Seratina goth n’ roll sabato 13 maggio con i The 69 Eyes, vere e proprie icone del genere tornati di prepotenza sulla breccia grazie all’ultimo ‘Universal Monster’ (2016, Nuclear Blast).
Location dell’evento, defilato tra i capannoni della zona industriale di S. Donà, è stato il Revolver club, conosciuto sia per i concerti che per le sue serate e feste con dj set.
The 69 Eyes @Revolver Club, S. Donà di Piave,13.5.2017, pic. by Sarah Gherbitz
Ben due le band di supporto scelte per aprire le date italiane dei 69 Eyes, comprese quelle di Milano e Bologna. I primi a salire sul palco sono stati i Vlad In Tears, che, nati come tribute band degli HIM, hanno cominciato nel 2007 a farsi conoscere con brani propri attraverso la partecipazione agli eventi e festival del circuito goth dark.
The Strigas @Revolver Club, S. Donà di Piave, 13.5.2017, pic. by Sarah Gherbitz
Nonostante queste premesse, la loro performance non è riuscita a fare molta breccia nel pubblico. La scintilla non scatta neanche con la seconda band in programma, The Strigasgothic rock da Barletta. Nati nel 2010 da un’idea di Fabio Phobos Storm (voce) e Liboria Tesoro al basso, hanno cercato di scaldare l’atmosfera incitando tutti a cantare in coro la loro ‘Fallin’ Down’… certo non dev’essere facile misurarsi con una band che ha attraversato gli ultimi 30 anni catturando con una precisione quasi fotografica, album dopo album, brano dopo brano, i fermenti e il vento di cambiamento dell’Europa post-Muro.
L’attesa in sala è tutta per gli Helsinki Vampires, che attaccano alla mezzanotte precisa, annunciati, come ormai d’abitudine, dalla suadente voce di Edith Piaf. Luci soffuse e atmosfera un po’ retrò con protagonista principale Jyrki, il carismatico frontman che guida la band fin dai suoi esordi, affiancato da Jussi alla batteria, Bazie alla chitarra, l’altro chitarrista Timo Timo e il bassista Archzie.
The 69 Eyes @Revolver club, S. Donà di Piave, 13.5.2017, ph. by Sarah Gherbitz
Bastano pochi istanti ed ecco spalancarsi le porte del fantastico mondo di ‘Universal Monster’ popolato da esangui donzelle e creature mostruose ispirati ai personaggi e ai vecchi horror tanto cari a Jyrki & Co.,, da Dracula e Frankenstein a Bela Lugosi, Boris Karloff passando per Vincent Price…
Un’ora abbondante di show, che ha visto la band snocciolare una hit dopo l’altra, alternando i brani dall’ultimo album come ‘Miss Pastis’ e ‘Dolce Vita’ fino alle storiche ‘Lost Boys’ e ‘Brandon Lee’ in ricordo dell’attore scomparso durante le riprese de ‘Il Corvo.’
Pubblico caloroso e piuttosto trasversale, composto da rocker della prima ora e, in maggiore quantità, da ragazze ventenni con accessori e rossetto gothic girl in sintonia con la serata.
Dopo il concerto, e la ‘comunione’ dei plettri, resta il tempo per le foto e un saluto veloce a Jyrki prima che i Vampiri se ne facciano ritorno nel Regno delle Tenebre…next stop venerdì 19 maggio all’Astra Kulturhaus nel cuore di Berlino… you gotta feel Berlin…baby yeah…you gotta feel Berlin…baby yeah!!!
Giunti ormai alla vigilia dell’estate, Trieste si ritrova a fare i conti con una pesante assenza di nomi ed eventi che porta i fans ad emigrare altrove per incontrare i loro idoli del rock. Le prime avvisaglie ci sono già state nei giorni scorsi, con la trasferta a Trezzo per il Frontiers Rock, dove c’erano più triestini che in Piazza Unità… e idem succederà domenica 14 maggio in occasione della data dei Depeche Mode a Lubiana.
All’assenza di nomi si aggiunge il problema delle trasferte. E’ vero che per i Depeche c’è un pullman, ma per tutto il resto dell’estate?Come raggiungere il Firenze Rocks, evento novità dell’estate con nomi come Aerosmith e Eddie Vedder? E’ prevista qualche iniziativa per raggiungere i Metal Days a Tolmin, che quest’anno prevedono Marylin Manson in cartellone? Come organizzarsi per godersi al meglio la due giorni di rock-metal in agosto al Festival di Majano? Restando in Friuli, ci sono dei collegamenti da e per Trieste con il Sexto Unplugged, i concerti di Lignano e il No Borders di Tarvisio?
