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Enuff Z’Nuff, Last great dreamers, siska @Revolver Club, S. Donà di Piave (VE), 23.2.2019

Pochi ma buoni sabato 23 febbraio al Revolver Club di San Donà di Piave che ha ospitato l’unica data a Nordest degli Enuff Z’Nuff, in tour per presentare l’album ‘Diamond Boy’ uscito lo scorso anno via Frontiers Records. Formati nell’ormai lontano 1984 a Blue Island vicino a Chicago, gli Enuff Z’Nuff si caratterizzano per il loro power pop leggero ed accattivante, per gli outfit vistosi, glitterati e coloratissimi…insomma, gli elementi per mettere in fuga il classico rockettaro tutto teschi e borchie ci sono tutti! 😀

Facile quindi che con questo tipo di premesse, e nonostante i 14 album in studio, 5 dal vivo e tre compilation, gli Enuff Z’Nuff restino una band solo per pochi ed affezionati cultori. Altrettanto facile quindi che il loro concerto si trasformi in una vera e propria intimate gig, com’è successo appunto al Revolver.

Ma in fondo perché meravigliarsi? succede, specie quando una rock band esce dallo schema per iniziare a ‘giocare’ con altri generi, avvicinandosi ai Beatles, al pop…ecco che subito viene ‘punita’.
I true metallers iniziano a prenderti in antipatia, i produttori storcono il naso, la stampa accusa la mancanza di originalità…è il mercato, bellezza: o stai da una parte o stai dall’altra, l’outsider non convince!

Ben due i gruppi in apertura di serata, a partire dai Siska, hard rock band vicentina capitanata dal guitar hero Mattia Sisca, che dopo un tour in Sud America assieme a Tim ‘Ripper’ Owens (Judas Priest, Yngwie Malmsteen), sono stati scelti come spalla dagli Skid Row nel loro ultimo tour. Peccato che in quest’occasione non siano riusciti a portare il pubblico che di solito li segue…i veri metallari! 😀

Decisamente più azzeccata la scelta del secondo gruppo: i Last Great Dreamers, quattro brit rockers che sembrano appena usciti dal set del film ‘Velvet Goldmine’, tornati dopo lunga pausa grazie alla reunion con i membri originali Marc Valentine alla voce e Slyder alla chitarra. Tempo fa qualcuno mentre li recensiva ha scritto: ‘Che cosa sarebbe successo se gli Hanoi Rocks avessero trombato con Morrissey davanti ai Green Day e fosse nato un bambino?’ Ecco…i Last Great Dreamers sono il frutto di quest’amore!

Manca poco allo scoccare della mezzanotte quando sulle note di ‘Metalheart’ salgono sul palco gli Enuff Z’Nuff, reduci da una photosession con il fotografo Alex Ruffini, presente per l’occasione.
Si continua con ‘Kiss The Clown’ dal debut omonimo dell’89, la cui copertina con il simbolo della pace è diventata il logo della band che si vede sulle magliette, sulle spillette etc.

A fare da mattatore è ovviamente Chip Z’Nuff, fondatore e bassista della band e da un paio d’anni anche cantante al posto di Donnie Vie, suo amico ed ex compagno di avventure che ha intrapreso ormai la carriera solista. Accanto a lui a dare nuova linfa alla band ci pensano Tory Stoffregen alla chitarra solista, Tony Fenelle (ex Ultravox, chitarra e tastiere) e Daniel B. Hill alla batteria.

All’epoca d’oro risalgono anche ‘Heaven or Hell’ e ‘In The Groove’ per un concerto costellato di vecchie hit, tra cui non possono mancare ‘Fly High Michelle’ e ‘New Thing’, dove gli Enuff Z’Nuff vengono raggiunti sul palco dai supporter per chiudere in bellezza la serata. Immancabile anche il tributo a David Bowie con la cover di ‘Jean Genie’, brano scritto per l’attrice Cyrinda Fox, sua ‘fiamma’ e musa nel periodo di Ziggy Stardust.

