Michele Luppi, cantante e polistrumentista per Whitesnake, Mr.Big, Kee Marcello, Killing Touch, ha debuttato nella seconda metà degli anni 90 accompagnando dal vivo l’ex chitarrista di Vasco Rossi Maurizio Solieri. Nel suo percorso è stato attivo sia come solista -pubblicando l’album ‘Strive’ nel 2005 – e come membro di varie band, tra le quali Vision Divine e Secret Sphere, fino ai finlandesi Thaurorod. Nel 2015 viene chiamato come tastierista e seconda voce dai Whitesnake, la storica hard rock band britannica fondata nel 1978 da David Coverdale. Nel luglio 2011 forma la Michele Luppi Band , con i quali presenta dal vivo i brani dei suoi album e progetti solisti, oltre ad alcune cover dei principali esponenti rock e hard rock internazionale (Bon Jovi, Kiss, Deep Purple, AC/DC, Van Halen, Whitesnake, Journey e tantissimi altri). Nel 2025 l’annuncio del rientro in formazione nei Vision Divine, gruppo musicale power progressive metal fondato dal chitarrista Olaf Thorsen con cui ha pubblicato ‘Stream of Consciousness’ nel 2004, ‘The Perfect Machine’ (2005) e ‘The 25th Hour’ nel 2007.
Nato a Trieste, Arthur Falcone inizia a suonare la chitarra da autodidatta ispirato da Ritchie Blackmore dei Deep Purple e Rainbow. Con oltre 600 concerti, è insegnante di chitarra, ha avuto tra i suoi studenti Luca Turilli. Incontra i primi compagni interessati alla musica a scuola e formano Leghe Metalliche, con cui registra il suo primo demo. Nel 1985 con i Devil’s Claws è all’Arcella di Padova, tra i primi festival dedicati alla scena heavy metal italiana. Dopo l’esperienza con gli Halloween, forma i Foxy Lady, gruppo di culto della scena hard rock italiana tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90. Nel ’98 con l’album solista ‘Stargazer’ pubblicato dalla Virtuoso Records ottiene entusiasmanti recensioni. Nel 2009 la Heart of Steel Records pubblica il secondo album ‘Genesis of the Profecy’.‘Straight To The Stars’ è il suo terzo album pubblicato nel 2021 via Elevate Records e vanta illustri ospiti comer Göran Edman (Yngwie Malmsteen), Titta Tani (Claudio Simonetti’ Goblin, David Ellefson), Mistheria (Bruce Dickinson), Alberto Rigoni (Vivaldi Metal Project).
La Phantom City degli anni ’80 era una città in fermento, dove lo sguardo ‘di provincia’ diventa lo zoom che permette di guardare la musica e le tendenze provenienti da metropoli come Londra, Parigi e Monaco in maniera più nitida. Tra 1982 e il 1986 il metal stava accelerando un po’ in tutto il mondo con album come Iron Maiden ‘Powerslave’, W.A.S.P. ‘W.A.S.P’, Ratt ‘Out Of The Cellar’, Scorpions ‘Love At The First Sting’, Slayer ‘Hell Awaits’ e altri. ‘Comunque la roba più forte per me era tornare a Trieste d’estate e notare che i negozi di dischi tenevano in vetrina Van Halen e Blue Oyster Cult, mentre a Roma solo Duran Duran e Spandau, e a Salisburgo era ancora peggio: Nannini e Ramazzotti! A Trieste hard rock e heavy metal erano trasversali’, ricorda uno degli iscritti al gruppo.
Musical Box in Corso Saba, Ricordi in via San Lazzaro, i mitici grandi magazzini Standa di via Battisti con gli adesivi glitterati delle band e 45 giri in quantità non erano soltanto negozi di dischi, ma un vero e proprio crocevia per chi cercava novità musicali e appartenenza. E’ il caso del negozietto in via Milano gestito da madre e figlia che negli anni successivi si trasformerà nella leggendaria Discoteca 33, la ‘Mecca’ della musica alternativa a Trieste, di cui ancora oggi c’è chi conserva il sacchetto come sacra reliquia.
[source: ‘Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s’]
Qui poteva capitare anche per ben due volte di fila di prendere un disco di una band sconosciuta, e di restarne talmente folgorati da correre a prendere anche tutti gli altri. Oppure di trascorrere interi pomeriggi appostati nelle vicinanze in attesa del camion del distributore, pur di non perdersi le succulente novità in arrivo.