Così come molte agenzie si attivano con discoteche/pullman itineranti offrendo la possibilità di festeggiare- e perché no- bersi una birra in tutta tranquillità, così anche a Trieste non nuocerebbe un’agenzia in grado di offrire un servizio trasporti intensificato per i concerti rock...think about it!!!
Parla come un fiume in piena Tommy dei Junkie Dildoz, horror sleaze rockers fiorentini che abbiamo intervistato alla vigilia del tour che li vedrà aprire le quattro date italiane degli svedesi Toxic Rose:
1 giugno @ Supernova- Perugia 2 giugno @ BLUE ROSE CLUB -Milano 3 giugno @ PADIGLIONE 14 – Torino 4 giugno @ The Stony Pub – Firenze
Ciao ragazzi, benvenuti su Freezine! La band nasce dalle ceneri dei Revel con diversi cambi di lineup: chi avete accolto e quella attuale invece da chi è composta? Aiuto! Stiamo parlando di qualcosa come quasi 10 anni! In tutto 8 persone hanno militato per più o meno tempo nella band, alcuni hanno abbandonato per motivi legati ad altri loro progetti, alcuni anche davvero interessanti come il Combo De La Muerte di Giuliano Billi, un gruppo che rileggeva tutti i grandi classici del metal in chiave salsa e merengue, il debut album ottenne anche un discreto successo in tutta Europa. Altri ex-membri hanno mollato per motivi personali o scarsa motivazione…i soliti problemi legati ad una nazione ancora provincialotta e che prende per sfinimento tutti coloro che tentano di creare qualcosa…musica, pittura, cinema…viviamo tutti nella più totale indifferenza da parte di chi dovrebbe proteggere e valorizzare la cultura, così capisco la frustrazione e la delusione che a un certo punto possono portare ad avere voglia di abbandonare tutto e tutti!
Attualmente la formazione dei Junkie Dildoz è composta da me (Tommy, voce), membro fondatore e superstite della prima ora, Brian Ancillotti (membro anche degli Ancillotti, classic metal band fondata da alcuni membri di Strana Officina e Bud Tribe) alla batteria, Davide Puliti alla chitarra e Daniele Petri dei Pollution al basso. Abbiamo anche alcuni amici che al momento del bisogno ci aiutano a non saltare le date in cui non potremmo essere presenti in formazione completa, persone splendide come Mino Di Leonardo (Necromass) e Edoardo Scali (Disboskator) che considero come dei membri effettivi della band, sempre pronti, disponibili ed entusiasti, in questo senso siamo la Rock Family più felice e fiera della storia! :-p
Su quale sound vi state concentrando nella fase attuale? Quali sono i gruppi che vi ispirano in questo momento? Diciamo che non ci stiamo ponendo limiti, stiamo buttando giù davvero tanto materiale e in questa fase non stiamo facendo più di tanto caso all’omogeneità dello stile o del sound, arriveremo a quella fase solo quando avremo individuato i 10 brani che vorremmo incidere per il disco. Per il momento se un brano nasce con un sound più thrash lo lasciamo thrash, se entriamo in sala con le idee per un brano ruffiano alla Andrew W.K. lasciamo che si sviluppi autonomamente così, ecc. ecc. La fase creativa e compositiva è quella più bella e complicata allo stesso tempo! Non posso parlare per tutti i membri dei Junkie, ma personalmente ultimamente mi sento particolarmente ispirato da W.A.S.P., Hardcore Superstar, Sixx A.M., Warrior Soul e Blessed By A Broken Heart.
Il vostro primo ep ‘Welcome To The Porn Nation’: perché avete scelto questo titolo? Perché, nonostante le apparenze bacchettone al limite del puritano ostentate dai nostri governanti, membri influenti della nostra società, capitani d’azienda e membri del clero, pare che il sesso, le droghe, e in generale tutte le perversioni che l’uomo comune può solo immaginare, siano costantemente al centro dei loro pensieri. I complottisti vedono una società governata dalle banche, io da tutti coloro che lavorano nel mercato del sesso, quello sì che è potere, ecco il perché del titolo ‘Welcome To The Porn Nation’!