Il tempo a disposizione è ormai scaduto, resta il rito per le foto e gli autografi con Chip, che si mostra disponibile soprattutto con le fans! Ma niente paura: per chi se li fosse persi, gli Enuff Z’Nuff hanno promesso di tornare in zona moooolto presto…e la prossima volta vogliamo i chioschetti di chupa chups e pelouches colorati all’ingresso! 😀 😛

Uriah Heep @New Age club, Roncade (TV), 31.1.2019

Epica trasferta giovedì 31 gennaio in direzione New Age di Roncade per gli Uriah Heep, alfieri del british rock in tour per presentare il loro 25esimo album ‘Living The Dream’, uscito via Frontiers Music a metà settembre. Quello degli Uriah è un nome frequente da queste parti, come mi raccontano i miei compagni di viaggio, amici e super esperti della band, che al New Age li hanno già visti nel 2010 e, più recentemente, in Friuli a Lignano Sabbiadoro e nella vicina Slovenia. Tra di loro c’è anche Alex Falcone, tastierista della tribute band Uriah Sweet Lorraine, che ha anche suonato con John Lawton, frontman subentrato a David Byron nella seconda metà degli anni ’70.

Il New Age di Roncade pieno come un uovo per la prima data italiana del ‘Living The Dream’

Altri amici e fans della band ci accolgono al nostro arrivo al New Age, mitico club sulla Treviso-Mare che negli anni ha ospitato tante stelle dell’hard rock internazionale tra cui W.A.S.P., The Dead Daisies, Hardcore Superstar etc.

Visto l’anticipo e la cassa ancora chiusa pensiamo di andare a mangiare qualcosa nelle vicinanze, senza prima dimenticare di salutare delle groupies arrivate direttamente dalla data precedente di Tolosa. Si tratta di due sorelle gemelle che, nonostante la comprensibile stanchezza per i 1000 e passa chilometri di viaggio, riusciranno comunque a raggiungere le prime fila per cantare senza sosta sulle note dei loro idoli!

Il mitico Mick Box, chitarra degli Uriah Heep since 1971!

Dopo circa un’ora torniamo nel locale, che nel frattempo si è riempito di fans della vecchia guardia provenienti sia dalla pianura che dal Bellunese. Quella in Veneto è la prima delle quattro date previste in Italia, paese a cui la band è molto legata: a chiamarli per la prima volta, nell’ormai lontano 1971, fu Francesco Sanavio, storico promoter veneziano, il primo a portare anche Jethro Tull, John Mayall & the Blues Breakers, YES, Deep Purple, Pink Floyd, Grand Funk Railroad etc.

Di quella formazione l’unico rimasto oggi è Mick Box, anima degli Uriah insieme al singer canadese Bernie Shaw, Phil Lanzon alle tastiere, Davey Rimmer – l’acquisto più recente – al basso e Russell Gilbrook alla batteria. La loro alchimia sul palco è davvero speciale, ricambiata dall’affetto e dall’entusiasmo di tutto il pubblico presente…l’unico e vero ‘supporter’ della serata!

Brian Singer, ‘reclutato’ da Mick negli Uriah nel 1986

Arrivederci!‘Come state?’ ‘Grazie’: i rockers salutano e scherzano in italiano durante il concerto di circa un’ora e tre quarti, che da ‘Return To Fantasy’ a ‘Knockin’ At My Door’ ha visto mescolarsi le hit storiche con le tracce del già citato ‘Living The Dream’.

La festa arriva puntuale sui primi accordi di ‘Lady In Black’, ballatona tratta dall’album ‘Salisbury’ che, a cinquant’anni dalla sua uscita, a tuttoggi è considerato una delle pietre miliari del progressive.
E i brani più attesi sono proprio quelli vintage, da ‘Gypsy’ e ‘July Morning’ a ‘Easy Livin’ che segna la fine dello show. Con una promessa però: ‘Ci rivediamo presto presto’, è il saluto degli Uriah Heep prima di lasciare il palco…forse addirittura entro quest’estate!

Raw Power, Tytus, Definite @Centro Giovani, Monfalcone (GO), 26.1.2019

Sold out a Monfalcone sabato 26 gennaio per il live che ha visto ospiti del Centro Giovani i pionieri dell’hc made in Italy Raw Power. Una scommessa vinta contro la rassegnazione e il ‘no se pol’ dalla coraggiosa crew di HC Underground Trieste, organizzatori dell’evento con la World Music School di Monfalcone e Teste Ribelli Agency.

