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Chris Cornell 1964-2017, l’ecatombe del grunge continua

Il mondo del rock è sotto choc per il sospetto suicidio di Chris Cornell, il cantante degli Audioslave e dei Soundgarden. Il corpo del musicista sarebbe stato stato trovato senza vita, sul pavimento del bagno della sua camera al MGM Grand Detroit, da un suo amico, entrato nella stanza dopo avere ricevuto una telefonata della moglie di Cornell, Vicky, che allarmata gli aveva chiesto di ‘controllare se Cornell stava bene’. Cornell, 52 anni, tre figli, si trovava nel bel mezzo di un tour con i Soundgarden, tra l’altro completamente sold-out, negli Stati Uniti, con sei date ancora da disputare fino alla sua conclusione, il 27 maggio prossimo.

La notizia è scoppiata come un fulmine a ciel sereno, poche ore dopo averlo visto -come riferito da chi c’era- ‘motivato e carico’ in concerto al Fox Theater di Detroit. Con lo scettro insieme a Kurt dei Nirvana e Eddie Vedder dei Pearl Jam, Chris sembrava aver fatto pace con la difficile infanzia a Seattle, la città da cui era partito all’inizio degli anni ’90 per conquistare il mondo. A differenza di Kurt, di Andrew Wood, di Layne Staley degli Alice In Chains, e, più recentemente, Scott Weiland degli Stone Temple Pilots, non se ne conoscevano dipendenze o altri cliché da rocker maledetto.  Ci si chiede, ancora increduli e sbigottiti: perché lui? E soprattutto perché proprio adesso? Dopo aver seminato tanti lutti e danni dietro di sé, il grunge sferra ancora un triste, amaro scherzo finale: ma sarà davvero l’ultimo?

Cornell, nato a Seattle il 20 luglio del 1964 e il cui vero nome era Christopher Boyle, era il leader dei Soundgarden, con i quali si aggiudicò due Grammy per i singoli ‘Black Hole Sun’ e ‘Spoonman’; dopo la parentesi con il supergruppo dei Temple of the Dog (1990-1992), continuò con la sua band originale fino alla rottura nel 1997 (salvo poi ricostituirla nel 2010) e nel 2001 formò gli Audioslave, insieme ai membri dei Rage Against the Machine, Tom Morello, Tim Commerford e Brad Wilk. Il supergruppo continuò ad esibirsi e registrare fino al 2007. Attivo anche come solista, Cornell ha pubblicato cinque album in studio, l’ultimo dei quali è e rimarrà ‘Higher Truth’, uscito nel 2015. Celebre, infine, la sua collaborazione con David Arnold per dare vita al brano ‘You Know My Name’, tema di ‘Casino Royale’, il primo film in cui Daniel Craig veste i panni dell’Agente 007 James Bond. In tempi recenti il cantautore statunitense aveva paventato l’idea di riunire nuovamente i Temple of the Dog per produrre nuovo materiale.

 

Montage Of Heck, appunti a margine

A qualche mese di distanza dalla sua premiere al Sundance, e preceduto da un violentissimo hype specialmente su Twitter, è approdato anche sul grande schermo -e verrà trasmesso dalla HBO il 4 maggio- Cobain Montage Of Heck, il primo documentario autorizzato sul frontman dei Nirvana. Ma al di là dell’evento mediatico, caratterizzato da un’eco davvero senza precedenti nella storia del rockumentary (e su questo ci torno più avanti), Montage Of Heck è un film da consigliare a chi vuol conoscere più da vicino la storia della band? La risposta è no. Continua la lettura di Montage Of Heck, appunti a margine

Dal Sundance a Berlino Kurt Cobain Montage of Heck

Kurt Cobain: Montage of Heck è questo il titolo del documentario, distribuito dalla Universal Pictures e prodotto da HBO Documentary Films, dedicato al re del grunge e del rock contemporaneo Kurt Cobain, scomparso nel 1994 all’età di 27 anni. Il film, che dopo il trionfale debutto al Sundance verrà presentato alla Berlinale nella sezione Panorama Dokumente, è scritto e diretto dal regista statunitense Brett Morgen (Crossfire Hurricane sui Rolling Stones) e vede nel ruolo di produttrice esecutiva Frances Bean, la figlia ventiduenne avuta dalla relazione con Courtney Love. Continua la lettura di Dal Sundance a Berlino Kurt Cobain Montage of Heck