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Villagers of Ioannina City, Omega Sun @Orto bar, Lubiana, 5.4.2026

di Gian Battista Ossi

Pasqua alternativa in trasferta lubianese per un evento che si è dimostrato fondamentale: il concerto all’Orto Bar dei Villagers of Ioannina City, band greca (dal nome impresentabile, mi domando come accidenti sia venuto loro in mente) che nel 2020 ha pubblicato il mio disco preferito in assoluto degli ultimi anni, ‘Age of Aquarius’, e che non avevo ancora mai visto live.

Omega Sun @Orto bar, Ljubljana 5.4.2025, ph. by Sarah Gherbitz

In apertura, davanti a pochissime persone e iniziando addirittura due minuti in anticipo sull’orario schedulato, gli Omega Sun, trio stoner sloveno che ha già calcato in diverse circostanze i palchi di Trieste e dintorni. Senza guizzi particolari ma potenti e coinvolgenti, questa è la terza volta che li vedo ed è quella che mi è piaciuta di più.

Omega Sun @Orto bar, Ljubljana 5.4.2025, ph. by Sarah Gherbitz

La sala inizia a riempirsi, le presenze secondo fonti interne si attesteranno alla fine sulle 250 unità, e alle 21.10 circa entrano in scena i Villagers of Ioannina City, in tour per promuovere il nuovo album, curiosamente non ancora pubblicato: dato in uscita genericamente ‘questa primavera’, ne propongono in anteprima qualche estratto, che sembra molto valido ma dovrà essere giudicato con calma su disco, quando sarà il momento.

Villagers Of Ioannina City @Orto bar, Ljubljana 5.4.2025, photo by Sarah Gherbitz

Ad ora, la parte del leone la fa il materiale scelto dal capolavoro ‘Age of Aquarius’. I greci suonano un personalissimo mix di stoner, heavy psych e folk (grazie al polistrumentista che si occupa di clarino, cornamusa e flauto), pestano quando devono pestare, con distorsioni apertamente metallose, alternando sapientemente possenti cavalcate stoner a lunghe divagazioni, che però di propriamente psichedelico hanno poco: sono sempre solide, concrete, di quella concretezza richiesta da sempre per la sopravvivenza dall’arido suolo dell’Ellade ai suoi abitanti, specie quelli della montagna… beh, di tutte le montagne del mondo, in effetti. Per una masterclass di psichedelia vera e propria, bisogna rivolgersi ai loro connazionali Naxatras.

Villagers Of Ioannina City @Orto bar, Ljubljana 5.4.2025, photo by Sarah Gherbitz

Comunque, un’ora e tre quarti abbondante, volume un po’ alto ma livelli perfetti, notevole presenza scenica: si fanno strada da un lato il rimpianto per aver saltato la precedente occasione in cui i Villagers si sono esibiti a Lubiana, due anni e mezzo fa, ma anche la consapevolezza di quanto siano davvero fighi.

Villagers Of Ioannina City @Orto bar, Ljubljana 5.4.2025, photo by Sarah Gherbitz

Koper, l’antico Bastione si anima con il noise industrial dei Submeet

Mercoledì 25 marzo, sotto le arcate in pietra del Bastione di Koper, si è avvertito un forte boato sludge industrial. L’antica fortezza di Capodistria, che nel XVI secolo proteggeva la città dagli invasori, ha ospitato un concerto organizzato da NORadio, radio indipendente del litorale sloveno. Ospiti direttamente da Mantova sono stati i Submeet, cazzutissimo trio noise post punk attivo dal 2017- questo tour include anche la data di supporto alle leggende newyorchesi post hardcore Unsane a Lubiana.

Esordiscono nel 2017 con un Ep dalle tinte shoegaze, a cui segue tre anni più tardi ‘Terminal’, album che intreccia influenze noise, post-punk e ambient. L’altra sera a Koper sono arrivati freschi dell’ultimo lavoro ‘codename ®‘ che, ispirato alle novelle del Decameron di Boccaccio, sposta ulteriormente il loro sound verso orizzonti ancora più estremi, procurando alla band illustri paragoni con Swans e Circus Mort. Uscito nel 2025, l’album è frutto di una collaborazione internazionale tra l’etichetta croata No Profit Recordings e le italiane Controcanti ProduzioniSanta Valvola Non Mi Piace.