E se narra la leggenda che ad aprire per i Raw Power un tempo erano i Guns N’ Roses, anche questa volta gli openers non hanno deluso! I primi a salire sul palco sono stati i Definite, hardcore punk da Gorizia nati nel 2014 come one man band, stanno portando su e giù lungo tutto lo Stivale l’album ‘Your Hell’, dieci tracce con tanti ospiti tra cui gli sloveni Pigs Parlament e altri nomi della scena hc come Attempts, Misery for a Living, Screaming Whores.

Definite @Centro Giovani, Monfalcone, 26.1.2019

Spazio quindi ai metallers Tytus, nelle cui fila militano ex componenti attivi  sulla scena punk hc (Gonzales, La Piovra, Ohuzaru, Eu’s Arse e Upset Noise). Anche loro sono alle prese con la promozione del nuovo album ‘Rain After Drought’, che tanto entusiasmo sta riscuotendo da parte della critica specializzata…e quale occasione migliore di questa per brindare con la birra targata Tytus, un’ottima Ipa in vendita insieme alle magliette, cassette, vinili etc. al banco del merch

Tytus @Centro Giovani, Monfalcone , 26.2019

L’attesa per gli headliner è alle stelle, lo si avverte chiaramente nella sala Gaber, in omaggio al cantautore, dove nel frattempo la festa inizia finalmente a decollare!
Tra il pubblico, sono presenti anche parecchi rocker della ‘vecchia guardia’ che, giustamente, tengono a ricordare una curiosa coincidenza: esattamente nello stesso giorno di trent’anni prima, il 26 gennaio dell’89, i Raw Power hanno suonato con gli Slayer al Palatrussardi di Milano, chiamati all’ultimo momento per rimpiazzare i Nuclear Assault! Nonostante l’avanzare dell’età, la band ruggisce ancora conquistando anche i fans più giovani, ormai pronti a scatenarsi nella danza sfrenata dei corpi…moshpit! Insieme a Mauro Codeluppi, unico della line up originale, ci sono Mattia ‘il berta’ Bertani alla batteria, Marco Massarenti al basso e Paolo di Bernardo alla chitarra.

Raw Power @Centro Giovani, Monfalcone, 26.1.2019

Con il pogo indiavolato sulla cover di ‘Ace of Spades’, l’intramontabile hit dei Motörhead, cala il sipario sulla serata di Monfalcone dove, considerata la mancanza di spazi di socializzazione in queste zone, speriamo di tornare presto per assistere ad altri eventi di questo tipo!

The Quireboys @Logo, Hamburg, 21.10.2018

Super party con tanto di parterre vip lo scorso 21 ottobre al Logo di Amburgo, una di quelle serate destinate a restarmi sicuramente impressa nei mesi successivi, forse anche negli anni. Protagonisti assoluti i veterani Quireboys, sleazy rockers che sono veri e propri habitué nella città sull’Elba, dove tornano con una certa frequenza per esibirsi sia nei club che ai festival.

Questa volta hanno fatto tappa al Logo, club storico della scena amburghese che dall’anno della sua apertura, nel 1974, conta nella lista delle band ospiti nomi come Oasis, Rammstein, Kings of Convenience e The White Stripes.

Ci arrivo last minute appena scesa dall’aereo, mancando così per un soffio il gruppo di spalla Dust Bowl Jokies, tra le band della nuova scena hard rock scandinava, che già avevano accompagnato i Quireboys nel loro tour precedente.

L’attesa per gli headliner è alle stelle, mentre avanzo gradualmente nel pit, che nel frattempo si è riempito di gente, tra cui spiccano molti fan della prima ora e coppie di mezza età tirate a lucido appositamente per la soirée.

Il locale ormai pieno accoglie i Quireboys, che attaccano puntuali alle 21 sulle note di ‘I Love This Dirty Town’ capitanati dal mitico Spike, al secolo Jonathan Gray from Newcastle-upon-Tyne, 50 primavere invecchiate mantenendo inalterato tutto il suo sapore di genuino rock n’ roll!

