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Phantom City Part 5: La storia del Cathouse 1988-1991

Nell’epoca in cui i concerti rock trovavano spazio sulle piste da ballo -Paradiso di Trieste, Valentinis di Monfalcone-, un gruppo di amici nella periferia dell’estremo nordest decide di prendere il coraggio a due mani, e dare vita a un locale capace di richiamare l’atmosfera glamour delle grandi metropoli. Nasce così sulla statale tra Udine e Gorizia il Cathouse che, ribattezzato come l’omonimo, leggendario club di Los Angeles, alternava serate djset a concerti che spaziavano dal metal al punk hardcore. White Zombie, Christian Death, Death SS, Jingo De Lunch, Negazione, Extrema sono alcuni dei nomi passati dul suo palco oltre a tanti gruppi tra Udine, Trieste e Pordenone, tra cui Upset Noise, Wind, Silence, Foxy Lady…Abbiamo chiesto a Christian Taddio, che del Cathouse è stato l’anima e co-fondatore, di raccontarci la storia di questa breve ma intensa avventura.

F: Ciao e benvenuto su Freezine! Ci racconti com’è partita l’idea del club?

CT: Era il 1987 e frequentavo ancora l’Istituto Statale d’Arte di Udine. Per chi c’era, sa bene che non era una scuola qualsiasi: era probabilmente il posto più vivo, creativo e alternativo della città. Arrivavano studenti anche da Pordenone e lì dentro convivevano tutte le tribù urbane dell’epoca: dark, new wave, punk, rockabilly, mods, metallari, hippie… e sì, persino i paninari. Un piccolo zoo umano meraviglioso. Io ero ancora un ragazzino e con la mia compagnia frequentavo il Centro Sociale Autogestito di via Volturno, i concerti e i pochi locali di Udine dove gravitava la scena alternativa rock del periodo. Col tempo abbiamo conosciuto un gruppo di ragazzi un po’ più grandi di noi, gente che girava spesso l’Italia e l’estero. Tra loro c’era Diego, con cui poi sarebbe iniziata tutta l’avventura. Da lì si è aperto un mondo: concerti, club fuori regione, weekend infiniti tra Bologna, Milano, Padova e soprattutto Londra, che in quegli anni era una specie di Mecca per chi viveva certe sonorità e certi immaginari. A Bologna avevamo amici con cui poi ci si ritrovava persino a Londra a Camden Town o nei club di Soho. Era un periodo davvero fertile: molto spontaneo, molto autentico, molto meno costruito di oggi. Ad un certo punto Diego si trovò davanti a un bivio: trasferirsi definitivamente a Londra, che frequentava già da anni, oppure tentare una scommessa folle qui da noi. Vinse la follia. Mi propose di fare
il deejay e di condividere con lui la direzione artistica di un club. Io ero totalmente immerso nella musica e nella scena, quindi ci buttammo senza pensarci troppo. O forse pensando pochissimo, che a diciotto anni è pure meglio.

Diego Zompicchiatti (in primo piano) con Christian Taddio (a sinistra), anime fondatrici del Cathouse Club, insieme ad alcune ragazze della storica crew che contribuiva all’atmosfera del locale.
© Christian Taddio


Il nome Cathouse lo scegliemmo insieme. Lo prendemmo ispirandoci a un noto club di Los Angeles: ci piaceva il suono, aveva carattere, evocava qualcosa di sporco, glam e notturno al punto giusto. Il locale aprì a San Giovanni al Natisone, in una posizione strategica sulla statale facilmente raggiungibile da Udine, Gorizia, Monfalcone e Trieste. Col tempo iniziò ad arrivare anche gente da Pordenone, sia grazie alle amicizie che avevamo lì, sia perché facevamo pubbliche relazioni in modo molto artigianale: chilometri in macchina, flyer distribuiti a mano, serate passate a promuovere concerti nei locali della regione. Altro che social network. All’epoca l’algoritmo eri tu, con le scarpe consumate.
Io curavo l’immagine del club: logo, flyer, locandine e gli allestimenti del locale, soprattutto per eventi speciali come Halloween. Oggi sembra normale, ma alla fine degli anni ’80 le feste a tema horror con dress code non erano ancora una moda inflazionata. Credo davvero che siamo stati tra i primi in zona a portare quel tipo di atmosfera scenografica e immersiva. L’esperienza del Cathouse è durata dal 1988 al 1991. Poi, dopo un paio di viaggi negli Stati Uniti, decidemmo di fare il salto e trasferirci per un periodo a Hollywood. E lì iniziò un altro capitolo ancora più folle.

