Da Ozzy ad Alice Cooper, dai Kiss ai Metallica, passando per il Far East Film e la Mostra del Cinema di Venezia, nel corso della sua lunga carriera Riccardo Modena ha immortalato decine di stelle e celebrities dello spettacolo. La sua passione per il rock inizia fin da adolescente nella Udine tappa di concerti internazionali, sviluppandosi nella seconda metà degli anni ’80 in una serie di collaborazioni con i gruppi iconici della scena del Nordest, di cui ha firmato immagini e copertine diventate di culto.
F: Ciao e benvenuto su Freezine! Com’è iniziato il tuo percorso?
RM: Tutto incominciò un po’ per caso, quando un compagno di classe mi affidò fotocamera e biglietto per i Pooh in concerto al Palasport di Udine. Lui non poteva partecipare, io avevo fatto solo un breve corso da boy scout, quindi sfruttai i consigli del commerciante che mi aveva venduto la pellicola, ma alla fine il risultato fu così interessante, quasi come scoprire un mondo nuovo, che i miei decisero di regalarmi una fotocamera manuale. In quel periodo, inizio anni ’80, Udine era spesso inclusa in tour importanti come Ramones, Uriah Heep, Devo, Wishbone Ash, Iggy Pop e il prezzo dei biglietti era molto, molto più amichevole di adesso, qualcosa che la paghetta di uno studente poteva affrontare, e nessuno limitava la presenza di fotocamere…da lì iniziai a realizzare un piccolo archivio.
F: Ci puoi raccontare invece della tua esperienza nella Udine degli anni ’80?
RM: Udine all’epoca era una città ‘campione’ per la presenza di numerosi cinema che fornivano i dati per i sondaggi di partecipazione nazionale e, come dicevo, spesso includeva tour internazionali -ricordo che negli anni ’70 l’Italia era evitata dagli artisti stranieri. Quindi si viveva un clima culturale decisamente attivo, e questo, in una città a misura d’uomo, contribuì alla nascita in parallelo di movimenti diversi ma spesso inclusivi tra loro. C’era il Centro Sociale Autogestito, nello spazio che ora è occupato dal Palazzo della Regione, dove confluivano le varie realtà meno allineate tra le quali non c’era conflitto, ma più spesso interazione. L’unico ‘scontro’ che ricordo è stato un incontro di calcio metal vs. punk, vinto dai punk e concluso con una serata in birreria (a carico dei perdenti). Il centro ospitava concerti eterogenei sia metal che punk ma anche dark e wave, insomma tutte le realtà alternative che lì potevano organizzare iniziative e trovare spazio di discussione. All’epoca era quasi obbligatorio far parte di un gruppo sociale ed essere etichettato, situazione che non ho mai amato particolarmente…per contrappasso siamo arrivati a generazioni successive decisamente individualiste. Ricordo i Ritmo Tribale ma anche un concerto degli Scream, con alla batteria un giovanissimo Dave Grohl, che poi sarebbe diventato membro dei Nirvana e fondatore dei Foo Fighters.
‘La stagione dei concerti internazionali ad un certo punto si interruppe, e Udine divenne una sorta di ‘biosfera’ dove comunque qualche fuoco stava ancora bruciando. Resisteva un locale chiamato Rocktonda che, a fasi alterne, ha accompagnato gli alternativi fino agli anni ’90. Un altro punto di riferimento è stato il Cathouse a San Giovanni al Natisone, attivo nella seconda metà degli ’80, che ha ospitato fra gli altri Rob Zombie con la sua band dell’epoca. C’erano band come Aldebaran che fondevano prog con sonorità contemporanee, Halloween che hanno avuto riscontro nazionale, ma anche altre realtà in diversi campi musicali. Qualche anno fa, come fotografo del Far East Film Festival, mi è capitato di incontrare un regista, credo fosse indonesiano, appassionato di punk italiano che conosceva benissimo gli Upset Noise e gli Eu’s Arse. Rimane comunque una città medio-piccola che è riuscita comunque a produrre qualcosa di interessante’.
F: Con le tue foto alle band dell’epoca sei riuscito a raccontare tutto questo fermento, com’è successo?
RM: Ero iscritto all’Istituto d’Arte di Udine e gli Halloween, di cui ero amico, mi affidarono l’incarico di realizzare la backcover di ‘L.A.D.Y.’ Le foto sono state realizzate insieme all’amico Luca Gasparini nel suo garage con un risultato che ora mi sembra molto ingenuo. Credo che per i fondali avessimo usato la carta che serve a realizzare le montagne dei presepi, si vedono ancora le pieghe. Agli inizi seguii anche il successivo progetto di Fabio (Ronnie Angel, il cantante) che guidò i Wind in territorio rock e blues.