Di tutte le band con cui avete calcato il palco qual è quella a cui siete più legati e perché? Se devo scegliere due band su tutte, una sono gli Hardcore Superstar, gruppo che nonostante tutti i successi raggiunti e’ rimasto sempre molto umile e umano. La seconda volta che abbiamo suonato insieme il loro chitarrista Vic Zino mi ha chiesto se potevo andarlo a prendere all’aeroporto e fare il viaggio insieme, mentre Jocke Berg mi ha presentato come se fossi un suo caro amico al resto dello staff una volta raggiunta la location del live…stavo per mettermi a piangere per l’emozione, voglio dire…cazzo, lui è uno dei miei miti, gira il mondo e suona decine e decine di date ogni anno e si ricorda come mi chiamo e il nome della mia band? Che figata! L’altra band che dobbiamo citare sono i Warrior Soul e – ovviamente – in particolar modo il loro leader Kory Clarke, ci siamo conosciuti lo scorso anno grazie a Dario Caroli, batterista dei Sabotage e titolare del Circus Club di Firenze che ci ha selezionati per aprire a questa storica formazione, tra di noi è scattata subito una certa scintilla…Kory è una forza della natura e ci ha subito coinvolti nella sua distruttiva, anarchica, ribelle e creativa visione della vita, abbiamo continuato a sentirci spesso fino a quando non sono riuscito ad organizzargli insieme ad alcuni amici un tour italiano nel gennaio 2017 che è culminato con la loro esibizione come headliners presso il nostro Fuck You We Rock Festival. Per promuovere il tour ero riuscito ad organizzargli diverse interviste per radio e webzine, un giornale locale gli ha anche dedicato una pagina, non mi dimenticherò mai il suo sorriso quando gli ho consegnato la copia cartacea….ho millemila aneddoti legati alle nostre avventure con Kory ma ci occorrerebbero molte più pagine a disposizione…voglio però dirvi cosa disse prima di salire sul palco al nostro chitarrista Davide: ‘Sai una cosa? Adoro Tommy, gli voglio davvero bene, anche se è ritardato!’…ecco, ogni volta che ci ripenso rido fino alle lacrime!
In programma a breve avete 4 date con i Toxic Rose, come state vivendo l’attesa? Che cosa vi aspettate dal tour con i Toxic Rose? Conoscevamo i Toxic Rose per alcuni video che avevano rilasciato prima di giungere al traguardo del debut album. Per via del loro trucco e attitudine ci erano sempre sembrati una band molto affine alla nostra, pensa la sorpresa quando Elena di School Of Rock Milano ci ha contattati per fargli da gregari per tutte le tappe italiane, che figata! Dato che l’ascoltatore italiano è particolarmente esterofilo da sempre, ci aspettiamo di avere l’occasione di esibirci davanti a un pubblico più nutrito rispetto a quanto siamo abituati, e di poter quindi essere ascoltati da tante persone che ancora non ci conoscono, ogni singolo nuovo spettatore è per noi una conquista! Ovviamente siamo anche eccitati all’idea di passare 4 intensi giorni con i ragazzi dei Toxic on the road, viaggiare tutti insieme è sempre una bella emozione, gli aneddoti, gli scherzi e le folli risate sono all’ordine del giorno…
Definite i vostri spettacoli ‘al limite del pericoloso e della denuncia’. Potete raccontarci un po di più a questo riguardo? Diciamo che dipende sempre dal locale e dalla reazione del pubblico, sai, abbiamo un trucco di scena sempre molto pesante e ben definito, viviamo il palco in maniera molto fisica e quando è possibile cerchiamo di coinvolgere il più possibile chi è in sala… La vita è già abbastanza dura di per sé, e allora l’obiettivo è e sarà sempre quello di far accantonare problemi e pensieri alla gente almeno per qualche minuto…sai, vorremmo sempre instaurare un clima da Party Hard nella terra di Tim Burton, brindisi insieme, ci buttiamo in mezzo a loro per fare macello, fog machine, sangue finto, trucchi di scena vari… A volte si creano delle connessioni davvero molto forti e tra show e after show la situazione degenera ma –ti prego– non farmi parlare di episodi specifici, o potrei essere ricercato o peggio…non vi rimane che venire sempre a vederci e sperare di capitare nella serata giusta hahahahahaha!!!
