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Phantom City Part 5: La storia del Cathouse 1988-1991

Nell’epoca in cui i concerti rock trovavano spazio sulle piste da ballo -Paradiso di Trieste, Valentinis di Monfalcone-, un gruppo di amici nella periferia dell’estremo nordest decide di prendere il coraggio a due mani, e dare vita a un locale capace di richiamare l’atmosfera glamour delle grandi metropoli. Nasce così sulla statale tra Udine e Gorizia il Cathouse che, ribattezzato come l’omonimo, leggendario club di Los Angeles, alternava serate djset a concerti che spaziavano dal metal al punk hardcore. White Zombie, Christian Death, Death SS, Jingo De Lunch, Negazione, Extrema sono alcuni dei nomi passati dul suo palco oltre a tanti gruppi tra Udine, Trieste e Pordenone, tra cui Upset Noise, Wind, Silence, Foxy Lady…Abbiamo chiesto a Christian Taddio, che del Cathouse è stato l’anima e co-fondatore, di raccontarci la storia di questa breve ma intensa avventura.

F: Ciao e benvenuto su Freezine! Ci racconti com’è partita l’idea del club?

CT: Era il 1987 e frequentavo ancora l’Istituto Statale d’Arte di Udine. Per chi c’era, sa bene che non era una scuola qualsiasi: era probabilmente il posto più vivo, creativo e alternativo della città. Arrivavano studenti anche da Pordenone e lì dentro convivevano tutte le tribù urbane dell’epoca: dark, new wave, punk, rockabilly, mods, metallari, hippie… e sì, persino i paninari. Un piccolo zoo umano meraviglioso. Io ero ancora un ragazzino e con la mia compagnia frequentavo il Centro Sociale Autogestito di via Volturno, i concerti e i pochi locali di Udine dove gravitava la scena alternativa rock del periodo. Col tempo abbiamo conosciuto un gruppo di ragazzi un po’ più grandi di noi, gente che girava spesso l’Italia e l’estero. Tra loro c’era Diego, con cui poi sarebbe iniziata tutta l’avventura. Da lì si è aperto un mondo: concerti, club fuori regione, weekend infiniti tra Bologna, Milano, Padova e soprattutto Londra, che in quegli anni era una specie di Mecca per chi viveva certe sonorità e certi immaginari. A Bologna avevamo amici con cui poi ci si ritrovava persino a Londra a Camden Town o nei club di Soho. Era un periodo davvero fertile: molto spontaneo, molto autentico, molto meno costruito di oggi. Ad un certo punto Diego si trovò davanti a un bivio: trasferirsi definitivamente a Londra, che frequentava già da anni, oppure tentare una scommessa folle qui da noi. Vinse la follia. Mi propose di fare
il deejay e di condividere con lui la direzione artistica di un club. Io ero totalmente immerso nella musica e nella scena, quindi ci buttammo senza pensarci troppo. O forse pensando pochissimo, che a diciotto anni è pure meglio.

Diego Zompicchiatti (in primo piano) con Christian Taddio (a sinistra), anime fondatrici del Cathouse Club, insieme ad alcune ragazze della storica crew che contribuiva all’atmosfera del locale.
© Christian Taddio


Il nome Cathouse lo scegliemmo insieme. Lo prendemmo ispirandoci a un noto club di Los Angeles: ci piaceva il suono, aveva carattere, evocava qualcosa di sporco, glam e notturno al punto giusto. Il locale aprì a San Giovanni al Natisone, in una posizione strategica sulla statale facilmente raggiungibile da Udine, Gorizia, Monfalcone e Trieste. Col tempo iniziò ad arrivare anche gente da Pordenone, sia grazie alle amicizie che avevamo lì, sia perché facevamo pubbliche relazioni in modo molto artigianale: chilometri in macchina, flyer distribuiti a mano, serate passate a promuovere concerti nei locali della regione. Altro che social network. All’epoca l’algoritmo eri tu, con le scarpe consumate.
Io curavo l’immagine del club: logo, flyer, locandine e gli allestimenti del locale, soprattutto per eventi speciali come Halloween. Oggi sembra normale, ma alla fine degli anni ’80 le feste a tema horror con dress code non erano ancora una moda inflazionata. Credo davvero che siamo stati tra i primi in zona a portare quel tipo di atmosfera scenografica e immersiva. L’esperienza del Cathouse è durata dal 1988 al 1991. Poi, dopo un paio di viaggi negli Stati Uniti, decidemmo di fare il salto e trasferirci per un periodo a Hollywood. E lì iniziò un altro capitolo ancora più folle.