Logo del Cathouse
© Christian Taddio

F: A livello generale, già frequentavate dei locali che possono in qualche modo aver ispirato?

CT: Assolutamente sì. Frequentando città come Bologna, Milano e soprattutto Londra, avevamo già in testa un’idea molto precisa di cosa volessimo creare. Locali come Camden Palace, Kit Kat, Gossip, Astoria o in Italia il Tenax, Cellophane, Aleph, Mascotte per citarne qualcuno… e ci avevano fatto capire quanto un club potesse essere non solo un posto dove bere e ascoltare musica, ma un vero punto di ritrovo identitario. Successivamente anche Los Angeles ci influenzò tantissimo: Whisky a Go Go, Rainbow, Viper Room, Sin-a-Matic, Troubadour, Club Ugly e lo stesso Cathouse… erano luoghi dove musica, immagine e atteggiamento si mescolavano continuamente. Noi volevamo portare anche in Friuli quell’energia lì. Un posto dove contassero la musica, il look, l’attitudine e soprattutto il rispetto reciproco. Al Cathouse non ricordo particolari episodi di violenza o risse. La gente veniva per stare bene, conoscere persone simili, sentirsi parte di qualcosa. E poi ci dicevamo: perché certe cose devono succedere solo nelle grandi metropoli? Anche una provincia può avere il suo piccolo angolo fuori dal mondo.

Una serata al Cathouse con alcuni personaggi che hanno animato le sue notti più iconiche
© Christian Taddio

F: Nello specifico del Friuli invece com’era la situazione dei club in quel periodo, e quali idee avevate per attirare pubblico?

CT: Nei primi anni ’80 ricordo locali come il Rocktonda a Udine o il Dejavù di Portogruaro, che Diego e gli altri frequentavano già, mentre io ero ancora troppo giovane per frequentare e senza patente, quindi abbastanza limitato negli spostamenti. Verso la seconda metà degli anni ’80 iniziammo invece a frequentare posti come il Fashion di Trieste, gestito da Clara con Marco Bellini in consolle, oppure alcuni locali alternativi nel pordenonese, come uno storico club a Bannia.
Con il Cathouse volevamo attirare persone che si riconoscessero davvero nella proposta musicale e visiva che offrivamo. Per noi il look era parte integrante della cultura musicale: non semplice estetica, ma linguaggio. Andavamo spesso a cercare vestiti a Milano in via Torino, a Bologna in montagnola e ovviamente durante i nostri viaggi londinesi tra King’s Road, High Street Kensington e Camden Town. Cercavamo i negozi giusti, quelli che vestivano artisti e outsider. Uno su tutti: Red Balls on Fire, storico riferimento della scena rock internazionale, frequentato da gente come Lenny Kravitz, Guns N’ Roses e The Cult, che poi si trasferì a Los Angeles sulla Melrose Avenue. Insomma, volevamo creare un ambiente che avesse personalità vera, non una copia sbiadita di qualcosa visto in tivù.

F: Cosa ci puoi raccontare delle serate djset?

CT: Al Cathouse ero il dj resident e il repertorio partiva dal dark wave: Sisters of Mercy, Bauhaus, Siouxsie and the Banshees, Fields of the Nephilim, Joy Division, The Cramps, Ramones, Sex Pistols, Nitzer Ebb… per poi evolversi verso quello che stava emergendo in quel periodo: Jane’s Addiction, Faith No More, Nirvana e molto altro. Una band fondamentale per noi furono sicuramente i Cult. Tutto il nostro gruppo ne era quasi ossessionato. Con il passaggio dall’album ‘Love’ a ‘Electric’, prodotto da Rick Rubin, cambiarono pelle: dalle atmosfere gothic post-punk passarono a un hard rock molto più diretto e americano. All’inizio quel cambio ci spiazzò parecchio, ma fu anche il ponte che ci portò verso sonorità più street rock e verso gruppi come Guns N’ Roses, L.A. Guns, Faster Pussycat, Mötley Crüe.