Nelle prossime settimane avete anche un progetto di registrazione, che cosa ci potete raccontare di questo? C’è in cantiere un album? Sì, decisamente sì, come accennavo poco sopra siamo attualmente in fase di composizione e selezione dei brani che finiranno sul nuovo disco. Abbiamo avuto da poco una riunione a tavolino con i boss della Flotta Nemesi, un’associazione di pirati che ha deciso di portarci allo step professionale successivo. Non è un modo di dire, sono davvero dei pirati in senso letterale, alcuni di loro hanno una gamba di legno o un uncino e si vestono esattamente come ai cari vecchi tempi degli assalti ai galeoni! Non chiedetemi da dove provengono i soldi con cui intendono finanziarci, ma era da tempo che non vedevo dei dobloni spagnoli macchiati di rosso…
Dov’è la vostra ‘base’? Come va la scena dalle vostre parti in Toscana? Ci sono gruppi attivi, locali dove suonare? Anche se uno di noi (il bassista) è umbro e vive nella zona del Lago Trasimeno, noi tutti abitiamo a Firenze, Brian ha un suo studio professionale, il BlackSmith Studio, ed è da quella tana che partiamo sempre alla conquista della notte e della gloria hehehe! La scena toscana è ancora abbastanza attiva, soffre ovviamente come tutto il pianeta di un ricambio generazionale molto basso. D’altra parte è innegabile che oggi il fascino maledetto, l’ascendente irresistibile che il rock ha da sempre esercitato sui teenagers sia stato sostituito da hip hop e musica elettronica (con nostro sommo orrore ovviamente…). Siamo sicuri ad ogni modo che presto ci sarà un’inversione di tendenza, anche grazie a band come Runover, Deathless Legacy, Subhuman, Drunken’ Rollers, Cesio 135: tutte band che con umiltà e tenacia hanno cercato di creare uno stile personale e che – come noi – ogni giorno lottano per promuovere la nostra scena preferita, è sempre stato un piacere condividere il palco con loro e lo sarà sempre di più! Sempre a causa dello scarso ricambio generazionale tanti locali negli ultimi anni sono scomparsi, ad ogni modo per fortuna abbiamo ancora alcuni club con gestori professionali ed entusiasti che investono nelle serate, ci credono ed offrono l’opportunità a tante band locali e underground di aprire ad artisti stranieri spesso anche molto ben affermati: sto parlando del Circus di Scandicci, dell’Exenzia di Prato e del Borderline di Pisa.
Fuck You Rock Festival @Exenzia Rock Club, Prato (Italy), 28.1.2017
Siete attivi anche come promotori del Fuck You We Rock festival, com’è nata l’iniziativa? Il Festival è nato nel 2011 con il preciso obiettivo di radunare i migliori gruppi hard rock underground sullo stesso palco, solo musica inedita e solo gruppi con velleità di crescita. La prima serata andò talmente bene che da quella volta siamo stati ‘costretti’ ad organizzarne due edizioni l’anno, una estiva open air, e una invernale in clubs ‘regolari’…Con il tempo l’affluenza notevole di pubblico ci ha concesso di avere abbastanza budget per chiamare gruppi stranieri come i Nasty Ratz e i mitici Warrior Soul. Per le prossime edizioni abbiamo ulteriormente alzato l’asticella ma non diremo nulla per scaramanzia…
Sogni nel cassetto, se vi va di dircelo? Ne abbiamo tanti, smettere di sognare rappresenterebbe la morte dell’arte e della creatività, ogni giorno mi sveglio e mi metto subito a pensare a quale potrebbe essere il nuovo passo, la nuova sfida da affrontare, ero un ragazzino timido e bassottello incapace di suonare e soprattutto nato in una nazione dove mettersi a fare heavy metal equivaleva alla condanna alla cantinetta a vita…lo scorso anno abbiamo aperto per gli Whitesnake….se avessimo smesso di sognare l’avremmo mai fatto??? :-p
È morto Jonathan Demme, il regista di capolavori come ‘Il Silenzio degli Innocenti’ (Oscar nel 1991) e di ‘Philadelphia’ (1993), ma anche di tanti film-concerti per Neil Young e i Talking Heads, i video di Bruce Springsteen e New Order e altri ancora. Si era ammalato nel 2010 e dopo le cure era tornato nel 2015 sia come giurato alla Mostra del cinema di Venezia sia come regista con il film ‘Ricki and the Flash’ con Meryl Streep protagonista nei panni di una mamma rocker.
Jonathan Demme sul set di ‘Silence of the lambs’ con Anthony Hopkins
Considerato uno tra i più importanti autori del cinema contemporaneo, Jonathan Demme ha diretto capolavori indimenticabili. Era nato nella contea di New York il 22 febbraio 1944, figlio di un’attrice e un albergatore, dopo essersi trasferito con la famiglia a Miami si era avvicinato al mondo del cinema attraverso la casa di produzione di Roger Corman all’inizio degli anni Settanta.
Come tanti autori della sua generazione -Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, Peter Bogdanovich e Ron Howard-,debutta con film di exploitation: ‘Femmine in gabbia’ (‘Caged Heat’, 1974), ritratto di un gruppo di donne all’interno di un carcere particolarmente violento e bizzarro, ‘Crazy Mama’ (1975), ‘Fighting Mad’ (1976).