Da Blitz nel quartiere di Roiano si potevano trovare le riviste metal inglesi e francesi, oltre ad autentiche chicche, come il primo ep dei Metallica ‘Garage Days’ su vinile dorato in edizione limitata. Un altro posto di culto era il giornalaio all’interno della Galleria Tergesteo con riviste straniere piene di articoli su Kiss, AC/DC, Mötley Crüe, Status Quo etc, e poi naturalmente c’erano le mitiche edicole, come quella di via Mazzini che aveva tutti i vecchi numeri anni ’80 del magazine tedesco Metal Hammer e anche Kerrang!, Metal Edge, Hit Parader.
La pubblicità del negozio Blitz sulla rivista nazionale Rockerilla nel 1986 [source: ‘Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s’]
Dall’album dei ricordi spunta anche un negozietto in via Stuparich dove i metallari e i primi punk triestini si facevano stampare le prime T-shirt con le stampe dei loro idoli Kiss e Iron Maiden talvolta con risultati esilaranti: ‘Me son fato stampar una canottiera col logo dei Discharge, quel de ‘Never again’, solo che la me ga messo la colomba in orizontale!’ E che dire del negozietto in una laterale del Viale XX Settembre -affettuosamente ribattezzato dai clienti come ‘la boutique del metallaro’– che teneva la toppa di Black Sabbath ‘Live Evil’ e quella dei Venom con il serpente attorcigliato dentro un teschio?
Look e note in linea con le copertine colorate di quegli anni anche per i Keen Eyed, formati a Trieste nel 1985 e poi confluiti nel roster della Fireball Management, che all’epoca includeva anche Devil’s Claws e Halloween della scena locale. Con l’ingresso nella band di Alex Zarotti (Upset Noise) alla voce e Ricky Zarba alla chitarra che si uniscono a Cristiano ‘Teo’ Curri alla chitarra, Giorgio ‘Yure’ Gruden al basso e Fabio ‘Biofa’ Paolino alla batteria, i Keen Eyed registrano i demo ‘Metal Rain’ (1988) e ‘The Whip’ (1989). Tra le loro esibizioni, il memorabile concerto al Valentinis di Monfalcone nel 1988, e in tour a Milano negli storici club anni ’80 Prego e il Sorpasso, come viene ricordato nell’intervista realizzata per la rivista ‘Italian Metal Heroes’ in occasione della loro ristampa [1].
La band triestina Keen [source: ‘Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s’]
[1] M. Giugovaz ‘Keen Eyed. Intervista a Fabio Paolino‘, Italian Metal Heroes’ n. 3, 2023
Partita dalle periferie, la scena metal triestina inizia pian piano a far parlare di sé ed attirare l’attenzione anche al di fuori delle mura cittadine. ‘Pare che il nostro capoluogo nasconda nelle sue viuzze strette e dimenticate un vero e proprio tesoro musicale’, scrive una rivista dell’Isontino in un reportage dedicato alle band dell’epoca [1]. Mentre oltre confine infuria il vento della new wave e punk, nella caotica Trieste i metallari non si lasciano sedurre facilmente, ma anzi, ‘non curandosi minimamente delle mode e della gente, continuano sulla loro strada’ [1].
La tipica polsiera con le borchie in voga all’epoca [source: ‘Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s’]
1983: HEAVY METAL ERUPTION Specchio dell’indole autoctona, fiera e indipendentista, il metal triestino diviene in breve tempo lo scudo per marcare il proprio territorio e affermare la propria originalità rispetto ad un contesto fin troppo vulnerabile agli sterminati influssi dell’epoca. ‘Provengono da Trieste, città che definiscono maledetta anche perché decentrata rispetto ai poli cardine della cultura italiana di stampo giovanile’, recensisce Beppe Riva su ‘Rockerilla’ a proposito di ‘Bad Flowers’ degli Steel Crown [2], ‘e nella convinzione di provenire dall’Est come le onde barbariche degli Unni e dei Visigoti, si sentono votati alla cruda espiazione di un delirio sonoro perpetuo ed accecante’.