Christian alla consolle del Cathouse Club insieme ad alcuni membri della crew del locale
© Christian Taddio

Ed è anche uno dei motivi per cui, finita l’esperienza del Cathouse, ci trasferimmo a Los Angeles. In un certo senso quel disco ci aveva già prenotato il volo. Ovviamente c’erano anche radici più classiche: Led Zeppelin, David Bowie, T-Rex, Sweet… tutto il glam rock anni ’70 che continuava a scorrere sotto pelle. Il pubblico era molto eterogeneo ma fidelizzato: amici, habitué della scena friulana e persone che arrivavano anche da fuori regione o dall’estero. Talvolta venivano ragazzi da Lubiana, Nova Gorica, Bologna, Roma o Milano per eventi particolari. Erano spesso persone conosciute ai concerti o nei nostri continui viaggi musicali tra nord Italia ed Europa.

© Christian Taddio

F: Quali concerti ha ospitato il Cathouse? Qualche aneddoto particolare?

CT: Abbiamo organizzato concerti di band come White Zombie, Christian Death, Death SS, Jingo De Lunch, Negazione, Extrema, oltre a tanti gruppi tra Udine, Trieste e Pordenone, come gli Upset Noise e i Wind. Uno degli episodi più memorabili resta sicuramente il concerto dei Death SS. Fu probabilmente uno degli eventi con il maggiore riscontro di pubblico: ricordo fan arrivati già dal mattino e persino un gruppo di ragazze partite dalla Sicilia per esserci. Quella sera il locale esplose: più di mille persone, scenografia macabra curatissima, atmosfera quasi teatrale. E tra le richieste del gruppo ce n’era una piuttosto… particolare: recuperare in macelleria una grossa quantità di frattaglie. Durante il live Steve Sylvester iniziò a lanciarle sul pubblico come in un rituale horror rock delirante. A fine concerto il locale sembrava il set di un film splatter di serie B girato senza permessi. Per ripulire e disinfettare tutto ci vollero due giorni interi. Però sì, è stata una notte epica.


F: Come funzionava la convivenza di generi musicali diversi nello stesso locale?

CT: In realtà funzionava molto meglio di quanto si possa pensare oggi. C’erano identità diverse, certo, ma meno rigidità tribalistiche. Io partivo spesso con sonorità gothic e alternative più iconiche, poi durante la serata calibravo il set in base alla pista e alle persone presenti, passando dal punk all’hard rock senza grossi problemi. La consolle era quasi un confessionale: tutti arrivavano a chiedere pezzi. Cercavo di accontentare più persone possibile… anche se ovviamente non tutte. Altrimenti avrei dovuto mettere su una juke box e andare a bere al bancone.

Diego e Christian insieme agli amici dell’epoca arrivati da Bologna al Cathouse, tra notti infinite,
musica e backstage.
© Christian Taddio

F: In California hai avuto modo di toccare con mano posti di una scena rock leggendaria, qual è stato l’impatto e che cosa puoi raccontare di quell’esperienza?