‘Anche gli Upset Noise li incontrai grazie all’amicizia con il batterista Stefano Bonanni. La foto di ‘Growing Pain’ venne realizzata nella loro sala prove senza grande preparazione, e decisero di usarla come backcover. Per quanto riguarda Heaven’s Touch ho sempre seguito la band anche nei diversi cambi di formazione, spesso accompagnavo alle prove Luca e il batterista John Car, che prima era con Halloween, così mi offrii anche di realizzare le foto. Appena iniziato a fotografare non avevo una musica preferita, ascoltavo quello che mi incuriosiva, allora l’unica opzione era acquistare i dischi. Finché proprio Luca e John, che avevo conosciuto al concerto di Uriah Heep, pensarono bene di regalarmi ‘If You Want Blood You’ve Got It’ di AC/DC che mi spalancò un mondo. Avevo sedici anni, e il metal mi accompagnò anche nel periodo successivo, inoltre con Luca e John ci frequentiamo ancora’.
‘Con i Timoria la storia è più curiosa. Entrai in contatto con la band senza avere mai sentito la loro musica e, solo per la loro simpatia, cercai di farli suonare nel locale che frequentavo, il Rototom di Gaio di Spilimbergo nel Pordenonese. L’anno dopo avrebbero pubblicato ‘Viaggio senza vento’ (1993) sul quale in pochi credevano, si è dimostrato invece il disco che ha dato nuova energia al rock italiano. Grazie a comuni amici siamo sempre rimasti in contatto e ho seguito molti dei loro concerti in zona. Quando pubblicarono il live ‘Generazione senza Vento’ avevo abbastanza materiale fotografico e mi proposero di utilizzarlo nel booklet interno. Proprio in questi giorni si è paventata la possibilità di raccogliere il loro materiale in un libro, ma finora è solo un progetto appena abbozzato. Menzione d’onore per il Rototom (adesso, con lo stesso direttivo, è diventato l’attuale festival reggae di Benicàssim), che ebbe il merito di ospitare nella nostra regione molte realtà interessanti, dai Ramones a Ice-T e Body Count, passando per Living Colour e Massive Attack‘.
F: Non solo la musica, ma anche il cinema ha un ruolo importante nella tua vita. Sei fotografo al Far East Film di Udine, hai collaborato anche con Lorenzo Bianchini…Ci puoi parlare di queste tue esperienze?
RM: Le foto sui set di Lorenzo Bianchini sono state un altro caso. Un fotografo con cui lavoravo stava facendo il direttore della fotografia sul primo progetto di Lorenzo ‘Radice Quadrata di Tre’, quindi venni coinvolto come fotografo di scena nel successivo progetto cioè ‘Custodes Bestiae’. Ancora una piccola produzione girata in digitale dove tutti si adoperavano a fare tutto, anche il frate cattivo, o il villico che indica la direzione al protagonista, e quelli toccarono a me. Ho partecipato anche a ‘L’Angelo dei Muri’ (2018), una produzione importante che mi ha permesso di lavorare al fianco di Pierre Richard, una gloria del cinema francese, e con un direttore della fotografia come Peter Zeitlinger, da anni DOP di Werner Herzog e insegnante alla HFF di Monaco di Baviera. Un’esperienza splendida, impegnativa ma assolutamente appagante. Nell’ultimo film uscito, diretto da Bianchini, ‘La Memoria del Buio’, che trovate disponibile su You Tube, un giorno sul set mi è costato… un ruolo da cadavere.
F: Su cosa ti concentri invece quando scatti durante i live?
RM: La fotografia ha avuto un upgrade importante con il passaggio dall’uso della pellicola al digitale. L’insidia è che adesso puoi scattare decine di foto senza sosta, mentre la pellicola arrivava a trentasei scatti, terminati i quali dovevi inserire un altro rullino. Inoltre ora puoi controllare il risultato pochi istanti dopo lo scatto. Ho notato che molti scattano a caso, e passano il tempo a controllare quello che hanno realizzato e poi scelgono. Per esperienza ho evitato questo approccio, e preferisco concentrarmi fermandomi per creare una bella inquadratura o attendere una bella espressione, come se gli scatti fossero limitati. I risultati sono decisamente più interessanti.