A riscaldare la serata di questa fredda primavera, ci ha pensato Pio3, songwriter e instancabile promotore culturale tra le colonne della scena underground targata Fvg -è stato uno dei fondatori del Pietrasonica festival. Da anni voce su Radio Onde Furlane di Mainzai, la trasmissione di culto con cui si è fatto conoscere come il ‘John Peel del Friuli’, porta in giro la sua musica caratterizzata da testi dissacranti e uno sguardo allucinato sul mondo contemporaneo.

Resi agibili da poco, gli spazi del Bastione funzionano da vera e propria temporary location con mostre ed eventi in attesa dell’apertura del Libertas, adiacente ex magazzino in fase di ristrutturazione. Con due sale -la più grande da 800 persone- e una parte museale, viene annunciato come un nuovo polo multiculturale in grado di rafforzare le collaborazioni tra la già vivace cittadina portuale e le vicine Italia e Croazia.

Naxatras @Gala Hala, Ljubljana, 22.10.2025

Toccata e fuga la scorsa settimana a Lubiana dove, dopo la pioggia e le nebbie tipiche delle valli lungo il tragitto, troviamo ad accoglierci una tiepida atmosfera d’autunno e un piacevole clima di festa.

Dopo due anni dall’ultima esibizione nella capitale slovena, lo scorso 22 ottobre i Naxatras sono tornati al Gala Hala davanti a una folla entusiasta che ha riempito il club. Al nostro arrivo si è già creata una discreta coda all’ingresso e anche al bar, questo nonostante sia una data infrasettimanale e, cosa ancor più insolita, nonostante non ci sia nessun gruppo ad aprire la serata.

Probabilmente i Naxatras sono una di quelle -poche- band che, anche se straniera sulla carta, suscita ‘appartenenza’ come se fosse composta da local heroes. Sensazione condivisa anche con il resto del tour che, oltre a Lubiana, ha toccato anche Vienna, Sofia, Bucharest, Zagabria, Belgrado ed altre città dell’Est…strapieno ovunque!

Una volta saliti a bordo della ‘navicella spaziale’ del Gala Hala-dai cui divanetti si gode una vista eccellente-, la partenza è puntuale sulle note di ‘Spacekeeper’, a cui seguono ‘Journey to Nahromon’ e ‘Celestial Gaze’. E se il concerto comprende comunque gli album precedenti, per la maggior parte si concentra su ‘V’ (2025), l’ultimo lavoro con cui i Naxatras hanno ulteriormente aggiustato la ricetta del loro sound, amalgamando gli ingredienti classici del progressive rock con le ‘spezie’ provenienti dai mondi dell’elettronica e dell’anatolica.

La band, fondata da John Delias (chitarra e voce), Kostas Harizanis (batteria) e John Vagenas (basso e voce) a Salonicco 14 anni, fin da subito è apparsa a suo agio, un po’ come se si trattasse di un ritrovo tra vecchi amici. Insieme a loro sul palco anche Spiros Kouroubetsis alle percussioni e Pantelis Kargas alle tastiere, celati da una spessa coltre di fumo.

Il risultato è un vero e proprio trip sonoro che scorre senza intoppi, capace di trasportare sia attraverso lo spazio da un luogo all’altro, sia attraverso il tempo in epoche differenti, dalla folla di un free party durante gli anni ’70 al silenzio delle montagne dell’Anatolia. In questo modo anche la percezione della durata dello show è molto soggettiva, e sembra che lo spettacolo di un’ora e mezza sia trascorso in pochi minuti.

