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Guns N’ Roses @Happel Stadion, Vienna, 10.7.2017

Una volta andavi a Vienna per sentire ‘La Vedova Allegra’, oggi l’operetta è rock. Al posto delle sottane e dei corsetti di pizzo, questa volta i personaggi calzano anfibi e indossano il chiodo di pelle, ma la sostanza non cambia molto: i loro capricci, le loro avventure, le loro notti folli a base di fiumi di champagne continuano ad appassionare milioni di fans in tutto il mondo.

Guns N’ Roses @Happel Stadion, Vienna, 10.7.2017, ph. by Sarah Gherbitz

Parliamo ovviamente dei Guns N’ Roses,  che lunedì 10 luglio hanno richiamato 55.000 spettatori all’Ernst Happel Stadion per la tappa viennese del ‘Not In This Lifetime’, il tour della reunion che li ha riportati nuovamente alla ribalta dopo oltre vent’anni.

Guns N’ Roses @Happel Stadion, Vienna, 10.7.2017, ph. by Sarah Gherbitz

In apertura, gli australiani Wolfmother e Tyler Bryant & the Shakedown, blues rockers di Nashville che, nonostante un solo album all’attivo, il debut ‘Wild Child’ (Carved Records, 2013),  sono già stati scelti come supporter dagli AC/DC.

Guns N’ Roses @Happel Stadion, Vienna, 10.7.2017, ph. by Sarah Gherbitz
Guns N’ Roses @Happel Stadion, Vienna, 10.7.2017, ph. by Sarah Gherbitz

Come in ogni operetta che si rispetti, protagonista totale dello show è stata quella primadonna che risponde al nome di Axl Rose: forse mai così contento d’aver sfoggiato tutti i suoi cappellini, ha dominato incontrastato sotto la pioggia battente (e con tanto d’influenza!) per tre ore di spettacolo, senza mai fermarsi.

Guns N’ Roses @Happel Stadion, Vienna, 10.7.2017, ph. by Sarah Gherbitz

Visto dagli spalti, lo spettacolo è mozzafiato, una sorta di simbiosi totale tra musica e natura, con un cielo tappezzato di nuvoloni danzanti sulle note delle ballad che hanno fatto sognare intere generazioni come ‘November Rain’, ‘Knockin’ On Heaven’s Door’ cantata a squarciagola da tutti i presenti, una ‘Patience’ in versione unplugged da pelle d’oca.

Guns N’ Roses @Happel Stadion, Vienna, 10.7.2017, ph. by Sarah Gherbitz

Ad accompagnarlo sul palco c’erano tutti i suoi ‘ragazzi’, da Richard Fortus (chitarra) a Frank Ferrer alla batteria, Dizzy Reed alle tastiere e Melissa Reese alle tastiere e graphics. Slash e Duff si divertono sul palco come due bambini, e speriamo che quest’armonia ritrovata dopo il tour porti anche alla registrazione di nuovo materiale!

 

 

Trieste a Imola: il racconto di chi c’era. Ma c’è chi teme l’effetto ‘jukebox’

90.000 persone si sono ritrovate sabato 10 giugno all’Autodromo di Imola per il ritorno dei Guns N’ Roses: un grande evento rock riuscito anche sul piano della sicurezza, che ha visto confluire persone provenienti da tutta la Penisola, Trieste compresa.

courtesy by Rajko Dolhar

‘E’ stato un concerto memorabile’, racconta Rajko, ‘hanno suonato per 2 ore e 45 minuti, con i fuochi d’artificio alla fine e veri momenti da brivido come ‘Don’t Cry’ e ‘November Rain’…ma anche ‘Civil War’ è stata incredibile! Nell’insieme direi che la band si presenta davvero come una macchina da guerra, e ben oliata!’

Il popolo del rock triestino si era organizzato con largo anticipo per la trasferta a Imola: ben due i pullmann partiti con l’associazione Trieste is Rock, che già si prepara al ‘bis’ per la data di lunedì 10 luglio all’Happel Stadion di Vienna.

E c’è anche chi come Giada ha colto l’occasione per un weekend fuori porta tra ‘mule’:

‘Emozione fortissima, e lo si percepiva da tutti i presenti, un affetto che è durato per più di vent’anni e che ha legato per tutto questo tempo 90.000 fans da tutta Italia e anche dall’estero (una di noi è venuta da Istanbul solo per loro! volo in giornata a/r)’.