Nel 1983 gli Steel Crown vengono inseriti con il brano ‘Prisoners In The Box’ all’interno della compilation‘Heavy Metal Eruption’ a fianco di Crying Steel, Death SS, Strana Officina e altri nomi storici del metallo italiano. Considerato documento sulla creatività delle formazioni dell’epoca, sforzo produttivo frutto della collaborazione tra due storiche riviste ‘Metal Eye’ e ‘Rockerilla’, la compilation include anche ‘Vikings’ dei friulani Halloween ai loro esordi epic…ma di questo parleremo in un’altra puntata.
La compilation ‘Heavy Metal Eruption’ (1983) include i triestini Steel Crown e gli Halloween da Udine
NORDEST HEROES Nel dicembre ’84 i triestiniDevil’s Claws sono sulla copertina di Fireball, tra le prime fanzine heavy metal italiane, pubblicata a Padova dal ’83 al ’85. [3] Nel marzo’85 suonano al teatro Arcella di Padova insieme a Hocculta, Crying Steel e Axe Hero per un summit che richiama fans da tutta la penisola. ‘Provenienti da Trieste, i Devil’s Claws sono un quintetto aspro e potente’, così la presentazione sul quotidiano veneto, e si esprimono con ‘uno stile vicino a quello dei Deep Purple anni ’70, aggiornato ritmicamente alle più recenti esperienze dell’heavy metal internazionale’. Nello stesso periodo il nome della band rimbalzava anche in Friuli attraverso programmi radiofonici come ‘Heavy Metal Superstar’, radio show trasmesso dall’82 all’83 su Radio Stereo Superstar di Cervignano del Friuli -tra le prime radio private d’Italia- e condotto da Mirko ‘DeFox’ Galliazzo, frontman dei pionieri dal Vicentino Axe Hero.
Devil’s Claws al festival di Padova nel marzo ’85 [source: ‘Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s’]
PROTAGONISTI IN DISCOTECA All’epoca a Trieste non esisteva un club dedicato ai concerti rock metal, e l’organizzazione era affidata alla capacità d’iniziativa dei gruppi, ospiti a turno di locali, discoteche e teatri. Sul fronte dei live la pagina ‘Phantom City’ è una fonte inesauribile di testimonianze, tra cui Leghe Metalliche e Steel Crown nel gennaio ’83 al Dancing Paradiso di via Flavia, all’epoca ritrovo domenicale della maggior parte dei metallari triestini.
Leghe Metalliche al Dancing Paradiso (1983) [source: ‘Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s’]
Tra le prime rassegne, ‘Protagonisti in discoteca’, coordinata da Fulvio Marion, autentica icona della scena triestina anni ’80, promuoveva talenti provenienti anche da Gorizia e si svolgeva nella discoteca Bowling di Duino, raccogliendo le performances dei vincitori in un lp-cassetta. Nel 1991 la rassegna vedrà anche un’edizione dedicata all’heavy metal in un’altra ‘disco’ amatissima dai triestini, La Capannina di via Costalunga.
Blind Ambition alla mitica ‘Capa’ di via Costalunga [source: ‘Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s’
PRAY THE LORD MY SOUL TO KEEP Ma ad accendere la community della ‘Phantom City’ sono soprattutto i ricordi legati ai concerti nella sala teatrale situata nell’ex Collegio dei Gesuiti a fianco del Santuario di Maria Maggiore, in pratica la venue dei primi gruppi metal. Nel febbraio ’84 la sala ospita Devil’s Claws, nell’agosto ’85 Steel Crown, fino al concerto con Roulette, Silence, Wind e Keen Eyed nel 1988. Un vero successo per il piccolo, forse primo ‘metal festival’ organizzato a Trieste, dice uno degli organizzatori, che ricorda anche ‘qualche concertino in piazzale a San Giacomo, oppure in Cavana, regno dei vecchi punk perché lì una volta c’era la radio degli anarchici e così erano riusciti a far suonare anche gli Upset Noise’. Del live a Santa Maria Maggiore restano anche i documenti video effettuati da Radiofragola, la storica emittente nata nei primi Ottanta dopo l’entrata in vigore della Legge Basaglia.
Ma com’era la partecipazione a livello locale? ‘I Madsword sono saliti acclamati a gran voce dal pubblico’ valutabile intorno alle 500-600 unità, scrive una recensione sulla prog metal band triestina in concerto al Castello di San Giusto [4]. La sua galleria fotografica, così come quella di altre band, è un vero e proprio viaggio attraverso la Trieste dell’epoca, dal debutto live negli orti di Coloncovec nel 1987, ai concerti con gli Steel Crown alla Stazione Marittima e nello storico stabilimento balneare Ausonia nell’estate dello stesso anno.