Del 1979 è l’hitchcockiano ‘Il segno degli Hannan’ (Last Embrace) con Roy Sheider e, dopo qualche pellicola non particolarmente di successo, arrivano le commedie ‘Qualcosa di travolgente’ presentato a Cannes nel 1987, con Melanie Griffith e Jeff Daniels e ‘Una vedova allegra… ma non troppo’ con Michelle Pfeiffer e Matthew Modine. Raggiunge l’apice del successo negli anni ’90 con ‘Il silenzio degli innocenti’, il capolavoro interpretato da Anthony Hopkins e Jodie Foster che vinse cinque premi Oscar, tra cui quello per la miglior regia. Nel 1993 Demme mette la firma su un altro grande successo: ‘Philadelphia’, con protagonista Tom Hanks e premiato dall’Academy con due statuette.
Ma è la sua straordinaria sensibilità musicale a renderlo pioniere dei film concerto caratterizzati da uno stile minimalista con lunghi piani sequenza. Tra i suoi lavori più famosi in questo campo il film concerto dei Talking Heads ‘Stop Making Sense’ (1984), e tre docu-film con Neil Young. Negli ultimi anni il regista si era dedicato alla televisione, dirigendo capitoli della serie ‘The Killing’ e di ‘Shots Fired’.
Dell’offerta live a Trieste abbiamo iniziato a parlarne un paio di mesi fa, con una serie di articoli dedicati alle location e spazi per suonare. E’ di questi giorni l’arrivo sulla scena del Full Gass, new entry che ha portato una ventata di rock sulle Rive, grazie allo spirito di iniziativa di Linus Rock (già Rock Out di via Bramante e Rock Out X Project): ‘La giornata prescelta per i rock party al Full Gass è il venerdì’, racconta Linus, ‘come quello di venerdì 28 aprile che vedrà ospiti i Wardogs, tribute band ufficiale dei mitici Ramones’.
Nati nel 2009 da Sandro (chitarra) e Oscar (voce), ai quali si aggiungono Marco alla batteria e Paolo al basso: ‘Non volevamo fare una copia dell’originale, peraltro inavvicinabile’, affermano, ‘ma una cosa tutta nostra, per certi versi originale. Ci piaceva l’idea di mescolare insieme i tre i gruppi che abbiamo nel cuore: i Ramones, i Motorhead ed i Metallica’. I suoni rispecchiano questa filosofia, sono grossi e pesanti, sporchi e diretti. Nel corso del 2013 i Wardogs suonano con gruppi come Fang, The Meteors, Napalm Death, a Brooklyn (New York City) in occasione del Block Party di Indian Larry Motorcycles; e poi all’European Bike Week in Austria, al Lemmy Italian National Party, l’evento dedicato alla memoria di Lemmy Kilminster, ed ancora all’Home Festival dove calcano il palco con i Prodigy e gli Eagles of death Metal.
Hungryheart @Super Bar Stella, Trieste, 25.4.2017
Al via martedì 25 aprile anche gli aperitivi rock al Super Bar Stella, location centrale che ha tutte le carte in regola per ritornare ad essere punto di ritrovo delle nights triestine. Prima band sono stati gli Hungryheart con un unplugged show davvero coinvolgente, accompagnato dalla diretta di RockOn, il programma in onda ogni martedì su Radio City Trieste: presenti i rock brothers Andrea ‘Mr. Rock Sivini’ e Maxx ‘Double X’ Barzelatto con interviste alla band, agli ospiti e qualche anticipo sul prossimo Frontiers Rock Festival.
Questo è lo scenario attuale, alla vigilia di un’estate che finora non ha sferrato grandi annunci in ambito cittadino. Al momento, infatti, gli eventi confermati vedono più protagonista il Carso: il Rock Camp in programma dal 7 al 9 luglio al campo Sportivo di Trebiciano, e il Motorbunch di Prepotto (14 e 15 luglio), di cui ci occuperemo nei prossimi giorni.
The Mentors: King of Sleaze Rockumentary, primo film dedicato alla storica band di Seattle, verrà presentato nella selezione ufficiale del Night Visions Festival (19-23 aprile 2017), tra i più importanti festival europei di horror, fantasy e sci-fi che si tiene ogni anno a Helsinki.
Il film, che è diretto dalla regista April Jones e prodotto da Dream Evil Pictures, ricostruisce la storia di una delle band più offensive emerse dagli anni Settanta, conosciuta per i testi ‘shock rock’ deliberatamente perversi, che ha avuto un ruolo sia nel corrompere la società sia nel difendere la libertà di parola.