A giudicare dal movimento sotto palco, e dai ripetuti ‘we want more’ prima ancora dell’uscita di scena, sembra proprio che il nuovo lavoro sia stato apprezzato. Sono da poco passate le ventitré quando i Naxatras salutano Lubiana. Tuttavia i fans vogliono di più, così dopo pochi minuti tornano sul palco con ‘I Am The Beyonder’, quasi una sorta di ‘manifesto’ della band ‘I’ve got the right to see the black and purple stars out of the sky tonight/ And I’ve got second sight to learn to know what’s hiding deep inside, to die’…Difficile accedere al merch, dove tutti si sono riversati contemporaneamente per acquistare qualche souvenir della notte psichedelica.

P.S.: solo una piccola delusione, dovuta alla mancanza dei visuals sullo sfondo che di solito accompagnano i concerti della band con un tripudio di colori per garantire l’effetto ‘cinema’…speriamo ci siano la prossima volta, magari nel giardino esterno!

StonerKras, cresce la partecipazione per la due giorni di musica a Prosecco

Grande partecipazione per StonerKras Fest, il raduno stoner organizzato dall’associazione Rocket Panda Management, che si è concluso nel weekend a Prosecco sul Carso triestino. La pioggia, che la sera prima aveva fatto saltare numerosi concerti all’aperto, ha risparmiato la serata di sabato 12 luglio, consentendo lo svolgimento della manifestazione nei tempi e modi previsti.

Protagonisti sul palco gli svedesi Truckfighters, che con il loro show– data unica in Italia, Slovenia e Croazia- hanno riempito lo spazio esterno del Kulturni Dom. Mentre gli stand di esposizione, il dj set insieme all’after party di domenica 13 luglio hanno animato il resto di questa quarta edizione, coinvolgendo pubblico di tutte le fasce d’età.

Sei in tutto le band, da gruppi come Veuve e Mr. Bison ormai lanciati verso una carriera internazionale, ai triestini Black Pope, tornati ad esibirsi a quasi dieci anni dalla loro ultima apparizione in occasione di questo festival.

A convincere il pubblico sono state anche le band inedite per queste zone di confine, i croati Them Moose Rush e gli Zolle, dietro la cui apparenza così naïf c’è in realtà una produzione di alto livello.

Attivati per quest’edizione il servizio di navetta e il campeggio, allestito nella dolina adiacente all’area concerti, che ha consentito di prolungare la permanenza al festival anche nella giornata di domenica. Trascorsa in relax all’ombra degli alberi in compagnia di nuove band della scena triestina come Green Fudge, Lucyd di Dorina Leka, e l’incursione nell‘indie folk con la torinese Cecilia all’arpa.

L’auspicio è quindi chiaramente quello di rivedersi a Prosecco l’anno prossimo, con sempre più band, artigiani, cibo -a proposito, che fine hanno fatto le griglie? :)-, nell’ottica di un festival punto di incontro tra gruppi provenienti da tutto il mondo e l’eclettica community locale.

Brant Bjork Trio, Omega Sun @Gala Hala, Ljubljana, 3.7.2025

Lubiana come il Mojave Desert in occasione della data slovena di quel nume tutelare dello stoner rock che risponde al nome di Brant Bjork. Al nostro arrivo il termometro segna i 39°C, e la sua discesa nel corso della serata è così lieve che si stenta a percepire. Dopo un giro in centro, ci dirigiamo verso quella che per noi è una location nuova da esplorare, ovvero il summer garden del Gala Hala, uno dei club situati all’interno del Metelkova, cuore pulsante della Lubiana ‘alternativa’.

Il Gala Hala si rivela il rancho perfetto dove cercare un po’ di ristoro, con la sua verde ‘oasi’ e sassi di pietra sul terreno. A fare gli onori di casa ci sono i valorosi Omega Sun, che hanno suonato sfidando il sole ancora alto e la gente appena entrata ed ancora in procinto di roll….ehm, di prendere posto:) I rockers di Koper stanno continuando a portare in giro il loro ultimo lavoro ‘Roadkill’ (2023) ma, come hanno già anticipato, del nuovo materiale sta bollendo in pentola…quindi stay tuned!