Madsword e Steel Crown in concerto nello storico stabilimento balneare triestino Ausonia nel luglio 1987 [source: ‘Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s’]
MUGGIA ROCK CITY Nel novembre ’89 l’amena località costiera ospita nella sua Sala Verdi un concerto con una line up che raduna band sia dall’ovest che dal Friuli. Sul palco i thrashers Braindamage da Torino, gli alfieri hard rock triestini Keen Eyed, Anopheles da Cervignano e ancora da Trieste i Them. Sono i prodromi di quella vera e propria heavy invasion che all’inizio dei Novanta vedrà Muggia salire agli onori della cronaca prima con l’omonimo festival e poi con nomi come Mordred, Nirvana, Galliano…e anche su questo torneremo più avanti. (continua nella prossima puntata)
Se siete interessati a partecipare con materiale originale scrivete a: info@freezine.it
Vi ringraziamo fin da ora per il supporto che vorrete darci e LONG LIVE ROCK N’ ROLL🤘🤘🤘🎸🎸🎸🔥🔥🔥
Presentazione ‘Phantom City-La Storia del Metal ’80-’90 a Trieste’: Trieste è stata un terreno fertile per il metal fin dai primi anni ’80, con musicisti locali che hanno plasmato il genere a livello europeo. A questo tema è dedicato un gruppo Facebook dal nome emblematico, ovvero ‘Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s’, dove testimoni ed appassionati condividono foto, video e cimeli da collezione sulle band, i dischi e i concerti che hanno fatto la golden age triestina.
Come avvenuto per la nascita anche di altre subculture, il luogo da cui tutto è partito sono le periferie. Secondo i giornalisti dell’epoca, come riportato in quest’articolo, quello dei metallari triestini si sviluppa come un fenomeno tipicamente ‘rionale’, con le bande più numerose che si riuniscono ad Altura e a Borgo San Sergio. E se le sale prova e i cimiteri sono ‘the place to be‘ dove i gruppi vanno a farsi immortalare per le copertine dei loro album, il complesso brutalista di Melara è la location del video ‘No One Knows No One Will’ degli Upset Noise: un nome, scrive ‘Il Piccolo’ in un articolo, destinato ‘a lasciare il segno nella storia della musica triestina’ e la cui ascesa nel panorama del Nord Est spinse molti giovani ad intraprendere il loro sogno musicale e formare delle vere e proprie band’.
Qui sotto il video degli Upset Noise girato nel complesso di Melara a Trieste:
Trieste è stata un terreno fertile per il metal fin dai primi anni ’80, con musicisti locali che hanno plasmato il genere a livello europeo. A questo tema è dedicato un gruppo Facebook dal nome emblematico, ovvero ‘Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s’, dove testimoni ed appassionati condividono foto, video e cimeli da collezione sulle band, i dischi e i concerti che hanno fatto la golden age triestina.
Gli Steel Crown in concerto al Teatro Cristallo di Trieste nel dicembre 1985 [source: Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s]
‘Da qualche tempo sui muri e le superfici lisce della città, simili a epigrafi lapidarie, troneggiano parole a cui pochi sanno dare un significato: “Steel Crown”, “Steel Crown Heavy Rock”, “Heavy Metal Steel Crown”, e via di questo passo. Per i non addetti ai lavori si tratta del gruppo rock più conosciuto in città. La perla della violenza suburbana che canta le gesta di nottambuli crudeli e assetati di sesso, droga e alcool, poiché una maledizione, lanciata duecento anni fa da un castello della Transilvania, induce i componenti del complesso a un delirio eterno e feroce’, così racconta un articolo de ‘Il Meridiano’, storico settimanale della Trieste anni ’80.
Photo shooting dei Devil’ s Claws nel 1985 vicino ai Cimiteri di Sant’Anna a Trieste[source: Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s]
Come di solito avviene per la nascita delle subculture, il luogo da cui tutto è partito sono le periferie. Secondo i giornalisti dell’epoca, come riportato qui, quello dei metallari triestini si sviluppa come un fenomeno tipicamente ‘rionale’, con le bande più numerose che si riuniscono ad Altura e a Borgo San Sergio. E se le sale prova e i cimiteri sono ‘the place to be‘ dove i gruppi vanno a farsi immortalare per le copertine dei loro album, il complesso brutalista di Melara è la location del video ‘No One Knows No One Will’ degli Upset Noise: un nome, scrive il quotidiano ‘Il Piccolo’, destinato ‘a lasciare il segno nella storia della musica triestina’ e la cui ascesa nel panorama del Nord Est spinse molti giovani ad intraprendere il loro sogno musicale e formare delle vere e proprie band’.