Tutto perfetto, quindi? ‘Spettacolo ‘bomba’ ed elettrizzante’, continua Giada, ‘se devo proprio trovare delle pecche posso dire che la band era perfetta ma ogni tanto mancava quell’intesa tra di loro, ogni tanto la voce di Axl non era al massimo (forse lui? forse l’impianto?), Slash e Duff impeccabili come sempre. Super spettacolo e loro sono delle star memorabili, ma manca ancora un po’ di rodaggio per trasmettermi tutta la positività di una band che suona da tempo (come gli Iron Maiden). Se posso dirti la mia, non avrei mai scelto di mettere in scaletta le canzoni di ‘Chinese Democracy’, sono state poco apprezzate da tutto il pubblico! Per il resto, organizzazione male, stand interni con file interminabili e tempi di attesa da posta in orario di punta. Invece tutto il pubblico dei fans è stato bravissimo, tutti si sono comportati benissimo, si divertivano ed erano positivamente affiatati; anche all’uscita tutti ordinati, calmi e rispettosi per il ritorno a casa’.

‘Concerto fantastico’, conferma Francesco, ‘e Axl cantava come nell’album! Ma ai chioschetti delle birre avevano due spine e due bariste… e 1000 persone attorno.. due ore per una birra! Ci volevano più di due ore per cambiare i soldi con le fiches…te lo potranno confermare tutti… E poi anche un’altra nota negativa, che solo da noi: i video sui maxischermi avevano due secondi di differita sul live!’

C’è anche chi pensa che il rischio  principale di questa reunion sia quella di perdere una fetta di pubblico importante, ovvero quella generazione che nei ‘nuovi’ Guns N’ Roses non riesce più ad identificarsi.

‘Negli anni Novanta i Guns N ‘Roses erano al top’, scrive Enrico sulla sua pagina Facebook, ricordando il concerto allo Stadio delle Alpi nel ’92, ‘ed erano riusciti a mettere d’accordo metal, thrash ed anche i punk: tutti eravamo convinti che c’era una sola parola per unire la scena, e cioè Rock N’ Roll!!! Oggi li vanno a vedere un po’ tutti, comprese quelle persone che questi generi non li hanno mai ascoltati, che non hanno neanche idea di chi li abbia mai suonati...In questo modo rischiano di perdere il seguito della ‘vecchia guardia’, che dai nuovi Guns, sempre più simili a una jukebox band, non si sente più rappresentata!’

 

Guns N’ Roses: ma che fatica far sognare quest’Europa fragile e spaventata

Inutile nasconderlo: Freezine arriva davvero provata al tour europeo dei Guns N’ Roses, partito lo scorso sabato 27 maggio dallo Slane Castle nei dintorni di Dublino. Mai come in questo momento, infatti, l’Europa è come un solo, unico, grande Paese, dove ciascuna città, dal Nord al Sud, dall’Est all’Ovest, vive nella stessa condizione di spavento e fragilità, in uno stato di continua allerta e preoccupazione per i ripetuti e frequenti attacchi terroristici.

Guns N’ Roses @san Mamés, Bilbao, 30.5.2017 (C) Tom Hagen

Diciamoci la verità: non è certo questo il posto più adatto per accogliere il ritorno dei Guns N’ Roses, ovvero di quella band che ha fatto dell’Hollywood dream, del sogno e della capacità di sognare, la ‘mission’ di tutta la sua carriera.
Non è certo con questo stato d’animo, confuso e angosciato, che avremmo voluto accogliere Axl, Slash e Duff & Co.. Dopo aver seguito un anno di tour su e giù attraverso il globo, da Hollywood a Singapore, ci chiediamo come loro stessi si sentono, ora che sono arrivati nel Vecchio Continente, nel ritrovarlo in quest’atmosfera confusa e sinistra, all’esatto opposto della loro Paradise City.

Guns N’ Roses @Estadio Calderon, Madrid, 4.6.2017

Speriamo che le immagini degli spalti affollati dello Stadio di Madrid, quasi una doppia festa per la capitale dopo la vittoria della Champions, portino bene, e aiutino questo tour a prendere finalmente piede: anche in vista dell’evento dell’estate, in programma sabato 10 giugno all’Autodromo di Imola!