I Mentors si formano nel 1976 a Seattle e si trasferiscono a Los Angeles nel 1979, dove entrano ben presto in sintonia con la scena punk rock della città. La loro musica si sviluppa nel tempo, passando dal garage metal al metal punk fino al rock metal. Dopo aver attirato l’attenzione di band affermate come Metallica, Slayer, Cannibal Corpse e altri ancora, è nel 1985 che s’inizia a sentir parlare di loro come primo gruppo censurato dal PMRC (Parents Music Resource Center), l’associazione fondata da Tipper Gore, moglie dell’allora vicepresidente degli USA.
Eldon Hoke ‘El Duce’ con Lars Ulrich
Ma è la scomparsa del batterista e frontman Eldon Hoke detto ‘El Duce’ che li fa entrare nella leggenda. Due giorni dopo l’intervista per il documentario ‘Kurt & Courtney’, nel corso del quale egli rivela di aver ricevuto da Courtney Love un’offerta da 50mila dollari per uccidere Kurt Cobain, Hoke viene trovato morto sulle rotaie di Riverside (California), sabato 19 aprile 1997, dopo essere stato investito da un treno.
Nel 2016 è uscito il libro ‘Truth is Funnier than Fiction: My Life with Eldon Hoke and the Mentors’, scritto da Steve Broy, fondatore e bassista della band. I Mentors stanno lavorando al nuovo album e sono costantemente in tour con una line up rinnovata che vede Steve Broy al basso, Sickie Wifebeater alla chitarra e Don Nutz alla batteria.
Sorridente, rilassato, con un tiro da metalhead provetto, capace di mettere in ombra i Korn, suoi compagni in questa nuova avventura, e addirittura di far mangiare la polvere a papà Rob.
Così è apparso Tye Trujillo sul palco della Chamorro City Hall di Bogotà, in Colombia, dove lunedì 17 aprile ha debuttato con successo nel doppio ruolo di guest star e bassista al posto di Reginald ‘Fieldy’ Arvizu.
Neanche il tempo di riprendersi dalle date al Lollapalooza sezione Kids di Buenos Aires dove solo pochi giorni fa aveva aperto per i Metallica, con la band di suoi coetanei The Helmets, il dodicenne Tye si è subito ritrovato protagonista di un sogno.
Dopo l’annuncio ufficiale dei Korn su Facebook, l’ingresso di Tye nel combo californiano ha fatto il giro del globo, catapultando l’enfant prodige sulle pagine dei media di tutto il mondo, da Rolling Stone a The Guardian passando per Vogue.
Sicuramente una serata indimenticabile quella di Bogotà per Tye, che, ci piace sottolinearlo, è due volte figlio d’arte: la madre, Chloe Trujillo, è una stylist di tendenza, conosciuta ed apprezzata per le sue creazioni che variano da sciarpe a vestiti e accessori.
Nata a Parigi e cresciuta a New York, dove faceva parte di alcune band underground death-metal e punk, Chloe Trujillo dipinge anche surfboard e strumenti musicali -celebre è il basso con il calendario azteco disegnato per il marito Rob Trujillo-, tutti caratterizzati da colori sgargianti e fantasie dal mood rock.
Sold out venerdì 7 aprile al Mostovna per i Mayhem, con la sala grande gremita per l’unica tappa slovena del tour ‘De Mysteriis Dom Sathanas’.
Un vero e proprio evento, a sette anni di distanza dall’ultimo passaggio della band all’ex Pieffe, che ha richiamato gente oltre che dalla Slovenia, anche dal Friuli e dal Veneto, diventando data di riferimento per l’intero nordest.
Inferno @Mostovna, 7.4.2017, (C) Andrea Stoppa
Piuttosto fitto il programma della serata, che ha visto in apertura gli Inferno dalla Repubblica Ceca, blackster attivi da una ventina d’anni ma di fatto rimasti sempre un po’ nell’ombra. La loro è una buona performance ma senza troppe sorprese, che vede sul palco Adramelech, il cantante -unico rimasto della line up originale-, affiancato da Ska-Gul e Morion alle chitarre, Crudelis al basso e M. alla batteria.
Inferno @Mostovna, 7.4.2017, (C) Andrea Stoppa
Gli Inferno sono la prima ed anche l’unica band visibile della serata, prima che il palco del Mostovna scompaia inghiottito nel Regno delle Tenebre, trascinando con sé i gruppi successivi.
Nel frattempo l’afflusso all’interno del club non accenna a fermarsi, mentre sul palco fervono i preparativi per il secondo set in programma, ovvero i cazzutissimi Dragged Into Sunlight.
Si tratta di un collettivo made in UK composto da diversi personaggi attivi da anni sulla scena metal, il cui debut ‘Hatred For Mankind’ (2009) ha riscosso talmente tanto successo da andare in ristampa con la Prosthetic Records.