F: Quali sono state le tue fonti d’ispirazione?
RM: I primi a ispirare il mio lavoro, prima ancora di avvicinarmi alla fotografia, sono stati ‘Ciao 2001’, rivista musicale piena di colori e foto, il primo numero acquistato aveva in copertina i Kiss di cui non avevo ancora ascoltato nulla. Poi soprattutto le copertine della Hypgnosis di Storm Thorgerson che curava le cover di Pink Floyd, Scorpions, U.F.O. tra gli altri. Spettacolari e allo stesso tempo ironiche. Capolavori. Nell’ambito della fotografia musicale ho apprezzato e apprezzo il lavoro di Anne Leibovitz, di Mark Seliger e David LaChapelle e sono rimasto conquistato da Lee Jeffries, che è colui che ha seguito il tour di ’72 Seasons’ dei Metallica. Lavoro stupendo con i Metallica ma straordinario anche ciò che ha fatto oltre. In Italia mi è sempre piaciuto il lavoro del veneziano Alex Ruffini e spero di poter ospitare a Udine una sua retrospettiva. Il mio lavoro di fotografo mi dà grandi soddisfazioni, ora lavoro con agenzie nazionali, da vent’anni seguo il Far East Film Festival di Udine e gli altri eventi organizzati dal CEC, collaboro con promoter come Euritmica o Hub concerti e seguo altri eventi culturali come èStoria a Gorizia e la Mostra del cinema di Venezia. Gli eventi rappresentano non più del venti per cento del mio lavoro, il resto è molto più noioso ma è necessario per la sopravvivenza. Ho anche lavorato nella fotografia industriale e pubblicitaria o nel reportage sulla stampa locale, ma fotografare eventi live è sempre un grande piacere.
F: Cosa ti piace ascoltare nella vita di tutti i giorni?
RM: Per quanto riguarda le mie preferenze musicali, ammetto che nel periodo metallaro avevo un atteggiamento troppo snob nei confronti delle altre realtà musicali. Dagli anni ’90 in poi ho cercato di espandere le mie conoscenze musicali, anche perché c’era molto che non conoscevo, e ancora molto che non conosco. Amo ancora Judas Priest e Metallica, ma li alterno con molto rock anni ’70, da Led Zeppelin a Bowie ad Alice Cooper al prog, ma anche classica e qualcosa di italiano, ed ho sempre cercato di comprendere anche altri generi, che fossero elettronica, rap, pop, techno. Fra le ultime cose che ho ascoltato ci sono Nina Simone e Gustav Holst, un compositore classico che ha ispirato anche i Black Sabbath. Degli anni ’90 ho trovato e trovo entusiasmanti i Tool, i Nine Inch Nails e i System Of A Down, e in questo momento guardo con interesse ai Royal Blood o Sleep Token. Tra gli italiani Caparezza e Afterhours, recentemente ho trovato interessanti La Rappresentante di Lista, non fermatevi a ‘Ciao Ciao’. Anche se non riesco a coprire tutti i trecentosessanta gradi di visione musicale cerco di ampliare il più possibile il mio sguardo, comunque reggaeton e trap restano sempre fuori…mio limite evidentemente. Ma comunque i musicisti amati sono tantissimi e un elenco sarebbe noioso.
F: Hai fotografato i più grandi da Cooper a Jeff Beck passando per Malmsteem, c’è uno di questi concerti a cui sei legato di più per qualche motivo?
RM: Sono riuscito a fotografare le star che ammiravo, incontrando Ozzy, Lemmy, i Metallica..ma è stato straordinario incontrare Alice Cooper. L’amico Attilio Grilloni che all’epoca lavorava per Videomusic mi ha permesso di partecipare all’intervista esclusiva all’hotel Principe di Milano e mi sono trovato di fronte un gentleman di altri tempi. Disponibile, gentile e molto empatico…e senza pagare il VIP ticket a prezzi folli. Di Cooper ho seguito e seguo tutti gli eventi possibili, visto che, per fortuna, quasi ogni estate viene in Europa a causa del clima torrido di Phoenix. Aneddoti su altri ne avrei molti, ad esempio il cantante dei Faith No More che parla un perfetto italiano ma esagera la cadenza americana sul palco, o Ozzy in uno dei frequenti momenti alcoolici ma riempirei tutto lo spazio…e poi non tutto è divulgabile. E esistono anche delle immagini, che però rimangono ben segrete nel mio archivio…
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