Dresda: viaggio nel cuore oscuro dell’Europa anti-Islam

Spinta dalla passione per il viaggio, e dall’irrefrenabile curiosità per qualsiasi tipo di meta ‘alternativa’, arrivo finalmente a Dresda, capoluogo della Sassonia di 532.000 abitanti, situata a pochi km dal confine con la Repubblica Ceca. E’ un lunedì sera e di gente in giro non ce n’è molta: forse sono tutti indaffarati a preparare le valigie per il lungo ‘ponte’ del fine settimana, o, più probabile, sono tutti incollati a guardare le immagini della strage alla Manchester Arena.

La Cattedrale nella Città Vecchia

Dresda è molto gettonata per la sua atmosfera elegante, nonché per la sua posizione geografica che la vede circondata da verdi vallate e castelli da fiaba. Ma nelle sue pieghe più profonde scorre una tale linfa di pulsioni violente e xenofobe che nel 2015 la città ha dato vita a Pegida (tradotto sarebbe ‘Patrioti Europei contro l’Islamizzazione dell’Occidente), il movimento anti-Islam che ogni settimana richiama nella piazza principale migliaia di manifestanti.

Un’immagine della spiaggia sul lungofiume

Il fiume taglia la città in due parti, che convivono l’una accanto all’altra facendosi ciascuna la propria vita- pur presentando caratteristiche molto diverse tra di loro.

Da una parte la Città vecchia-Altstadt con i suoi palazzi principeschi e ricchi di tesori d’arte, il suggestivo lungofiume dove si passeggia e si va a prendere il sole nei giorni d’estate, più una concentrazione pazzesca di teatri e auditorium dove la borghesia cittadina si ritrova la sera per andare a vedere gli spettacoli e l’Opera.

Una bottega d’arte nella Città Nuova

Dall’altra parte del fiume c’è la Dresda alternativa della Città Nuova-Neustadt, il quartiere bohémien che pullula di pub e gallerie d’arte, popolato da hipster ed artisti. Si respira un’atmosfera rilassata, che rievoca Christiania e l’esperimento delle città ‘libere’: sempre che la libertà sia scegliere di vivere all’interno del proprio recinto, separati dal resto…

Una casa dipinta nella Groovestation della Città Nuova

Divisa tra l’Antico e il Nuovo, tra Sassone e Straniero, Dresda è un posto che riflette bene i contrasti e le divisioni dell’Europa odierna: fragile e sempre sul punto di spezzarsi in mille pezzi, proprio come una delle sue famose porcellane…

The 69 Eyes, The Strigas, Vlad In Tears @Revolver Club, S. Donà di Piave, 13.5.2017

Seratina goth n’ roll sabato 13 maggio con i The 69 Eyes, vere e proprie icone del genere tornati di prepotenza sulla breccia grazie all’ultimo ‘Universal Monster’ (2016, Nuclear Blast).
Location dell’evento, defilato tra i capannoni della zona industriale di S. Donà, è stato il Revolver club, conosciuto sia per i concerti che per le sue serate e feste con dj set.

The 69 Eyes @Revolver Club, S. Donà di Piave,13.5.2017, pic. by Sarah Gherbitz

Ben due le band di supporto scelte per aprire le date italiane dei 69 Eyes, comprese quelle di Milano e Bologna. I primi a salire sul palco sono stati i Vlad In Tears, che, nati come tribute band degli HIM, hanno cominciato nel 2007 a farsi conoscere con brani propri attraverso la partecipazione agli eventi e festival del circuito goth dark.

The Strigas @Revolver Club, S. Donà di Piave, 13.5.2017, pic. by Sarah Gherbitz

Nonostante queste premesse, la loro performance non è riuscita a fare molta breccia nel pubblico. La scintilla non scatta neanche con la seconda band in programma, The Strigas gothic rock da Barletta. Nati nel 2010 da un’idea di Fabio Phobos Storm (voce) e Liboria Tesoro al basso, hanno cercato di scaldare l’atmosfera incitando tutti a cantare in coro la loro ‘Fallin’ Down’… certo non dev’essere facile misurarsi con una band che ha attraversato gli ultimi 30 anni catturando con una precisione quasi fotografica, album dopo album, brano dopo brano, i fermenti e il vento di cambiamento dell’Europa post-Muro.

L’attesa in sala è tutta per gli Helsinki Vampires, che attaccano alla mezzanotte precisa, annunciati, come ormai d’abitudine, dalla suadente voce di Edith Piaf. Luci soffuse e atmosfera un po’ retrò con protagonista principale Jyrki, il carismatico frontman che guida la band fin dai suoi esordi, affiancato da Jussi alla batteria, Bazie alla chitarra, l’altro chitarrista Timo Timo e il bassista Archzie.

