraggio sci-fi dal titolo ‘Souvenir’. E’ una mia idea che poi ho sviluppato insieme a Gabriel, che vi compare in veste di attore e realizzatore degli effetti speciali’, racconta Mario Orman, conosciuto per i suoi video con Sinheresy, SilentLie, Lykaion.

‘La storia ruota intorno all’idea che esistono degli alieni che sotto forma di gigantesche meduse, distruggono tutti i mondi nei quali arrivano. Prima di andarsene, prendono da ogni pianeta un souvenir, che in questo caso è l’ultimo essere umano rimasto’.

Che cosa vi ha colpito di più di questo video?
Risponde Don Nutz, batterista dei Damned Pilots: ‘Conoscevo Mario già da tempo, e mi piacevano i suoi lavori, oltre al fatto che conoscevo anche Gabriel Covacich, che per certi aspetti ha un talento davvero geniale. Il video mi ha colpito subito per come racconta una storia originale e divertente, ma al tempo stesso in maniera profonda’.

Di recente Mario Orman ha diretto ‘Black or White’ del rapper triestino Jeremy,  con protagonista Felisja Piana in arte Fishball, modella e pin up punk seguitissima su Instagram e con oltre 170 mila ‘mi piace’ su Facebook. Nel 2011 Orman ha fondato la Borderlinemovies, una casa di produzione che opera nell’ambito cinematografico, televisivo e pubblicitario con sede a Trieste.