Logo del Cathouse
© Christian Taddio

F: A livello generale, già frequentavate dei locali che possono in qualche modo aver ispirato?

CT: Assolutamente sì. Frequentando città come Bologna, Milano e soprattutto Londra, avevamo già in testa un’idea molto precisa di cosa volessimo creare. Locali come Camden Palace, Kit Kat, Gossip, Astoria o in Italia il Tenax, Cellophane, Aleph, Mascotte per citarne qualcuno… e ci avevano fatto capire quanto un club potesse essere non solo un posto dove bere e ascoltare musica, ma un vero punto di ritrovo identitario. Successivamente anche Los Angeles ci influenzò tantissimo: Whisky a Go Go, Rainbow, Viper Room, Sin-a-Matic, Troubadour, Club Ugly e lo stesso Cathouse… erano luoghi dove musica, immagine e atteggiamento si mescolavano continuamente. Noi volevamo portare anche in Friuli quell’energia lì. Un posto dove contassero la musica, il look, l’attitudine e soprattutto il rispetto reciproco. Al Cathouse non ricordo particolari episodi di violenza o risse. La gente veniva per stare bene, conoscere persone simili, sentirsi parte di qualcosa. E poi ci dicevamo: perché certe cose devono succedere solo nelle grandi metropoli? Anche una provincia può avere il suo piccolo angolo fuori dal mondo.

Una serata al Cathouse con alcuni personaggi che hanno animato le sue notti più iconiche
© Christian Taddio

F: Nello specifico del Friuli invece com’era la situazione dei club in quel periodo, e quali idee avevate per attirare pubblico?

CT: Nei primi anni ’80 ricordo locali come il Rocktonda a Udine o il Dejavù di Portogruaro, che Diego e gli altri frequentavano già, mentre io ero ancora troppo giovane per frequentare e senza patente, quindi abbastanza limitato negli spostamenti. Verso la seconda metà degli anni ’80 iniziammo invece a frequentare posti come il Fashion di Trieste, gestito da Clara con Marco Bellini in consolle, oppure alcuni locali alternativi nel pordenonese, come uno storico club a Bannia.
Con il Cathouse volevamo attirare persone che si riconoscessero davvero nella proposta musicale e visiva che offrivamo. Per noi il look era parte integrante della cultura musicale: non semplice estetica, ma linguaggio. Andavamo spesso a cercare vestiti a Milano in via Torino, a Bologna in montagnola e ovviamente durante i nostri viaggi londinesi tra King’s Road, High Street Kensington e Camden Town. Cercavamo i negozi giusti, quelli che vestivano artisti e outsider. Uno su tutti: Red Balls on Fire, storico riferimento della scena rock internazionale, frequentato da gente come Lenny Kravitz, Guns N’ Roses e The Cult, che poi si trasferì a Los Angeles sulla Melrose Avenue. Insomma, volevamo creare un ambiente che avesse personalità vera, non una copia sbiadita di qualcosa visto in tivù.

F: Cosa ci puoi raccontare delle serate djset?

CT: Al Cathouse ero il dj resident e il repertorio partiva dal dark wave: Sisters of Mercy, Bauhaus, Siouxsie and the Banshees, Fields of the Nephilim, Joy Division, The Cramps, Ramones, Sex Pistols, Nitzer Ebb… per poi evolversi verso quello che stava emergendo in quel periodo: Jane’s Addiction, Faith No More, Nirvana e molto altro. Una band fondamentale per noi furono sicuramente i Cult. Tutto il nostro gruppo ne era quasi ossessionato. Con il passaggio dall’album ‘Love’ a ‘Electric’, prodotto da Rick Rubin, cambiarono pelle: dalle atmosfere gothic post-punk passarono a un hard rock molto più diretto e americano. All’inizio quel cambio ci spiazzò parecchio, ma fu anche il ponte che ci portò verso sonorità più street rock e verso gruppi come Guns N’ Roses, L.A. Guns, Faster Pussycat, Mötley Crüe.