Fans in adorazione per Brant Bjork, che ha pescato i brani attingendo soprattutto dall’ultimo album ‘Once Upon a Time in the Desert’ (2024) più qualche cover dalle sue band precedenti Bjork & The Bros, Low Desert Punk e Ché. Sul palco sembra in gran forma, affiancato dal fido partner in crime Mario Lalli per un’ora abbondante di concerto, sorretta alla batteria dal fenomenale Mike Amster dei Nebula e Mondo Generator…una vera macchina da guerra!

Accanto al super merch delle band, spiccavano sui banchetti poster e volantini di StonerKras Fest, il raduno heavy rock in programma sabato 12 luglio a Prosecco sul Carso triestino. Il festival, che quest’anno per la prima volta mette a disposizione un’area campeggio adiacente, proseguirà nella giornata di domenica 13 luglio con le stoner sessions, tutte le info e tickets su https://stonerkras.it/

Coven, Saturday Night Satan @Močvara, Zagabria, 26.4.2025

Super trasferta lo scorso 26 aprile per i Coven a Zagabria, la data finale del Magickal Chaos Tour 2025 che ha portato i pionieri dell’occult rock per la prima volta live nei Balcani. Partito dalla Grecia, dove hanno suonato sia ad Atene che a Salonicco, il tour è proseguito a Sofia, a Belgrado per concludersi a Zagabria, con queste ultime due date organizzate dalla Hangtime, vulcanica agenzia operativa in entrambe le città.

Dopo una passeggiata nella sempre pittoresca Stari Grad, arriviamo al Močvara appena in tempo per evitare la pioggia che ha caratterizzato una giornata dal clima decisamente autunnale. Ad accoglierci un’atmosfera da notte delle streghe, complice la presenza di belle ragazze agghindate in chiave dark e gothic, ma c’è anche qualche maschietto che sfodera la toppa dei Black Sabbath.

Nonostante il rischio di misurarsi con un personaggio come Jinx Dawson, la cantante dei supporter greci Saturday Night Satan ha l’aria di una che ormai è abituata al confronto con le celebrità. Dopo aver aperto in patria per star del doom come Green Lung e Lucifer, è arrivata l’opportunità di unirsi anche ai Coven per tutte le cinque date nei Balcani.

Incentrata su brani come ‘Witches dance’ e ‘5 AM’ dall’album di debutto ‘All Things Black’ (2024), la performance dei Saturday Night risulta particolarmente apprezzata dal pubblico, che nel frattempo ha ormai gremito la sala, e bisogna riconoscere alla band di aver assolto pienamente la sua funzione di intrattenimento.

L’attesa per i Coven è ormai alle stelle mentre il Močvara si fa sempre più affollato e con red carpet delle grandi occasioni, tra cui i local heroes Vipera, le Mist da Lubiana e dal Friuli addirittura gli scatenatissimi organizzatori dell’Eresia Metalfest.

Ed ecco finalmente la bara che annuncia l’ingresso in scena di Esther Dawson detta Jinx da Indianapolis, unico membro originale e fondatore della band, il volto coperto da una maschera tempestata di strass alla ‘Eyes Wide Shut’, i lunghi capelli biondi sciolti sulle spalle intonare ‘Out Of Luck’ dall’ultimo album in studio.

Giù la maschera sulle note di ‘Black Sabbath’ da quel ‘Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls’ (1969) che gli valse l’etichetta di gruppo ‘maledetto’. Così come da lì vengono ‘Coven In Charing Cross’ e ‘White Witch In Rose Hall’ ispirata alla leggenda di Annie Palmer, la white witch del titolo, che fu accusata di praticare le arti voodoo a Montego Bay in Giamaica e venne uccisa durante una rivolta degli schiavi dell’isola negli anni trenta del XIX secolo.

La festa arriva puntuale sui primi accordi della hit ‘Wicked Woman’ che fa cantare praticamente tutti, ipnotizzati dallo sguardo della frontwoman, sorprendentemente molto più ironica ed alla mano sul palco di quanto appare sui social. Spicca in prima fila la presenza di numerosi fans under 40, così come di parecchio più giovani sono i musicisti che l’accompagnano ovvero Chris Vaughn (chitarra), Zayne Hutchison (basso), Alex Kercheval (tastiera e synth) e Colin Oakley alla batteria.