The 69 Eyes @Revolver club, S. Donà di Piave, 13.5.2017, ph. by Sarah Gherbitz

Bastano pochi istanti ed ecco spalancarsi le porte del fantastico mondo di ‘Universal Monster’ popolato da esangui donzelle e creature mostruose ispirati ai personaggi e ai vecchi horror tanto cari a Jyrki & Co.,, da Dracula e Frankenstein a Bela Lugosi, Boris Karloff passando per Vincent Price…

Un’ora abbondante di show, che ha visto la band snocciolare una hit dopo l’altra, alternando i brani dall’ultimo album come ‘Miss Pastis’ e ‘Dolce Vita’ fino alle storiche ‘Lost Boys’ e ‘Brandon Lee’ in ricordo dell’attore scomparso durante le riprese de ‘Il Corvo.’
Pubblico caloroso e piuttosto trasversale, composto da rocker della prima ora e, in maggiore quantità, da ragazze ventenni con accessori e rossetto gothic girl in sintonia con la serata.

Dopo il concerto, e la ‘comunione’ dei plettri, resta il tempo per le foto e un saluto veloce a Jyrki prima che i Vampiri se ne facciano ritorno nel Regno delle Tenebre…next stop venerdì 19 maggio all’Astra Kulturhaus nel cuore di Berlino… you gotta feel Berlin…baby yeah…you gotta feel Berlin…baby yeah!!!

 

Mayhem, Dragged Into Sunlight, Inferno @Mostovna, Nova Gorica, 7.4.2017

Sold out venerdì 7 aprile al Mostovna per i Mayhem, con la sala grande gremita per l’unica tappa slovena del tour ‘De Mysteriis Dom Sathanas’.
Un vero e proprio evento, a sette anni di distanza dall’ultimo passaggio della band all’ex Pieffe, che ha richiamato gente oltre che dalla Slovenia, anche dal Friuli e dal Veneto, diventando data di riferimento per l’intero nordest.

Inferno @Mostovna, 7.4.2017, (C) Andrea Stoppa

Piuttosto fitto il programma della serata, che ha visto in apertura gli Inferno dalla Repubblica Ceca, blackster attivi da una ventina d’anni ma di fatto rimasti sempre un po’ nell’ombra. La loro è una buona performance ma senza troppe sorprese, che vede sul palco Adramelech, il cantante -unico rimasto della line up originale-, affiancato da Ska-Gul e Morion alle chitarre, Crudelis al basso e M. alla batteria.

Inferno @Mostovna, 7.4.2017, (C) Andrea Stoppa

Gli Inferno sono la prima ed anche l’unica band visibile della serata, prima che il palco del Mostovna scompaia inghiottito nel Regno delle Tenebre, trascinando con sé i gruppi successivi.

Nel frattempo l’afflusso all’interno del club non accenna a fermarsi, mentre sul palco fervono i preparativi per il secondo set in programma, ovvero i cazzutissimi Dragged Into Sunlight.
Si tratta di un collettivo made in UK composto da diversi personaggi attivi da anni sulla scena metal, il cui debut ‘Hatred For Mankind’ (2009) ha riscosso talmente tanto successo da andare in ristampa con la Prosthetic Records.

Dragged Into Sunlight @Mostovna, 7.4.2017, (C) Andrea Stoppa

Nell’epoca dei social i Dragged sono autentiche rarità: non divulgano i loro nomi, si fanno fotografare solo mascherati, e soprattutto suonano nella quasi completa oscurità con le spalle rivolte al pubblico. Non c’è da stupirsi se riescono quindi a catturare tutta l’attenzione con il loro sludge feroce ed aggressivo, guadagnandosi il titolo di band rivelazione della serata.

Dragged Into Sunlight @Mostovna, 7.4.2017, (C) Andrea Stoppa

L’attesa è ormai alle stelle, mentre percorro quello che ormai ho soprannominato il ‘Corridoio della Paura’ -ovvero la zona di passaggio tra la sala ed il bar- sotto gli sguardi divertiti dei metalheads sloveni.

Raggiungo la postazione, quand’ecco arrivare finalmente i Mayhem, avvolti da una fitta nebbia dalla quale spuntano solo i contorni delle losche sagome incappucciate.