Dragged Into Sunlight @Mostovna, 7.4.2017, (C) Andrea Stoppa
Nell’epoca dei social i Dragged sono autentiche rarità: non divulgano i loro nomi, si fanno fotografare solo mascherati, e soprattutto suonano nella quasi completa oscurità con le spalle rivolte al pubblico. Non c’è da stupirsi se riescono quindi a catturare tutta l’attenzione con il loro sludge feroce ed aggressivo, guadagnandosi il titolo di band rivelazione della serata.
Dragged Into Sunlight @Mostovna, 7.4.2017, (C) Andrea Stoppa
L’attesa è ormai alle stelle, mentre percorro quello che ormai ho soprannominato il ‘Corridoio della Paura’ -ovvero la zona di passaggio tra la sala ed il bar- sotto gli sguardi divertiti dei metalheads sloveni.
Raggiungo la postazione, quand’ecco arrivare finalmente i Mayhem, avvolti da una fitta nebbia dalla quale spuntano solo i contorni delle losche sagome incappucciate.
Mayhem @Mostovna, 7.4.2017, (C) Andrea Stoppa
La band, capitanata dal frontman ungherese Attila Csihar, attacca con ‘Funeral Fog’, primo brano tratto dall’album ‘De Mysteriis Dom Sathanas’, loro primo album uscito nell’ormai lontano 1994 e considerato pietra miliare del black metal.
Mayhem @Mostovna, 7.4.2017, (C) Andrea Stoppa
Oltre ad Attila, della line up storica sul palco c’è anche Hellhammer alle pelli, a cui si aggiungono Teloch e Ghul alle chitarre e Necrobutcher al basso.
Mayhem @Mostovna, 7.4.2017, (C) Andrea Stoppa
Malgrado questi nickname così terrificanti, lo spettacolo dei Mayhem non suscita tutte queste emozioni, lasciandomi anzi addosso una strana sensazione di freddezza. I cinque infilano i pezzi uno dopo l’altro, presi in ordine cronologico da ‘De Mysteriis’, fino alla conclusione con ‘Buried by Time and Dust’ e l’ultimo brano che dà anche il titolo all’album.
L’impatto visivo è molto ambizioso, tutto giocato su giochi di luci ed ombre super raffinati e teatrali che, trasportati nel mega casino del live, rischiano di perdersi un po’, e soprattutto fanno impazzire i fotografi!Ma a non convincere è stato soprattutto il suono, un effetto questo che sembra sia voluto dalla stessa band…
C’è anche da dire che la sfida maggiore -cioè quella di riempire con un concerto di metallo estremo in tempi dove ormai funzionano soltanto le cover band– è stata vinta ampiamente!
Prossimo appuntamento con il metal al Mostovna è per mercoledì 19 aprile con i Pillorian, il nuovo progetto di John Haughm (ex Agalloch) e in apertura i teutonici Valborg.
Sesso, sangue, riti cannibali: è un vero e proprio viaggio nell’occulto ‘Witchbanger’, nuovo album dei Duel in uscita il 28 aprile via Heavy Psych Sounds Records.
A solo un anno dal dirompente esordio con ‘Fear of The Dead’ (2016), il super combo texano, che vede in line up i due ex Scorpion Child Tom Frank (voce e chitarra) e Shaun Avants (basso e voce), è in Europa per presentare il nuovo album: ed è proprio a Tom che abbiamo chiesto di raccontarci un po’ come sta andando con questo nuovo lavoro e gli appuntamenti principali del tour.
Ciao, l’album sta raccogliendo buone recensioni, come la state vivendo?
Grazie, diciamo super bene! Abbiamo collaborato tutti quanti alla scrittura di questo lavoro, inoltre lo abbiamo prodotto noi stessi con Jeff Henson, il nostro chitarrista, che si è occupato anche della registrazione così come già aveva fatto per il primo disco: quindi possiamo dirci soddisfatti del risultato!
Per quanto tempo ci avete lavorato?
Praticamente ci siamo dedicati a scrivere i pezzi per quasi tutti questi ultimi otto mesi! La nostra grande fortuna è stata quella di avere lo studio di Jeff a disposizione. Si chiama Red Nova Ranch, e lì hanno registrato anche Eagle Claw, Vast, Crobot, i Clutch che poi con quell’album hanno scalato le classifiche! Insomma, avere questo posto tutto per noi ci ha dato la possibilità di metterci comodi a scrivere i pezzi, lavorandoci su anche di notte se ci veniva l’ispirazione giusta!
Dove si trova esattamente?