Momento di alto teatro durante ‘The Crematory’, quando la nostra Lady Macbeth avvicina il teschio alla bocca per leccarlo sembra sul punto di sussurrare ‘Venite al mio seno di donna, prendetevi il mio latte in cambio del vostro fiele’..E nella sua vita si è cimentata davvero con un po’ di tutto, dagli studi di canto lirico al conservatorio, fino al cinema, partecipando a film di exploitation anni 70 come ‘Billie Jack’.

Gran finale sulle note di ‘Epitaph’ e ‘Blood On The Snow’ mentre il Black Ritual si avvia verso la sua trionfante conclusione con la ‘danza delle corna’, vero e proprio marchio di fabbrica dei Coven. Se n’è andata così, lasciandoci un po’ a bocca asciutta senza una foto…d’altronde non si può avere tutto, intanto siamo riusciti a vederli dal vivo, perché questa è Zagabria…la città dei sogni!

Chelsea Wolfe @Kino Šiška, Lubiana, 15.11.2024

‘La Divina’, ‘La Regina Nera’, ‘La Strega di Sacramento’… nei giorni immediatamente precedenti il debutto a Lubiana di Chelsea Wolfe, l’attesa era alle stelle. La concentrazione per l’outfit da sfoggiare al Kino Šiška ai massimi livelli. Durante l’andata, le sagome delle foreste illuminate dalla luna piena sembrano quasi preannunciare la magia dello spettacolo che troveremo a destinazione.

Al nostro arrivo la Katedrala si presenta già piuttosto affollata, mentre la performance di Mary Jane Dumphe si sta avviando alla sua conclusione. Al posto del suo allegro synth pop avrei preferito Myrkur….tanto per fare un altro nome che mi piacerebbe vedere a Lubiana.

Nel giro di pochi istanti le luci si abbassano e tutta l’attenzione è per lei, la Lady in Black troneggiante sulle sue zeppe. A farla da padrone è l’ultimo album ‘She Reaches Out to She Reaches Out to She’ (2024), fin dall’incipit con ‘Whispers In The Echo Chamber’ e poi nelle successive ‘Everything Turns Blue’, ‘House Of Self-Undoing’ , fino allo struggente medley di ‘Tunnel Lights’ con frammenti di ‘Zombie’ dei Cranberries. Momento clou sulle note della struggente ‘Flatlands’ che viene ahimé rovinato dagli schiamazzi di qualche ubriaco, con la povera Chelsea costretta ad interrompersi e ad aguzzare la vista per rintracciare il colpevole tra il pubblico.

Archiviato l’incidente di percorso, il concerto si avvia verso la sua seconda parte, con il recupero dai dischi più doom ‘Hiss Spun’ (2017) e ‘Birth Of Violence’ (2019). E la Wolfe amorevolmente circondata dal suo team, ovvero Bryan Tulao alla chitarra e Ben Chisholm alle tastiere, e soprattutto Jess Gowrie, la batterista e compagna di mille avventure fin dalle prime esperienze diy nella loro Sacramento.

Tutto il concerto è una danza di ombre spettrali che non ha nulla da invidiare a quella della luna piena lassù! E che raggiunge il suo culmine nel finale, quando la Sacerdotessa resta da sola sul palco per l’ammaliante unplugged di ‘The Liminal’, l’iconica silhouette nera che si staglia sullo sfondo incandescente. Il pubblico in adorato ascolto invoca a gran voce il ritorno sul palco anche degli altri componenti, prontamente accontentato dall’esecuzione della distopica ‘Carrion Flowers’. Riscaldate dal Sacro Fuoco della Dea, usciamo del concerto per tuffarci nelle dolci tentazioni della Lubiana by night….per una serata indimenticabile!

