Lectio magistralis di heavy metal lo scorso 3 settembre 2026 che ha visto salire in catt… pardon, sul palco davanti a quattromila persone di ogni età nientemeno che i Judas Priest di Rob Halford al Parco del San Valentino di Pordenone. E ‘Mai piu Pordenoia’ è stato il boato generale di soddisfazione per l’evento esploso sui social nei giorni successivi al concerto, in virtù della recente nomina della città sul Noncello a Capitale Italiana della Cultura 2027.
Una partenza col botto, considerato che si è trattato della prima volta live in Friuli di Halford e soci, pionieri del sound metallico dalla fine degli anni Settanta nella perfida Albione addirittura prima di gruppi come Iron Maiden e Saxon.
In apertura per la leg italiana con tre date su quattro compresa Pordenone c’erano i Nevermore, band fondata a Seattle nel 1991 recentemente riunita, diventata un po’ l’emblema vivente che non è mai troppo tardi per ottenere il giusto riconoscimento.
Ed anche l’atteso ‘premio’ per il popolo del metal, forse un po’ a stecchetto di tutti quei nomi più storici del genere che spesso solo lambiscono la regione, contesi dagli agguerriti vicini Veneto e Slovenia.‘Secondo me per una città come Pordenone aver avuto l’onore di ospitare i Judas Priest ha lo stesso significato di Bologna quando ha ospitato i Metallica’ commenta orgogliosamente Francesco sul suo profilo Facebook, e giustamente ‘No, concerto non è la parola giusta. I Judas Priest sono uno di quei gruppi per cui è più corretto parlare di pellegrinaggio’ puntualizza Michael, perché ‘sotto al palco si possono trovare i fans dei Dream Theater come quelli dei Gorgoroth in un comune tributo d’onore corale ai padri illustri’.
‘Passato e futuro a pochi metri di distanza’ è il commento di Enrico sulla foto che immortala il crowdsurfing di un bambino che viene portato in trionfo dalla folla in rappresentanza delle nuove generazioni. Perché, come giustamente ricorda Elvecius nel suo gustoso excursus sul metal nella provincia dei primi anni ’80, ‘in quell’epoca i mammut pascolavano ancora tranquilli per le campagne e le conoscenze che potevi avere sulla musica del demonio erano poche e frammentarie: non esistevano ancora le riviste specializzate e potevi trovare mezza pagina o un misero trafiletto dedicato all’heavy su giornali come ‘Ciao 2001’ e ‘Rockstar’ che poi riguardavi di continuo con la stessa meravigliata attenzione con cui compulsavi il catalogo della biancheria femminile su Postal Market. I dischi e le cassette nei due negozi di Porto erano pochi e molto spesso non avevi i soldi per comperarli; chi era più vecchio di te cercava di convincerti che oltre i Deep Purple non c’era nulla di interessante etc.
‘In questo panorama sconfortante’ prosegue, ‘i concerti metal trasmessi dalla Rai (quelli reali avevano ancora la consistenza del miraggio e della traveggola) in tarda serata nel 1984, ebbero per me lo stesso valore della vittoria ai Mondiali nell’82. Riuscii a vedere i Def Leppard, gli Iron Maiden e i Judas Priest e capii questo: i Def Leppard erano quelli che piacevano di più alle ragazze, i Maiden erano quelli che piacevano di più a me e i Judas erano l’heavy metal‘.
E da notare che, sebbene siano passati cinquant’anni, la rivalità con la Vergine di ferro è più viva che mai: ‘Una band che non ho mai particolarmente amato (essendo io un Maideniano di ferro, ah ah che simpa)’ confessa Gian Battista, che però ammette ‘Valeva la pena..? Beh, sì. Decisamente. Halford regge molto meglio di quanto mi aspettassi, la band spacca, l’ora e mezza di spettacolo passa in un amen, non ci si può proprio lamentare’.
Tutto perfetto quindi? Certo, all’interno del Parco ci aspettavamo qualche chiosco in più per cibo e bibite, ma alla luce delle polemiche circolate sulla data di Brescia apprezziamo ancora di più la fortuna di aver partecipato ad un evento così speciale in un contesto spazioso, immerso nella natura, e, last but not least, sorretto dal meteo splendente -sappiamo che certe supercelle nel Friuli orientale ci mettono tre secondi per spazzare via tutto!
Più della quantità di luganeghe a disposizione, a preoccuparci sono le nuove regole che hanno preso avvio proprio con la serata dei Judas Priest, e frutto dell’accordo raggiunto con i cittadini residenti vicino al Parco dopo un’estate di proteste: coprifuoco musicale alle 23.30 – il concerto di giovedì è terminato alle 22.42-, vietati dj set sia prima del concerto così come gli afterparty, nonché la decisione di limitare le prove di soundcheck ad una sola giornata- il Parco nel mese di luglio ospita il Pordenone Blues Festival, che quest’anno si è chiuso con un bilancio record di circa 50.000 presenze complessive e circa 20.000 spettatori ai live.
Per questo, come riportato dai media locali, il Comune starebbe valutando alcune soluzioni per individuare delle location alternative in vista della prossima stagione estiva. Tra le ipotesi al vaglio figurano il Parco IV Novembre, che ospiterà i prossimi appuntamenti del Music in Village, ma anche l’area della Fiera…STAY TUNED!!!!!!!!