Mayhem @Mostovna, 7.4.2017, (C) Andrea Stoppa

La band, capitanata dal frontman ungherese Attila Csihar, attacca con ‘Funeral Fog’, primo brano tratto dall’album ‘De Mysteriis Dom Sathanas’, loro primo album uscito nell’ormai lontano 1994 e considerato pietra miliare del black metal.

Mayhem @Mostovna, 7.4.2017, (C) Andrea Stoppa

Oltre ad Attila, della line up storica sul palco c’è anche Hellhammer alle pelli, a cui si aggiungono Teloch e Ghul alle chitarre e Necrobutcher al basso.

Mayhem @Mostovna, 7.4.2017, (C) Andrea Stoppa

Malgrado questi nickname così terrificanti, lo spettacolo dei Mayhem non suscita tutte queste emozioni, lasciandomi anzi addosso una strana sensazione di freddezza. I cinque infilano i pezzi uno dopo l’altro, presi in ordine cronologico da ‘De Mysteriis’, fino alla conclusione con ‘Buried by Time and Dust’ e l’ultimo brano che dà anche il titolo all’album.
L’impatto visivo è molto ambizioso, tutto giocato su giochi di luci ed ombre super raffinati e teatrali che, trasportati nel mega casino del live, rischiano di perdersi un po’, e soprattutto fanno impazzire i fotografi! Ma a non convincere è stato soprattutto il suono, un effetto questo che sembra sia voluto dalla stessa band…
C’è anche da dire che la sfida maggiore -cioè quella di riempire con un concerto di metallo estremo in tempi dove ormai funzionano soltanto le cover band– è stata vinta ampiamente!

Prossimo appuntamento con il metal al Mostovna è per mercoledì 19 aprile con i Pillorian,  il nuovo progetto di John Haughm (ex Agalloch) e in apertura i teutonici Valborg.

 

Diaframma @Teatro Miela, Trieste, 31.3.2017

di Matteo Trevisini

‘…Il ghiaccio si confonde con il cielo, con gli occhi e quando il buio si avvicina vorrei rapire il freddo in un giorno di sole che potrebbe tornare in un attimo solo…’

In questo modo gelido inizia ‘Siberia’, brano d’apertura dell’omonimo album di debutto di una delle colonne portanti del rock italiano.
I fiorentini Diaframma ed il loro leader da sempre Federico Fiumani mescolarono la loro passione per nomi storici della darkwave inglese come Joy Division ed i primi Cure con una peculiarità tutta nuova nel panorama italiano che di fatto diede il via alla New Wave nostrana: insieme ai concittadini Litfiba ma anche ad altri nomi, ormai divenuti leggendari, della scena italiana di quegli anni come i Denovo, i CCCP, i Neon o i Gaznevada.

Diaframma @Teatro Miela, Trieste, 31.3.2017, ph. by Matteo Trevisini

‘Siberia’ è lo spartiacque di un’epoca, tanto da finire al settimo posto tra i 100 dischi italiani più belli di sempre della rivista Rolling Stone Italia.
Sono passati quasi trentacinque anni e tanta acqua sotto i ponti dell’Arno, ed i Diaframma portano in tour in giro per l’Italia il loro album di debutto per festeggiarlo degnamente.

Diaframma @Teatro Miela, 31.3.2017, ph. by Matteo Trevisini

L’unico componente della formazione originale rimasto è il cantante, chitarrista e autore (…e poeta!) Federico Fiumani, accompagnato da una band più giovane formata dal chitarrista Edoardo Daidone, il bassista Luca Cantasano ed il batterista Lorenzo Moretto, sufficientemente dinamica da poter permettere al leader maximo di poter esplodere sul palco a proprio piacimento come un fuoco d’artificio.

Diaframma @Teatro Miela, Trieste, 31.3.2017, ph. by Matteo Trevisini

Alle nove fuori dal Teatro Miela gli spettatori si contano sulle dita di una mano ma, sorprendentemente, un’ora dopo, all’inizio del concerto, la sala risulta essere abbastanza gremita e pimpante.
I Diaframma e Federico Fiumani sono a Trieste per festeggiare il primo album, ma dimostrano fin dall’inizio di non essere solo un fantasma del passato indipendente italiano, bensì una band viva, pulsante e mai ferma a specchiarsi in quel passato glorioso che sono stati la New Wave ed il punk italiano.