CT: Vivere a Hollywood è stata un’esperienza che, ancora oggi, mi sembra sospesa tra realtà e pellicola. L’America non è l’Europa, nel bene e nel male: cambia il ritmo, cambia lo spazio, cambia perfino il modo in cui ti muovi dentro una città. E Los Angeles poi non è una città, è una distorsione geografica del concetto stesso di ‘città’. Hollywood, in particolare, è un set permanente: anche quando non succede nulla, hai sempre la sensazione che qualcosa stia per iniziare. La vita notturna ruotava attorno a luoghi che, per chi è cresciuto con una certa musica, erano quasi mitologici. Il Sunset Strip era una specie di corridoio elettrico. Ci muovevamo spesso con una Cadillac anni ‘70 comprata lì, che già di per sé sembrava un gesto più cinematografico che pratico. Una tappa quasi rituale era il Rainbow: birre e cocktail, ore leggere prima di finire a ballare o a vagare tra un locale e l’altro. Lì la normalità era relativa. Lemmy dei Motörhead era di casa, sempre dietro al biliardo come se fosse un arredo fisso del posto. Una volta ci siamo ritrovati anche a giocare una partita con lui, con quella naturalezza surreale che certe città sanno regalare senza chiedere permesso. Capitava poi di incrociare Slash e Duff dei Guns N’ Roses, o musicisti di band locali che lì erano nomi importanti anche se da noi non erano conosciuti… e una volta pure Lenny Kravitz lo trovammo seduto ad un tavolo a bere con amici.
Il Club Ugly, gestito dalla moglie di Vince Neil dei Mötley Crüe, aveva un’energia più sporca e diretta, mentre il Sin-a-Matic sulla Melrose Avenue era probabilmente il nostro preferito: un ecosistema a parte. Musica che spaziava dal gothic allo street rock, dall’industrial al grunge che allora stava esplodendo. Lì potevi incrociare alcuni componenti dei Ministry come se fosse la cosa più normale del mondo. La clientela era un universo parallelo: età, stili, identità mescolati senza gerarchie, con una componente fetish molto dichiarata e una libertà estetica che sembrava quasi irreale. Una delle immagini più forti resta un gruppo arrivato con un carro funebre decorato in stile famiglia Addams, tra teschi e fiamme sulla carrozzeria. Una dichiarazione estetica più che un mezzo di trasporto. Poi c’era il Glam Slam, il locale di Prince, più elegante (bellissimo!), quasi sospeso rispetto al resto…Diverso, sì, ma proprio per questo interessante: anche lì si capiva quanto quella scena fosse contaminata e viva. Prince, del resto, era un artista che non si poteva ignorare, anche quando non era il ‘tuo’ mondo. I live li vedevamo spesso al Troubadour, al Whisky a Go Go o Viper Room, luoghi che hanno praticamente scritto una parte della storia del rock. E poi concerti, notti infinite, e un Capodanno in un locale ad Anaheim con i Bang Tango.
Col tempo i dettagli si sfumano, ma resta nitida una sensazione: non era solo assistere a una scena musicale. Era attraversarla mentre stava ancora accadendo.

Collage di immagini che raccoglie i volti, gli ospiti e i protagonisti che hanno reso iconiche le serate e i concerti del locale
© Christian Taddio

F: Oggi esistono numerose serate organizzate in ricordo/tributo a club e discoteche storiche, avete già fatto qualcosa di simile o non vi interessa proprio?

CT: C’è sicuramente una forte voglia di revival e non ho nulla contro questo tipo di serate: hanno un loro pubblico e una loro funzione. Però né io né Diego siamo mai stati particolarmente attratti dall’idea di vivere di nostalgia. I ricordi sono preziosi, ma se ci resti troppo dentro rischi di trasformarti nella cover band di te stesso.
Dopo l’esperienza californiana, dalla metà degli anni ’90 abbiamo iniziato a lavorare e collaborare con diversi club in Italia, tra cui Movida, Gilda ed Exogroove, avvicinandoci sempre di più alla musica elettronica, alla direzione artistica e agli allestimenti. Nei primi anni 2000 ci siamo concentrati soprattutto in Friuli Venezia Giulia, collaborando con realtà come il Kursaal Club, Ca’ Margherita e locali di Trieste come il Salomè. Negli ultimi anni, dopo una pausa e un viaggio a New York dove abbiamo conosciuto Susan Bartsch, la regina delle notti newyorkesi, abbiamo ripreso anche il discorso legato a Halloween. Quell’anima un po’ dark in realtà non se n’è mai andata, si è solo evoluta. Oggi lo facciamo in una chiave più curata: eventi privati su invito, con tema e dress code, dj nazionali e internazionali, performer e location sempre diverse.
La vera sfida, oggi, è trovare luoghi che abbiano ancora un’anima. Spazi belli ce ne sono, ma quelli davvero evocativi sono sempre più rari. Il pubblico è cambiato, è più maturo e molto orientato alla musica elettronica, ma lo spirito resta lo stesso: ricerca, atmosfera, identità.
Cerchiamo di costruire serate che non siano solo intrattenimento, ma piccole parentesi fuori dal quotidiano, dove per qualche ora si sospendono pensieri e routine. In un mercato del divertimento
sempre più omologato e commerciale, proviamo a mantenere una voce diversa, anche restando in Friuli. Io e Diego portiamo semplicemente la nostra visione, e lo ripeto spesso anche a chi ci segue da anni o a chi arriva per passaparola: non facciamo serate per farvi tornare indietro nel tempo… al massimo per ricordarvi che siete ancora in grado di non annoiarvi nel presente.