Rock Camp Trieste 31.5-2.6.2024 @Prepotto sul Carso

Si è concluso lo scorso 2 giugno il Rock Camp Trieste, la tre giorni di musica rock organizzata dall’associazione Rock Out X Project nell’area feste di Prepotto sul Carso triestino. Una quinta edizione con ospiti ben ventidue band tra cui quasi metà under 40 grintose, piene di entusiasmo, comprensibilmente alla ricerca di una ‘vetrina’ adeguata come può essere quella di un festival open air.

Open air che comporta anche i suoi rischi, come la serata inaugurale penalizzata dalla pioggia, e ha quindi visto l’esibizione restringersi ai gruppi provenienti da fuori regione, ovvero i croati Jelusick e i veneti Bad As. E pazienza se non c’è stata questa gran coda da Maracanà: Dino & Co. hanno suonato comunque, soltanto in una versione un po’ più ‘intima’ per i fans arrivati appositamente da Slovenia e Croazia, mostrandosi alla mano e disponibili per quattro chiacchiere e un brindisi al termine del concerto.

Decisa ripresa per la giornata di sabato, che si è aperta fin dalla mattina all’insegna del beltempo, con workshop dedicati ai bambini, competizioni sportive, la Rocking Dogs e i mercatini. Fuoco alle polveri, o meglio alle griglie, con i saporiti ćevapčići e altre specialità made by ‘Il Grande Buffo’.

Sul palco tante band alcune delle quali per la prima volta al Rock Camp, come Zimanera, Mordechai, Elettrastorm e dalla Slovenia i Guilty of Joy, finalisti al Rock X Contest. Protagonisti della serata sono stati gli scatenatissimi Superhorror con i pezzi dal loro nuovo ‘Devilish Whisper’, e gli Elvenking per la prima volta live a Trieste.

Giove Pluvio è tornato a infastidire nella giornata conclusiva, ma il festival è riuscito nel suo intento di portare a termine la serata rispettando la scaletta così come da programma. Protagonista della domenica sul palco del Camp è stata la Trieste Rock City con il Luca Lucchesi Trio, i Supersordo (con Marco dei Gonzales alla batteria!), i Red Code prima dell’annunciata pausa estiva (per nuovo materiale), i Deadlock e il gran finale con gli immancabili Sinheresy. A far risuonare lo spirito del morbin triestin ci ha pensato anche Karnokkorok, che con i suoi siparietti ha invitato a prendere la vita con più leggerezza… e di questi tempi non è una cattiva idea.

Appuntamento quindi nell’estate 2025 con quello che sarà il 6° Rock Camp, crediamo ormai pronto per la scommessa più grande: insieme ai giovani portare anche un nome storico…perché il rock non è nato ieri!

Animaux Formidables, Beat On Rotten Woods @Teatro Miela, Trieste, 29.3.2024

A poche settimane circa dalla suggestiva performance di Lili Refrain (ne abbiamo parlato qui), venerdì 31 marzo siamo tornati al Teatro Miela. Questa volta principalmente per festeggiare il grande ritorno dei Beat On Rotten Woods, chiamati come band di supporto per aprire la data triestina degli Animaux Formidables.

Dopo averli persi di vista per un po’ di tempo, è bello ritrovarli con la line up originaria a due in gran forma e particolarmente agguerriti. ‘Negli ultimi anni abbiamo accumulato un sacco di pezzi nuovi’, ci racconta Mace, ‘anima’ dei Beat On Rotten insieme al chitarrista Rob- ‘ed ora siamo finalmente pronti ad entrare in studio!’ Ad applaudirli un pubblico variegato di amici di vecchia data così come di nuove leve, che fin dall’inizio ha approfittato dello spazio libero dalle sedie per riversarsi a ballare sotto il palco.

Tanta la curiosità per gli headliner ovvero gli Animaux Formidables, gruppo rivelazione dell’ultima edizione di X Factor. Dopo esser stati eliminati dal popolare show televisivo, continuano a suonare nei club e locali del circuito underground, riscuotendo la stima di chi la musica preferisce viverla live anziché sul divano.