Il gigantesco complesso brutalista di Melara a Trieste, costruito secondo le teorie di Le Corbusier, è la location del video degli Upset Noise ‘No One Knows, No One Will’ (1989)
Anche le riviste nazionali mettono in risalto la spinta ‘dal basso’ come tratto distintivo del movimento: ‘[…] Gli Steel Crown sono ben presto divenuti un importante polo d’attrazione di una Trieste altrimenti soffocante e fatiscente’, si legge in un’intervista fatta alla band in occasione dell’uscita di ‘Sunset Warriors’ (1986) e pubblicata su HM, la prima rivista musicale italiana interamente dedicata all’heavy metal. ‘Il desiderio di un agognato riscatto sociale, la polemica nei confronti di chi, nella loro città, regge le sorti della cosiddetta ‘musica colta’, ma anche atteggiamenti di sfiducia nei confronti delle relazioni sociali’.
La scena rock metal Fvg di supporto ai Motörhead in concerto a Gorizia nel 1987 [source: Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s]
Ma quali sono state le principali influenze sulla scena dell’epoca? Alla domanda sulla band che ha ispirato di più i gruppi metal hard triestini non esiste una risposta univoca. ‘E un discorso complesso e sfaccettato, perché se si parla di band al plurale allora bisogna spaziare su più generi’, è uno dei commenti degli iscritti al gruppo. ‘Devil’s Claws hanno seguito un certo stile, Steel Crown un altro, Upset Noise un altro ancora e via così. Non può esserci un’unica band ad ispirare più gruppi, si parla di decine di teste ognuna delle quali con i suoi gusti ben precisi’.
Gli Upset Noise in tour nell’inverno 1986 [source: Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s]
Se vogliamo cercare il fil rouge all’interno di quell’ingarbugliata matassa che è la scena triestina dell’epoca, questo è la sua vocazione fortemente internazionale. ‘Un miscuglio di hard rock, heavy metal delle nuove generazioni e quel pizzico di punk che non guasta mai, neanche nella vita’, ancora ‘Il Meridiano’. ‘Shakerare il tutto, aggiungere una voce arrabbiatissima, ed abbiamo ottenuto un poderoso hard core rock, e non si tratta di uno scherzo, bensì della definizione ormai ufficiale di un tipo di musica, quella degli Steel Crown, nata assai recentemente sui giornali musicali specializzati londinesi. L’esterofilia leggermente estremizzata degli Steel è anch’essa il frutto dei fans più accaniti’.
‘Per un periodo abbiamo cantato in italiano’, prosegue l’articolo, ‘ma abbiamo rinunciato perché i ragazzi che ci venivano ad ascoltare si lamentavano, ehi, perché non cantate in inglese, dai, non fate gli scemi etc. Anche noi tutto sommato preferiamo la lingua della regina Elisabetta, è più immediata, ha una metrica migliore, si inserisce meglio nella nostra musica’.
Se questo carattere internazionale è presente fin dall’inizio nei monicker dei gruppi, nelle grafiche, nei look colorati dei musicisti, ad un certo punto anche il sound diventa internazionale, consacrando così definitivamente Trieste come culla ‘pioniera’ del metal più estremo. ‘Nella seconda metà degli anni 80 anche nella Phantom City italiana, Trieste, c’è un giro di boa’, ha scritto il compianto Gianluca Sinico dell’etichetta Aua Records. ‘I gruppi storici della first way of heavy metal non ci sono più, chi a causa di un tragico incidente ha dovuto mollare tutto o chi dal suono tipicamente heavy power è passato al più leggero glam hair metal…Ma non ci sono solo rossetti e lustrini, i Silence sono sempre più tirati e guardano alla bay area e al thrash degli Stati Uniti, altri invece si avvicinano al thrash europeo, svizzero e tedesco che sta sconvolgendo il movimento metal europeo‘. In tempi recenti l’etichetta ha dedicato ad alcune band della scena triestina le ristampe della collana specializzata ‘Italian Metal Heroes 1980-1990’. (continua nella prossima puntata)
L’iconico MKNŽ (Mladinski klub Nada Žagar), nato nel 1966 come circolo giovanile a Ilirska Bistrica, si prepara a festeggiare i suoi primi 60 anni! 🎉🎸🍻
After Ian Paice, Metal Island and other concerts last summer, another heavy rock iconic band is coming to the coast. This time veterans Divlje Jagode will be playing on Saturday, July 25, 2026, at the historic Letni Kino Arrigoni in Izola.