Non si respira solamente nostalgia revivalista ma, anzi, le prime note che fanno iniziare il viaggio che ripropone ‘Siberia’ dall’inizio alla fine, è attuale e vivido grazie agli arrangiamenti ed all’energia che il quartetto irradia dal palco del Miela. ‘Siberia’, ‘Neogrigio’, ‘Impronte’, ‘Amsterdam’, ‘Delorenzo’, ‘Memoria’, ‘Specchi d’acqua’, ‘Desiderio del nulla’…una dietro l’altra tutte le otto canzoni dell’ormai mitico debutto vengono snocciolate e tutta la poetica decadente e simbolista di Federico Fiumani esce fragorosa, sin dalle prime note, in modo che sa poco di nostalgia dei tempi che furono.

Diaframma @Teatro Miela, Trieste, 31.3.2017, ph. by Matteo Trevisini

Finita la riproposizione integrale di ‘Siberia’ inizia un excursus tra le pieghe della discografia dei Diaframma: ‘Autoritratto’, ‘Diamante grezzo’, ‘Adoro guardarti’ e la cover dei Television ‘See No Evil’, ormai un classico delle scalette della band fiorentina. Il pubblico di Trieste percepisce tutta l’orgogliosa integrità di un Federico Fiumani che è sempre andato dritto per la sua strada lungo questi trent’anni, fregandosene di tutto e di tutti e avendo bene in mente un disegno artistico idealizzato nella sua testa.
‘L’odore delle rose’, ‘Gennaio’, ‘Labbra blu’ ed il sentito omaggio a Fabrizio De Andrè con la struggente ‘Canzone dell’amore perduto’…poesia, emozioni cinetiche nell’aria che bruciano il cuore di chi sa ascoltare…‘Ricordi sbocciavan le viole con le nostre parole d’amore ‘non ci lasceremo mai, mai e poi mai’, vorrei dirti ora le stesse cose ma come fan presto, amore, ad appassire le rose…”

‘Io sto con te (ma amo un’altra)’, ‘Mi sento un mostro’, ‘Blu Petrolio’…tra il set normale e la lunga carrellata dei bis sembra proprio che la band non abbia nessuna intenzione di abbandonare le assi del teatro ed il suo pubblico, nonostante un Federico Fiumani madido di sudore ma che non risparmia una fisicità quasi sorprendente, vista la sua esile figura.
La sua voce atonale si mescola al suo talento lirico unico che grazie a piccoli diamanti grezzi di cinismo decadente lo fa sembrare, a momenti, un incrocio tra il primo Morrissey di smithsiana memoria ed un Tom Verlaine in salsa nostrana.
Il ciuffo iconico sugli occhi a fine concerto non si muove più, ormai appiccicato sulla fronte dal sudore, ma Federico Fiumani -pur stanco- non si risparmia nemmeno per le foto e gli autografi di rito a fine concerto…il suo amico Piero Pelù avrà pure i milioni in banca, ma gli occhi di Federico brillano ancora di integrità.

 

U.K. Subs, T.V. Smith @ Rock Town, Cordenons (PN), 11.2.2017

di Matteo Trevisini

Charlie Harper non è un personaggio della sitcom ‘Due uomini e mezzo’, Charlie Harper è un arzillo vecchietto di 72 anni, Charlie Harper era un rocker inglese prima, un hippie e poi ancora un mod, Charlie Harper è diventato un punk alla tenera età di 32 anni ed è lì nel 1976, in quel mondo ancora in fasce, che ha trovato imperitura memoria nei libri di storia della musica.

Charlie Parker from U.K.Subs @Rock Town, Cordenons (Italy), 11.2.2017, ph. by Matteo Trevisini

Charlie Harper è il leader indiscusso degli U.K. Subs, uno dei primi gruppi della scena punk inglese nonché uno dei più duraturi. Nell’anno di grazia 2017 gli U.K. Subs girano ancora il mondo imperterriti…insieme a lui il fedele bassista Alvin Gibbs (ex Cheap and Nasty, Urban Dogs), il nuovo chitarrista Steve Straughan (ex Hi-Fi Spitfires e The Angelic Upstarts) ed il tatuato drummer Jamie Oliver (ex Anti-Product tra gli altri…). Continua la lettura di U.K. Subs, T.V. Smith @ Rock Town, Cordenons (PN), 11.2.2017

Batushka, Arkona @Revolver club, San Donà di Piave, Italy, 14.01.2017

di Andrea Stoppa
Lo scorso 14 gennaio al Revolver club di San Donà di Piave sono arrivate due band polacche.