The Quireboys @Logo Hamburg, 21.10.2018, ph. by Sarah Gherbitz

Prendete uno che danza con l’asta del microfono come Axl Rose, aggiungetegli le sciarpe ed il turbante di Steven Tyler in versione video di ‘Love In The Elevator’, cospargete abbondantemente con la voce del mio amico Giulio degli Achtung Piraten… et voilà, eccovi servito il concerto dell’anno!

The Quireboys @Logo, Hamburg, 21.10.2018,  ph. by Sarah Gherbitz

Davvero difficile scrollargli gli occhi di dosso anche solo per un momento: Spike è un animale da palcoscenico, capace di catalizzare su di sé tutta l’attenzione della platea femminile accorsa per l’occasione.

The Quireboys @Logo Hamburg, 21.10.2018, ph. by Sarah Gherbitz

Ad accompagnarlo sul palco, la ‘ciurma’ fidata che vede Guy Griffin e Paul Guerin alle chitarre e Keith Weir alla tastiere, completati dal californiano Gary ‘Gaz’ Ivin al basso e lo scozzese Dave McCluskey alla batteria.

The Quireboys @Logo, Hamburg, 21.10.2018, ph. by Sarah Gherbitz

Un’ora e mezza spaccata per una setlist che pesca dal repertorio di oltre trent’anni di hit, spaziando dai brani del leggendario debut tra cui ‘There She Goes Again’ e ‘7 O’ Clock’ a ‘Mona Lisa Smiled’ e ‘Hello’ dall’album ‘Homewreckers & Heartbreakers’ appena ristampato per il decennale. C’è spazio anche per ‘Going Down’ e ‘Leaving Trunk’ da ‘White Trash Blues’, ultimo lavoro della band uscito nel 2017 che racchiude dodici cover di grandi classici del blues.

The Quireboys @Logo, Hamburg, 21.10.2018, ph. by Sarah Gherbitz

Pubblico in visibilio sul finalone con ‘I Don’t Love You Anymore’ per una serata stratosferica che ha visto anche la presenza vip di Paul Raymond, il chitarrista degli U.F.O., che ha subito postato sul suo Facebook la foto (vedi sotto) insieme al suo amico Spike! Nella stessa sera i Quireboys hanno concluso con successo il crowdfunding per il nuovo album dal titolo ‘Amazing Disgrace’ in uscita il prossimo 8 febbraio e di cui verranno a breve resi noti i dettagli…STAY TUNED!!!

 

Myles Kennedy @Castello di Udine, 21.7.2018

Magica serata  in quel di Udine, che sabato 21 luglio ha visto Myles Kennedy protagonista di un vibrante show acustico nel cortile del Castello. Conosciuto come frontman degli Alter Bridge e per le sue collaborazioni con Slash, questa volta era in tour per presentare i brani tratti dal suo primo album solista ‘Year Of The Tiger’, uscito la scorsa primavera via Napalm Records.

Myles Kennedy @Castello di Udine, 21.7.2018, (C) Freezine

Un minaccioso cielo autunnale ci accoglie al nostro arrivo a Udine, dove, subito dopo aver lasciato la macchina nel parking sotterraneo di Piazza Primo Maggio, ci dirigiamo verso il centro storico per un aperitivo. Salita l’erta che porta al Castello, lo scenario si presenta un po’ scoraggiante, con gli strumenti sul palco ancora accuratamente incellophanati ed il pubblico accalcato sotto i portici del bar per proteggersi dalla pioggia che cade insistente.

Nonostante le avversità meteo, pian piano il piazzale inizia finalmente a riempirsi, punteggiato da una miriade di k-way, ponchi ed ombrellini nelle tonalità più fashion della stagione. Visto dalla sommità del colle, lo skyline udinese è uno spettacolo di luci e nuvole che aiuta a consolare della mancata esibizione di Dorian Sorriaux, il chitarrista dei Blues Pills annunciato come special guest.

Myles Kennedy @Castello di Udine, 21.7.2018 (C) Pietro Rizzato

Sono passate da poco le 21, quando Giove Pluvio, con un gesto di grande eleganza ed umiltà, decide di ritirarsi nelle sue stanze lasciando così tutto la scena per Myles Kennedy, che sale sul palco accolto dai gridolini di gioia delle sue fans friulane.