© Christian Taddio

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Pietrasonica 2025: aggiunti al bill Kaleidobolt e altre band

Pietrasonica Fest ha confermato la presenza di altre quattro band, tra cui i finlandesi Kaleidobolt. Così, dopo l’annuncio degli Atomic Bitchwax con Bob Pantella, si sta delineando il bill della 16edizione in programma venerdì 1 agosto e sabato 2 agosto presso il Parco delle Colonie di Osoppo (Ud).

Queste di seguito le band finora confermate dal Pietrasonica 2025:

THE ATOMIC BITCHWAX (USA)
KARKARA (FR)
MARAGDA (ES)
HUGE MOLASSES TANK EXPLODE (IT)
SAMSATION (IT)
KALEIDOBOLT (FI)
JANTAR (HR)
THE MAGOGAS (HR)
VOODOOGRAVE (IT)

INDOOR STAGE!!!

Cheap food and drinks!! 🍺🍷🍔

FREE CAMPING!! ⛺

Psychedelic light show, Vinyl & CD fair and more!! 💿🔈

Ponte del Diavolo per la prima volta in Friuli! Venerdì 21 febbraio al Lupus in Fabula di Nimis

Ponte del Diavolo + The Dead Flowers Graves

Venerdì 21 febbraio 2025—-Start 21:00

Lupus in Fabula  Via S. Gervasio 44, 33045 Nimis, UD

Qui il link per tesserarsi [⚠️ Ingresso riservato ai soci. Non è possibile effettuare l’iscrizione in loco. E’ necessario tesserarsi online entro le 19:00 del giorno precedente ⚠️]

Ticket qui

Ponte del Diavolo arrivano per la prima volta in Friuli, pronti a trasportarvi in un rituale musicale carico di atmosfere oscure, sensuali e mistiche. Formati a Torino nel 2020 da membri di altri gruppi (Feralia, Inchiuvatu, Abjura e Askesis), propongono un sound doom/black metal con radici old school, aggiungendo al tutto un tocco moderno e fuori dagli schemi. La voce femminile di Erba del Diavolo, -nome d’arte di Elena Camusso, già attiva nella scena dark goth sotto la Mole con Carmilla e Macabro Show– è il fulcro di questo progetto fortemente esoterico. La presenza di due bassisti crea una massiccia base per la chitarra ritmica, il tutto scandito da un drumming crudo e dinamico. Dopo il successo del debut ‘Fire Blades from the Tomb’ (Season Of Mist, 2024), hanno ristampato i loro primi tre EP sotto forma di una compilation intitolata ‘Tre – The EP Collection’. La raccolta è stata pubblicata in formato CD, LP, cassetta e digitale lo scorso dicembre via Time To Kill Records.

Ad aprire la serata tornano The Dead Flowers Graves che
dopo il successo della loro prima esibizione, stupiranno ancora con il loro doom metal potente e oscuro, capace di raccontare fiabe occulte dal palco del Lupus in Fabula.