Per primi si sono esibiti gli Arkona, da non confondersi con i loro omonimi piu’ famosi russi. Continua la lettura di Batushka, Arkona @Revolver club, San Donà di Piave, Italy, 14.01.2017

Greenleaf, Fatso Jetson @Psyched Stone Night VII, Tetris, Trieste 19.10.2016

di Matteo Trevisini

In un’anonima serata autunnale fatta di grigiore, umidità e poi perfino di una bella pioggia fitta e regolare può capitare che al Tetris di Trieste passino due band di caratura mondiale nell’underground hard/stoner/retro come i californiani Fatso Jetson e gli svedesi Greenleaf in tour insieme attraverso l’Europa. Tetris ha pensato bene di regalare una chicca ai fans organizzando nel solito loro modo inappuntabile l’unica data italiana dell’appetitoso tour.

14095723_1341172509244421_5861201831548569582_nInserito come primo appuntamento stagionale delle sempre più amate Psyched Stone Nights in collaborazione con Rocket Panda Management, l’evento (…perché di evento vero e proprio si tratta!) ha avuto il suo doveroso successo di pubblico con un sold out registrato già a metà giornata. I fortunati possessori del ticket d’ingresso sono stati accompagnati nell’antro scuro del Tetris dove alle dieci in punto i californiani Fatso Jetson sono saliti sul palco cominciando fin da subito a fumigare per benino i presenti con il loro desert rock psichedelico. Veri e propri padrini della scena stoner di Palm Springs, sono nati ad inizio anni ’90 in quel calderone stordito che ha generato delle eccellenze del genere come Queens of the Stone Age e Kyuss.

Fatso Jetson @Tetris, Trieste, 19.10.2016, ph. by Matteo Trevisini
Fatso Jetson @Tetris, Trieste, 19.10.2016, ph. by Matteo Trevisini

‘Magma’, ‘Salt Chunk Mary’s, Wire’, ‘Wheels and Robot’, la band di Mario Lalli, ormai diventata da tempo ‘cosa di famiglia’, viaggia come un treno tra brani datati e canzoni nuove di zecca tratte dal nuovo album ‘Idle Hands’. Dino Lalli dimostra che può a pieno titolo stare al fianco del padre, mentre il grande drummer Tony Tornay ci dà giù come un fabbro. Da ‘Too Many Skulls’ a ‘Nervous Eaters’, da ‘Portuguese Dream’ a ‘Flesh Trap’, la band chiude il set tra gli applausi dopo uno show che ha superato le aspettative anche di chi già li conosceva e li amava da anni. Colossi!!!

Greenleaf @Tetris, Trieste, 19.10.2016, ph. by Matteo Trevisini
Greenleaf @Tetris, Trieste, 19.10.2016, ph. by Matteo Trevisini

Altro giro, altra corsa con gli svedesi Greenleaf, la creatura del mastodontico (…in tutti i sensi!!!) chitarrista Tommi Holappa, nati ad inizio millennio solo come side project dei suoi Dozer ed ormai diventati uno degli act più interessanti, grazie soprattutto agli ultimi due album marchiati a fuoco dal nuovo singer Arvid Jonsson che ha portato sicurezza e personalità alla band scandinava: prima con lo splendido ‘Trails & Passes’ di un paio di anni fa, e adesso con l’ultimo ‘Rise Above The Meadow’.

…ed anche a Trieste le sfuriate heavy psych al sapore seventies di pezzi muscolosi come ‘A Million Fireflies’, ‘Funeral Pyre’ e la lunga e sinuosa ‘Howl’ schiaffeggiano i fans, estasiati dalla carica del barbuto Arvid Jonsson che comanda il palco con sicurezza e carisma. Con i piccoli grandi classici del precedente disco come ‘Our Mother Ash’, ‘Trails & Passes’ e ‘Ocean Deep’ si raggiunge lo zenith della serata in un Tetris a cui manca l’aria, ed il calore ha raggiunto picchi vertiginosi.
Il drummer Sebastian Olsson e il neo entrato Hans Fröhlich al basso danno sicurezza alla sezione ritmica, facendo denotare un’alchimia che i Greenleaf hanno trovato con questa nuova line-up e che gli ha fatto fare il cosiddetto passo in avanti verso la serie A del genere.