Oltre un’ora e mezza di concerto, che, dall’apertura con ‘Devil On The Wall’ a ‘Haunted by Design’ ha visto prevalere i pezzi del già citato ‘Year Of The Tiger’, ispirato alla sua storia famigliare segnata dalla scomparsa del padre, quando Myles aveva solo 4 anni. Finalmente libero dai suoi dolorosi fantasmi, ci appare più in forma e rilassato che mai, riuscendo nella difficile sfida di suonare, cantare, ed al contempo anche chiacchierare e scherzare con il pubblico, mentre un fido assistente gli cambia le chitarre alla velocità della luce.

Insieme a lui, sul palco ci sono Tim Tournier al basso e l’indiano Zia Uddin alla batteria, con cui Myles, prima di eseguire ‘White Flag’, ripercorre orgogliosamente il lungo sodalizio artistico che dura dai tempi dei Mayfield Four.

Poi spazio anche per le hit degli Alter Bridge come ‘Addicted To Pain’, che tutti ballano e cantano a squarciagola, ripescando dagli esordi con Slash (‘Starlight’) fino all’ultimo brano che dà il titolo all’album. Una manciata di secondi, ed eccolo nuovamente sul palco per un paio di bis, tra cui la struggente ‘Love Can Only Heal’.

Myles Kennedy @castello di Udine, 21.7.2018, (C) Freezine

Dopo lo show, la notte è ancora lunga per i fans di Myles Kennedy, che lo aspettano numerosi all’uscita secondaria del Castello muniti di carta e penna per gli autografi. La loro presenza -e pazienza- sono l’ulteriore conferma dell’ampio seguito che il rocker di Boston ha in Italia, dove è atteso anche nei prossimi mesi, questa volta in compagnia di Slash & The Conspirators.

Guns N’ Roses @Happel Stadion, Vienna, 10.7.2017

Una volta andavi a Vienna per sentire ‘La Vedova Allegra’, oggi l’operetta è rock. Al posto delle sottane e dei corsetti di pizzo, questa volta i personaggi calzano anfibi e indossano il chiodo di pelle, ma la sostanza non cambia molto: i loro capricci, le loro avventure, le loro notti folli a base di fiumi di champagne continuano ad appassionare milioni di fans in tutto il mondo.

Guns N’ Roses @Happel Stadion, Vienna, 10.7.2017, ph. by Sarah Gherbitz

Parliamo ovviamente dei Guns N’ Roses,  che lunedì 10 luglio hanno richiamato 55.000 spettatori all’Ernst Happel Stadion per la tappa viennese del ‘Not In This Lifetime’, il tour della reunion che li ha riportati nuovamente alla ribalta dopo oltre vent’anni.

Guns N’ Roses @Happel Stadion, Vienna, 10.7.2017, ph. by Sarah Gherbitz

In apertura, gli australiani Wolfmother e Tyler Bryant & the Shakedown, blues rockers di Nashville che, nonostante un solo album all’attivo, il debut ‘Wild Child’ (Carved Records, 2013),  sono già stati scelti come supporter dagli AC/DC.

Guns N’ Roses @Happel Stadion, Vienna, 10.7.2017, ph. by Sarah Gherbitz

Guns N’ Roses @Happel Stadion, Vienna, 10.7.2017, ph. by Sarah Gherbitz

Come in ogni operetta che si rispetti, protagonista totale dello show è stata quella primadonna che risponde al nome di Axl Rose: forse mai così contento d’aver sfoggiato tutti i suoi cappellini, ha dominato incontrastato sotto la pioggia battente (e con tanto d’influenza!) per tre ore di spettacolo, senza mai fermarsi.

Guns N’ Roses @Happel Stadion, Vienna, 10.7.2017, ph. by Sarah Gherbitz

Visto dagli spalti, lo spettacolo è mozzafiato, una sorta di simbiosi totale tra musica e natura, con un cielo tappezzato di nuvoloni danzanti sulle note delle ballad che hanno fatto sognare intere generazioni come ‘November Rain’, ‘Knockin’ On Heaven’s Door’ cantata a squarciagola da tutti i presenti, una ‘Patience’ in versione unplugged da pelle d’oca.