Protagonisti sul palco sono Mr. Formidables e Mrs Formidables, lei alle percussioni, lui voce e chitarra, i cui volti restano misteriosamente celati dietro la maschera in latex dalle orecchie appuntite. A partire dagli outfit e accessori, la dinamica Mistress-schiavo si estende anche nel sonoro, con il brutale drumming di lei che, alta e imperiosa, sovrasta la voce già parecchio ‘effettata’ di suo.

Brani originali tratti dall’album d’esordio ‘We Are All Animals’ si alternano a cover di Nina Simone e Johnny Cash (‘Feelin’ Good”, ‘Ring On Fire’) in una performance he per certi versi ha diviso il pubblico. Da registrare comunque la presenza di alcuni ‘affezionati’ che alla fine dello spettacolo si sono fermati per avvicinare le band e farsi autografare il vinile, stampato dalla label di culto Go Down Records.

Ma la primavera al Miela è appena incominciata: tra i prossimi concerti, segnaliamo il 26 aprile Massimo Silverio (folk malinconic dalle valli carniche), il 27 aprile i Tre Allegri Ragazzi Morti (sold out), l’11 maggio il duo svizzero post punk Peter Kernel (indie rock) e Bob Log III in chiusura di stagione il 15 giugno. Info: www.miela.it

Lili Refrain @Teatro Miela, Trieste, 1.3.2024

‘𝑫𝒆𝒗𝒐 𝒂𝒔𝒔𝒐𝒍𝒖𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒕𝒐𝒓𝒏𝒂𝒓𝒆 𝒂 𝑻𝒓𝒊𝒆𝒔𝒕𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒗𝒊𝒔𝒊𝒕𝒂𝒓𝒍𝒂 𝒄𝒐𝒏 𝒄𝒂𝒍𝒎𝒂’: lo ha ripetuto più di una volta 𝐋𝐢𝐥𝐢 𝐑𝐞𝐟𝐫𝐚𝐢𝐧, sia durante che dopo la suggestiva 𝑝𝑒𝑟𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑛𝑐𝑒 che l’ha vista salire sul palco del 𝐓𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐌𝐢𝐞𝐥𝐚 nell’ambito della rassegna ‘Protagoniste’.

Dopo averla conosciuta a Lubiana, dove si è esibita a febbraio nella sala piccola del Kino Šiška, decidiamo di tornare questa volta a Trieste, curiosi di vederla alla prova in un contesto diverso. Caratterizzato da un pubblico molto più tranquillo, prevalentemente seduto sulle sedie, e senza un gruppo di spalla utile ad ‘accendere’ l’attesa.

Quello di Lili Refrain è un vero e proprio viaggio sonoro durante il quale l’artista guida con passo deciso gli spettatori alla scoperta della parte più oscura che ciascuno cela dentro di sé. Dalla voce ai tamburi, attraverso la tecnica della loop station, ogni strumento diventa il fido partner in crime con cui affrontare gli ostacoli disseminati lungo il cammino.

Non è facile trovare un personaggio capace di sprigionare un’aura così sacrale ed al tempo stesso anche ad intrattenere e divertire: Lili ci riesce, il suo tutorial sulle tecniche da lei utilizzate durante lo show è un quarto d’ora di puro cabaret che riesce a riscaldare l’atmosfera in breve tempo.

Al centro del concerto sono stati soprattutto i brani tratti da ‘Mana’, l’ultimo lavoro uscito nel 2022 via Subsound Records. Traducibile come ‘forza interiore’ o ‘forza della vita’, è l’album che ha consacrato l’artista romana a livello internazionale, portandola alla conquista del Roadburn Festival, Leipzig Gothic Treffen ed altri palchi prestigiosi del circuito underground europeo.

Ad applaudirla al Miela un nutrito pubblico decisamente trasversale: dagli appassionati del movimento 𝑑𝑎𝑟𝑘 ai metallari, tutti in qualche modo ‘contagiati’ dalla sua prorompente energia. Alla fine della serata c’è stato anche il tempo di scambiarci quattro chiacchiere, con la promessa di rivederci al più presto….naturalmente a Trieste!