Released in September 1982 and recorded in Frankfurt, ‘Motori’ is the band’s third, seminal album, which popularized heavy metal riff not only in the Balkans but far beyond, selling half a million copies.
‘What ‘Smoke On The Water’ is to the world, ‘Motori’ is to the Balkans,’ said guitarist and founder Zele Lipovača, talking aboutthe title track, which over the years has become biker’ anthem, a constant at every motorcycle rallies.
Just a couple of days after Izola’ show, Divlje Jagode will be leaving for Germany, performing for the first time at Wacken Open Air. The festival introduces the band as follows:
“Led by almost-Whitesnake-guitarist Zele Lipovača, these hard rock veterans have been celebrating the spirit of rock ’n’ roll for over 40 years [they’ll celebrate their 50th anniversary in 2027, ed.]– no matter how wild the world around them spun. Tito, the fall of Yugoslavia, the Balkan War – none of it could stop Divlje Jagode”.
Dopo Ian Paice e il Metal Island la scorsa estate, arriva sulla costa slovena un altro nome simbolo dell’heavy rock. Questa volta si tratta dei veterani Divlje Jagode, che saranno in concerto sabato 25 luglio 2026 nella storica location del cinema all’aperto Arrigoni di Isola.
Uscito nel settembre 1982 via Diskoton, registrato presso i Music Paark Studio vicino a Francoforte, ‘Motori’ è il terzo, fondamentale album della band che sdoganò le sonorità heavy metal non solo nei Balcani ma ben oltre, raggiungendo con mezzo milione di copie vendute la platea internazionale.
‘Ciò che Smoke On The Water è per il mondo, ‘Motori’ lo è per i Balcani’,ha detto il chitarrista e fondatore della band ZeleLipovača, riferendosi al brano che dà il titolo all’album, diventato negli anni vero e proprio inno dei bikers che risuona immancabile in tutti i motoraduni.
Soltanto un paio di giorni dopo la data di Isola, i Divlje Jagode partiranno per la Germania dove sono stati invitati a suonare al Wacken Open Air, che così presenta la band: “Se c’è un gruppo che merita di essere chiamato leggende viventi della storia del rock, questi sono proprio i Divlje Jagode. Guidati da Zele Lipovača, questi veterani portano in giro il vero spirito rock n’ roll da quasi cinquant’anni (festeggeranno il cinquantennale nel 2027, nda). Tito, la dissoluzione dell’ex Jugoslavia, la guerra nei Balcani…nessuno è ancora riuscito a fermarli”.
Miela al suo zenit con protagonisti Cigno, che sabato 24 gennaio hanno riempito il teatro con un live show potente e di forte contenuto politico. Forse l’ultimo, disperato grido del punk italiano, riportato in vita da Diego Cignitti, classe 1992, chitarrista ed insegnante, sul palco frontman pronto ad accettare la sfida con i ‘numi tutelari’ della scena come CCCP, Litfiba, Gaznevada, Skiantos etc
Ad accompagnarlo quattro diavoli scatenati e due diavolesse -Ivan Chen (chitarra), Danielle Saffron (octapad, percussioni), Matteo Rossi Rossi (synth), Roberto Sanguigni (basso), Tania Giommoni alla chitarra e Lorenzo Lupi (batteria)-, pienamente riusciti nell’intento di far saltare e sudare insieme a loro anche il pubblico, alternando brani e momenti di riflessione dall’ultimo album ‘Buonanotte Berlinguer’ (Avantgarde Music, 2025) con siparietti più leggeri e divertenti. Dove oggetti di uso quotidiano come trapani, campanacci di bestiame e chiavi inglesi diventano gli strumenti attraverso i quali sfogare le pulsioni e la rabbia che ciascuno cova dentro di sé in quest’epoca così incerta.