Guns N’ Roses @Happel Stadion, Vienna, 10.7.2017, ph. by Sarah Gherbitz

Ad accompagnarlo sul palco c’erano tutti i suoi ‘ragazzi’, da Richard Fortus (chitarra) a Frank Ferrer alla batteria, Dizzy Reed alle tastiere e Melissa Reese alle tastiere e graphics. Slash e Duff si divertono sul palco come due bambini, e speriamo che quest’armonia ritrovata dopo il tour porti anche alla registrazione di nuovo materiale!

 

 

Trieste a Imola: il racconto di chi c’era. Ma c’è chi teme l’effetto ‘jukebox’

90.000 persone si sono ritrovate sabato 10 giugno all’Autodromo di Imola per il ritorno dei Guns N’ Roses: un grande evento rock riuscito anche sul piano della sicurezza, che ha visto confluire persone provenienti da tutta la Penisola, Trieste compresa.

courtesy by Rajko Dolhar

‘E’ stato un concerto memorabile’, racconta Rajko, ‘hanno suonato per 2 ore e 45 minuti, con i fuochi d’artificio alla fine e veri momenti da brivido come ‘Don’t Cry’ e ‘November Rain’…ma anche ‘Civil War’ è stata incredibile! Nell’insieme direi che la band si presenta davvero come una macchina da guerra, e ben oliata!’

Il popolo del rock triestino si era organizzato con largo anticipo per la trasferta a Imola: ben due i pullmann partiti con l’associazione Trieste is Rock, che già si prepara al ‘bis’ per la data di lunedì 10 luglio all’Happel Stadion di Vienna.

E c’è anche chi come Giada ha colto l’occasione per un weekend fuori porta tra ‘mule’:

‘Emozione fortissima, e lo si percepiva da tutti i presenti, un affetto che è durato per più di vent’anni e che ha legato per tutto questo tempo 90.000 fans da tutta Italia e anche dall’estero (una di noi è venuta da Istanbul solo per loro! volo in giornata a/r)’.

Tutto perfetto, quindi? ‘Spettacolo ‘bomba’ ed elettrizzante’, continua Giada, ‘se devo proprio trovare delle pecche posso dire che la band era perfetta ma ogni tanto mancava quell’intesa tra di loro, ogni tanto la voce di Axl non era al massimo (forse lui? forse l’impianto?), Slash e Duff impeccabili come sempre. Super spettacolo e loro sono delle star memorabili, ma manca ancora un po’ di rodaggio per trasmettermi tutta la positività di una band che suona da tempo (come gli Iron Maiden). Se posso dirti la mia, non avrei mai scelto di mettere in scaletta le canzoni di ‘Chinese Democracy’, sono state poco apprezzate da tutto il pubblico! Per il resto, organizzazione male, stand interni con file interminabili e tempi di attesa da posta in orario di punta. Invece tutto il pubblico dei fans è stato bravissimo, tutti si sono comportati benissimo, si divertivano ed erano positivamente affiatati; anche all’uscita tutti ordinati, calmi e rispettosi per il ritorno a casa’.

‘Concerto fantastico’, conferma Francesco, ‘e Axl cantava come nell’album! Ma ai chioschetti delle birre avevano due spine e due bariste… e 1000 persone attorno.. due ore per una birra! Ci volevano più di due ore per cambiare i soldi con le fiches…te lo potranno confermare tutti… E poi anche un’altra nota negativa, che solo da noi: i video sui maxischermi avevano due secondi di differita sul live!’

C’è anche chi pensa che il rischio  principale di questa reunion sia quella di perdere una fetta di pubblico importante, ovvero quella generazione che nei ‘nuovi’ Guns N’ Roses non riesce più ad identificarsi.