Il Red Nova si trova in campagna nei dintorni di Austin, non molto lontano dai luoghi dove hanno girato il film ‘The Texas Chainsaw Massacre’ (‘Non aprite quella porta, pietra miliare dell’horror ‘indie’ americano, ndr). E’ un posto molto isolato…di quelli dove il silenzio è interrotto solo dal latrare dei cani e dal rumore delle fucilate…puoi fare qualsiasi cosa lì! Ci siamo divertiti, e il suono è ottimo.
Questo ‘isolamento’ ha influito anche sul risultato finale? Diciamo che il risultato è a metà tra una colonna sonora heavy metal di stile old school e un horror movie anni ’70…Ad influenzarci è stato soprattutto il vecchio dark metal e l’hard rock che va dagli ultimi anni ’60 agli ultimi anni ’70, e tra i gruppi sicuramente i Kiss e Thin Lizzy. Poi abbiamo cercato di renderlo il più possibile ‘nostro’, e pensiamo di esserci riusciti!
https://youtu.be/QBhII_DkzzI
Volevate provocare con questo titolo?
In realtà ‘Witchbanger’ è il nome dell’amp che usiamo per le nostre chitarre, quello che poi ci è servito per quasi tutto il lavoro di registrazione, e anche durante i live! E poi ci piacciono le storie occulte! ‘Witchbanger’, il brano che dà il nome all’album, racconta appunto di uno stregone immortale che va matto per la carne umana…Questo è un tema che ricorre parecchie volte nel corso dell’album!
Venite da Austin nel Texas, com’è la scena musicale lì?
Sì, ad Austin abbiamo la nostra ‘base’, gran bel posto per la musica! Ci sono un sacco di band che spaccano, posti fighi per suonare, e soprattutto un sacco di concerti! Ti dà un sacco di input che stimolano a fare sempre meglio! C’è una scena musicale forte, sopratutto stoner, che ti dà opportunità per suonare e ti spinge a fare sempre meglio, cercando di coinvolgere sempre più gente.
Ormai conoscete bene l’Italia, vi piace? Qual è la vostra meta europea preferita?
Sì, non vediamo l’ora di tornarci, poi con la bella stagione…pensiamo sarà fighissimo. E’ la nostra meta preferita, non solo per viaggiare ma anche per il suo pubblico…bella gente piena di vita! E poi non vediamo l’ora di suonare anche a Berlino, al Desert Fest!
E anche la vostra etichetta Heavy Psych Sounds è italiana…
Abbiamo cercato un sacco di etichette prima di concludere con loro. Ne avevamo 5-6 interessate, poi abbiamo optato per la HPS per il rapporto che abbiamo con Gabriele (Gabriele Fiori alla guida dell’etichetta, ndr), il quale, oltre a far uscire i nostri dischi, organizza anche dei tour fantastici!
Ok, è giunto il momento di salutarci…c’è qualcosa che vorreste aggiungere?
Sì, grazie a voi per l’interesse nei nostri confronti!!!
Wattie Buchan, cantante della storica band punk The Exploited, è stato portato in ospedale venerdì 7 Aprile mentre era in Belgio per il tour europeo con i The Casualties e i tedeschi Code Red.
La band prosegue comunque il tour, per volontà dello stesso Wattie, e sarà in concerto giovedì 20 aprile al Mostovna di Nova Gorica.
Definiti tra i massimi esponenti dell’anarcho-punk, gli Exploited, attivi dai primi anni ’80, sono diventati uno dei gruppi imprescindibili della scena. La loro discografia è definita una vera e propria colonna portante del genere partendo dai primi lavori come ‘Punks Not Dead’ del 1981 fino a ‘Fuck The System’ del 2003. Lo scorso febbraio la band, capitanata dal controverso e irascibile frontman Wattie Buchan (ripreso dall’infarto che lo ha colpito nel 2014), si è trovata costretta a difendersi dalle accuse di fascismo dopo che un ragazzo russo di 27 anni ha perso la vita fuori dal loro ultimo concerto a San Pietroburgo.
The Casualties ‘Chaos Sound’, Season of Mist (2016)
In apertura ci saranno The Casualties, street punk band direttamente da New York City, dove si è formata nel 1990: il quartetto capitanato da Jorge Herrera vive e ama il punk rock da oltre 25 anni, tuttavia non mostra il minimo di stanchezza e nel 2016 ha pubblicato il nono album in studio, ‘Chaos Sound’.
Insieme a loro sul palco del Mostovna anche i tedeschi Code Red, groove thrash metal da Friburgo già opener per Slapshot, Madball e Pro Pain, con cui hanno debuttato nel 2014. Vicini a gruppi come Metallica, Machine Head ed Exodus, nel settembre 2016 è uscito il primo fulllenght ‘Deceiver’ via Showtime.