Interesse anche per il gruppo che ha aperto la serata ovvero gli Haram, che stiamo seguendo già da alcune date dopo l’uscita del loro debut ‘Male Adriatico’. A distanza di qualche mese, fa piacere notare che si stanno gradualmente ritagliando un loro percorso attraverso concerti, interviste etc soprattutto fuori Trieste, e nonostante qualche piccola difficoltà tecnica, questa con Cigno sarà sicuramente una data da ricordare.
Noi invece ricordiamo il prossimo appuntamento con Miela Music Alternativeche venerdì 30 gennaio ospiterà Talk To Her e Sanlorenzo per quella che si preannuncia come una vera e propria ‘messa’ in stile new wave goth anni Ottanta!
🎟️Tickets: 10 €link prevendita –13€la sera stessa del concerto c/o Biglietteria del teatro (tel. 0403477672) tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00 Ticketpoint Galleria Rossoni (Corso Italia 6/C) da lunedì a sabato 8.30-12.30 e 15.00-19.00
Cigno è il progetto del musicista romano Diego Cignitti, che sabato 24 gennaio sarà in scena sul palco del Teatro Miela di Trieste. Un concerto per presentare l’ultimo album ‘Buonanotte Berlinguer’ (Avantgarde Music/ Dirt Tapes, 2024). Una celebrazione, un rituale tra il sacro e il profano, tra atmosfere psichedeliche post punk, scandite da riff taglienti e ritmiche industrial. ‘Buonanotte Berlinguer’ è il terzo lavoro, dopo ‘Morte e pianto rituale’ del 2022 e ‘Nada! Nada! Nada!’ del 2023. Tre dischi, in tre anni, dove quest’ultimo si pone come chiusura di una trilogia discografica che l’artista ha voluto portare a compimento. Come nei precedenti lavori, il cantante e chitarrista romano ha mescolato generi molto diversi tra loro, scavalcando quelli che normalmente sono considerati i confini della forma canzone. In queste tredici tracce ci sono i contenuti spirituali, politici, etici e sociali che già in precedenza aveva affrontato. Lo sviluppo di una visione personale e universale, che ha iniziato ad elaborare in direzione antitetica e che ora volge ad un epilogo. Ci sono le chitarre elettriche e i bassi distorti, come l’elettronica. Gli strumenti etnici, come i cori e il silenzio.
Se beattechno e sfarzi psichedelici convivono con una spiazzante sacralità, new wave (italiana) e post punk rincorrono gli ideali dell’anarchia e del comunismo. Una ninna nanna che ti culla delicatamente fino a trascinarti in un incubo apocalittico, che cancella con lo strazio ogni punto di riferimento. Proprio dal vivo che le tracce fissate su disco respirano di nuova vita in una performance spettacolo, dove i musicisti si avvalgono anche di strumenti non canonici per produrre sonorità atipiche. Percussioni generate da un bidone di acciaio, un martello pneumatico, catene di ferro e chiavi inglesi, ma anche una sirena d’allarme a manovella, un’auto della polizia giocattolo telecomandata, un megafono e campanacci per bestiame. Sul palco Diego Cignitti (voce, chitarra), Ivan Chen (chitarra), Danielle Saffron (octapad, percussioni), Matteo Rossi (synth), Roberto Sanguigni (basso synth), Tania Giommoni (voce, theremin, chitarra) e Lorenzo Lupi (batteria).
Haram si formano nel 2015 a Trieste, il 𝘭𝘪𝘮𝘦𝘴 bastardo della penisola, dall’incontro tra Maximiliano Cappellina (chitarra e voce) e Alessandro Papes (batteria), a cui si unisce poi Riccardo Roschetti (basso e voce), tutti provenienti da altre esperienze (Remiture, Absent Minded, Burbage, Dregs HC, l’Uomo Bruto, Tears|Before, ibreathe.youdie). Nel 2017 pubblicano l’Ep omonimo tra rock, noise, punk, grunge, a cui due anni dopo segue ‘In balìa’, composto da cinque tracce nate dalle jam in sala prove. ‘Male Adriatico’ (2025) è stato registrato all’Orange Records Studio di Trieste, mixato e masterizzato da Marcello Batelli al Il Terzo Mondo Studio di Belluno, mentre l’𝘢𝘳𝘵𝘸𝘰𝘳𝘬 è di Leone Kervischer e Tomislav Matić.