‘Negli anni Novanta i Guns N ‘Roses erano al top’, scrive Enrico sulla sua pagina Facebook, ricordando il concerto allo Stadio delle Alpi nel ’92, ‘ed erano riusciti a mettere d’accordo metal, thrash ed anche i punk: tutti eravamo convinti che c’era una sola parola per unire la scena, e cioè Rock N’ Roll!!! Oggi li vanno a vedere un po’ tutti, comprese quelle persone che questi generi non li hanno mai ascoltati, che non hanno neanche idea di chi li abbia mai suonati...In questo modo rischiano di perdere il seguito della ‘vecchia guardia’, che dai nuovi Guns, sempre più simili a una jukebox band, non si sente più rappresentata!’

 

Guns N’ Roses: ma che fatica far sognare quest’Europa fragile e spaventata

Inutile nasconderlo: Freezine arriva davvero provata al tour europeo dei Guns N’ Roses, partito lo scorso sabato 27 maggio dallo Slane Castle nei dintorni di Dublino. Mai come in questo momento, infatti, l’Europa è come un solo, unico, grande Paese, dove ciascuna città, dal Nord al Sud, dall’Est all’Ovest, vive nella stessa condizione di spavento e fragilità, in uno stato di continua allerta e preoccupazione per i ripetuti e frequenti attacchi terroristici.

Guns N’ Roses @san Mamés, Bilbao, 30.5.2017 (C) Tom Hagen

Diciamoci la verità: non è certo questo il posto più adatto per accogliere il ritorno dei Guns N’ Roses, ovvero di quella band che ha fatto dell’Hollywood dream, del sogno e della capacità di sognare, la ‘mission’ di tutta la sua carriera.
Non è certo con questo stato d’animo, confuso e angosciato, che avremmo voluto accogliere Axl, Slash e Duff & Co.. Dopo aver seguito un anno di tour su e giù attraverso il globo, da Hollywood a Singapore, ci chiediamo come loro stessi si sentono, ora che sono arrivati nel Vecchio Continente, nel ritrovarlo in quest’atmosfera confusa e sinistra, all’esatto opposto della loro Paradise City.

Guns N’ Roses @Estadio Calderon, Madrid, 4.6.2017

Speriamo che le immagini degli spalti affollati dello Stadio di Madrid, quasi una doppia festa per la capitale dopo la vittoria della Champions, portino bene, e aiutino questo tour a prendere finalmente piede: anche in vista dell’evento dell’estate, in programma sabato 10 giugno all’Autodromo di Imola!

Dresda: viaggio nel cuore oscuro dell’Europa anti-Islam

Spinta dalla passione per il viaggio, e dall’irrefrenabile curiosità per qualsiasi tipo di meta ‘alternativa’, arrivo finalmente a Dresda, capoluogo della Sassonia di 532.000 abitanti, situata a pochi km dal confine con la Repubblica Ceca. E’ un lunedì sera e di gente in giro non ce n’è molta: forse sono tutti indaffarati a preparare le valigie per il lungo ‘ponte’ del fine settimana, o, più probabile, sono tutti incollati a guardare le immagini della strage alla Manchester Arena.

La Cattedrale nella Città Vecchia

Dresda è molto gettonata per la sua atmosfera elegante, nonché per la sua posizione geografica che la vede circondata da verdi vallate e castelli da fiaba. Ma nelle sue pieghe più profonde scorre una tale linfa di pulsioni violente e xenofobe che nel 2015 la città ha dato vita a Pegida (tradotto sarebbe ‘Patrioti Europei contro l’Islamizzazione dell’Occidente), il movimento anti-Islam che ogni settimana richiama nella piazza principale migliaia di manifestanti.

Un’immagine della spiaggia sul lungofiume

Il fiume taglia la città in due parti, che convivono l’una accanto all’altra facendosi ciascuna la propria vita- pur presentando caratteristiche molto diverse tra di loro.

Da una parte la Città vecchia-Altstadt con i suoi palazzi principeschi e ricchi di tesori d’arte, il suggestivo lungofiume dove si passeggia e si va a prendere il sole nei giorni d’estate, più una concentrazione pazzesca di teatri e auditorium dove la borghesia cittadina si ritrova la sera per andare a vedere gli spettacoli e l’Opera.