Alice Cooper, unica data italiana al Pordenone Blues Festival mercoledì 10 luglio

Mercoledì 10 luglio 2024
📍 Parco San Valentino – Pordenone
🕕 Apertura Porte: ore 18:00
🎤 Inizio Concerto: ore 21:30

Prezzi dei Biglietti:
🎟️ Prato: € 55,00 + diritti di prevendita
🎟️ PIT: € 70,00 + diritti di prevendita
ℹ️ Tutte le info su 👉 https://bit.ly/46WtRzC
🎟 Prevendita online TicketOne: 👇
https://bit.ly/alice-cooper-pn

🎟📌 Punti vendita ticketone sul territorio:👇
www.ticketone.it/help/outlets/

Concerto organizzato da Associazione Pordenone Giovani, Pordenone Blues Festival in collaborazione con Barley Arts, Azalea.it, Comune di Pordenone, Regione Friuli Venezia Giulia e Virgin Radio Italy

Un’occasione unica per vedere dal vivo la leggenda, una vera icona del rock che ha fatto tremare il mondo con la sua musica e i suoi scenografici show continuando a sorprendere i fan di ogni angolo del mondo, come un buon film horror.

I biglietti sono già disponibili in prevendita su ticketone.it e in tutti i punti vendita autorizzati Ticketone.👇

L’icona del rock trascorre almeno sei mesi all’anno on the road per portare a fan vecchi e nuovi il suo iconico show, uno psicodramma rock, divertendosi ad esibirsi quanto il pubblico si diverte a guardarlo. Conosciuto come l’architetto dello shock rock, Alice Cooper – sia con la band che da solista – ha fatto tremare il mondo e minato l’autorità di generazioni di guardiani dello status quo, continuando a sorprendere i fan di ogni angolo del mondo, come un buon film horror.

A Pordenone l’artista presenterà anche il suo ultimo album Road (2023), scritto e registrato a quattro mani insieme ai membri di lungo corso della band che lo accompagna in tour: Chuck Garric, Nita Strauss, Ryan Roxie, Tommy Henriksen e Glen Sobel. L’album ha ricevuto da subito recensioni entusiastiche dai principali magazine musicali di tutto il mondo.

METALTRAVE: un nuovo festival tra i borghi dell’Alto Friuli

Si terrà sabato 30 giugno e domenica 1 luglio il METALTRAVE a Travesio (PN).

https://www.facebook.com/events/353856718454307/

Il Festival propone band italiane di spicco: insieme agli emergenti Frozen Crown (nella foto sotto) e i già ben collaudati Kalidia e Teodasia con la partecipazione di Giacomo Voli, ci saranno anche i Temperance nella nuova versione vocale sia maschile che femminile, gli Elysium band di Orvieto che si presenterà con una nuova formazione.

E ancora i collaudatissimi Genus Ordinis Dei e gli Injury, più le band locali Starsick System, Inira, Headquakes e Caligo.

Undici band per due giorni di ottima musica metal!

Inizio concerti ore 18

Apertura cancelli ore 15

Ingresso giornaliero 7 euro (10 euro per le due giornate e possibilità di campeggio)

Summer Metal 2018 @Lonca di Codroipo (UD): il bill completo

Il Summer Metal 2018, come da tradizione, si svolgerà nell’area verde di Lonca di Codroipo, in provincia di Udine, nei pressi della bellissima Villa Manin, nei giorni 3-4-5 agosto. L’ingresso alle tre giornate sarà gratuito. Eccovi quindi tutti i nomi che calcheranno il palco del Summer Metal, regalando dosi di metallo tonante:

Venerdì 3 agosto

FROZEN CROWN
KANSEIL
HEADQUAKES
SACRO ORDINE

Sabato 4 agosto

ANTROPOFAGUS
SEPOLCRAL
SKORBUTIKS
MEMBRANCE
MANOLUC

Domenica 5 agosto

NECRODEATH
AGANIS
HELLMETALL
OLD ROGER’S REVENGE
HADAL
GATES OF DOOM
INHUMAN HUNTERS

Facilmente raggiungibile e dotato di un ampio parcheggio a pochi metri dall’area concerti, il Summer Metal 2018 non sarà solo musica, però. All’interno della manifestazione troverete forniti chioschi, cucina e vari stand, divenendo l’ideale punto di ritrovo per tutti gli appassionati della musica dura.