Una bottega d’arte nella Città Nuova

Dall’altra parte del fiume c’è la Dresda alternativa della Città Nuova-Neustadt, il quartiere bohémien che pullula di pub e gallerie d’arte, popolato da hipster ed artisti. Si respira un’atmosfera rilassata, che rievoca Christiania e l’esperimento delle città ‘libere’: sempre che la libertà sia scegliere di vivere all’interno del proprio recinto, separati dal resto…

Una casa dipinta nella Groovestation della Città Nuova

Divisa tra l’Antico e il Nuovo, tra Sassone e Straniero, Dresda è un posto che riflette bene i contrasti e le divisioni dell’Europa odierna: fragile e sempre sul punto di spezzarsi in mille pezzi, proprio come una delle sue famose porcellane…

The 69 Eyes, The Strigas, Vlad In Tears @Revolver Club, S. Donà di Piave, 13.5.2017

Seratina goth n’ roll sabato 13 maggio con i The 69 Eyes, vere e proprie icone del genere tornati di prepotenza sulla breccia grazie all’ultimo ‘Universal Monster’ (2016, Nuclear Blast).
Location dell’evento, defilato tra i capannoni della zona industriale di S. Donà, è stato il Revolver club, conosciuto sia per i concerti che per le sue serate e feste con dj set.

The 69 Eyes @Revolver Club, S. Donà di Piave,13.5.2017, pic. by Sarah Gherbitz

Ben due le band di supporto scelte per aprire le date italiane dei 69 Eyes, comprese quelle di Milano e Bologna. I primi a salire sul palco sono stati i Vlad In Tears, che, nati come tribute band degli HIM, hanno cominciato nel 2007 a farsi conoscere con brani propri attraverso la partecipazione agli eventi e festival del circuito goth dark.

The Strigas @Revolver Club, S. Donà di Piave, 13.5.2017, pic. by Sarah Gherbitz

Nonostante queste premesse, la loro performance non è riuscita a fare molta breccia nel pubblico. La scintilla non scatta neanche con la seconda band in programma, The Strigas gothic rock da Barletta. Nati nel 2010 da un’idea di Fabio Phobos Storm (voce) e Liboria Tesoro al basso, hanno cercato di scaldare l’atmosfera incitando tutti a cantare in coro la loro ‘Fallin’ Down’… certo non dev’essere facile misurarsi con una band che ha attraversato gli ultimi 30 anni catturando con una precisione quasi fotografica, album dopo album, brano dopo brano, i fermenti e il vento di cambiamento dell’Europa post-Muro.

L’attesa in sala è tutta per gli Helsinki Vampires, che attaccano alla mezzanotte precisa, annunciati, come ormai d’abitudine, dalla suadente voce di Edith Piaf. Luci soffuse e atmosfera un po’ retrò con protagonista principale Jyrki, il carismatico frontman che guida la band fin dai suoi esordi, affiancato da Jussi alla batteria, Bazie alla chitarra, l’altro chitarrista Timo Timo e il bassista Archzie.

The 69 Eyes @Revolver club, S. Donà di Piave, 13.5.2017, ph. by Sarah Gherbitz

Bastano pochi istanti ed ecco spalancarsi le porte del fantastico mondo di ‘Universal Monster’ popolato da esangui donzelle e creature mostruose ispirati ai personaggi e ai vecchi horror tanto cari a Jyrki & Co.,, da Dracula e Frankenstein a Bela Lugosi, Boris Karloff passando per Vincent Price…

Un’ora abbondante di show, che ha visto la band snocciolare una hit dopo l’altra, alternando i brani dall’ultimo album come ‘Miss Pastis’ e ‘Dolce Vita’ fino alle storiche ‘Lost Boys’ e ‘Brandon Lee’ in ricordo dell’attore scomparso durante le riprese de ‘Il Corvo.’
Pubblico caloroso e piuttosto trasversale, composto da rocker della prima ora e, in maggiore quantità, da ragazze ventenni con accessori e rossetto gothic girl in sintonia con la serata.

Dopo il concerto, e la ‘comunione’ dei plettri, resta il tempo per le foto e un saluto veloce a Jyrki prima che i Vampiri se ne facciano ritorno nel Regno delle Tenebre…next stop venerdì 19 maggio all’Astra Kulturhaus nel cuore di Berlino… you gotta feel Berlin…baby yeah…you gotta feel Berlin…baby yeah!!!