Christian alla consolle del Cathouse Club insieme ad alcuni membri della crew del locale
© Christian Taddio

Ed è anche uno dei motivi per cui, finita l’esperienza del Cathouse, ci trasferimmo a Los Angeles. In un certo senso quel disco ci aveva già prenotato il volo. Ovviamente c’erano anche radici più classiche: Led Zeppelin, David Bowie, T-Rex, Sweet… tutto il glam rock anni ’70 che continuava a scorrere sotto pelle. Il pubblico era molto eterogeneo ma fidelizzato: amici, habitué della scena friulana e persone che arrivavano anche da fuori regione o dall’estero. Talvolta venivano ragazzi da Lubiana, Nova Gorica, Bologna, Roma o Milano per eventi particolari. Erano spesso persone conosciute ai concerti o nei nostri continui viaggi musicali tra nord Italia ed Europa.

© Christian Taddio

F: Quali concerti ha ospitato il Cathouse? Qualche aneddoto particolare?

CT: Abbiamo organizzato concerti di band come White Zombie, Christian Death, Death SS, Jingo De Lunch, Negazione, Extrema, oltre a tanti gruppi tra Udine, Trieste e Pordenone, come gli Upset Noise e i Wind. Uno degli episodi più memorabili resta sicuramente il concerto dei Death SS. Fu probabilmente uno degli eventi con il maggiore riscontro di pubblico: ricordo fan arrivati già dal mattino e persino un gruppo di ragazze partite dalla Sicilia per esserci. Quella sera il locale esplose: più di mille persone, scenografia macabra curatissima, atmosfera quasi teatrale. E tra le richieste del gruppo ce n’era una piuttosto… particolare: recuperare in macelleria una grossa quantità di frattaglie. Durante il live Steve Sylvester iniziò a lanciarle sul pubblico come in un rituale horror rock delirante. A fine concerto il locale sembrava il set di un film splatter di serie B girato senza permessi. Per ripulire e disinfettare tutto ci vollero due giorni interi. Però sì, è stata una notte epica.


F: Come funzionava la convivenza di generi musicali diversi nello stesso locale?

CT: In realtà funzionava molto meglio di quanto si possa pensare oggi. C’erano identità diverse, certo, ma meno rigidità tribalistiche. Io partivo spesso con sonorità gothic e alternative più iconiche, poi durante la serata calibravo il set in base alla pista e alle persone presenti, passando dal punk all’hard rock senza grossi problemi. La consolle era quasi un confessionale: tutti arrivavano a chiedere pezzi. Cercavo di accontentare più persone possibile… anche se ovviamente non tutte. Altrimenti avrei dovuto mettere su una juke box e andare a bere al bancone.

Diego e Christian insieme agli amici dell’epoca arrivati da Bologna al Cathouse, tra notti infinite,
musica e backstage.
© Christian Taddio

F: In California hai avuto modo di toccare con mano posti di una scena rock leggendaria, qual è stato l’impatto e che cosa puoi raccontare di quell’esperienza?

CT: Vivere a Hollywood è stata un’esperienza che, ancora oggi, mi sembra sospesa tra realtà e pellicola. L’America non è l’Europa, nel bene e nel male: cambia il ritmo, cambia lo spazio, cambia perfino il modo in cui ti muovi dentro una città. E Los Angeles poi non è una città, è una distorsione geografica del concetto stesso di ‘città’. Hollywood, in particolare, è un set permanente: anche quando non succede nulla, hai sempre la sensazione che qualcosa stia per iniziare. La vita notturna ruotava attorno a luoghi che, per chi è cresciuto con una certa musica, erano quasi mitologici. Il Sunset Strip era una specie di corridoio elettrico. Ci muovevamo spesso con una Cadillac anni ‘70 comprata lì, che già di per sé sembrava un gesto più cinematografico che pratico. Una tappa quasi rituale era il Rainbow: birre e cocktail, ore leggere prima di finire a ballare o a vagare tra un locale e l’altro. Lì la normalità era relativa. Lemmy dei Motörhead era di casa, sempre dietro al biliardo come se fosse un arredo fisso del posto. Una volta ci siamo ritrovati anche a giocare una partita con lui, con quella naturalezza surreale che certe città sanno regalare senza chiedere permesso. Capitava poi di incrociare Slash e Duff dei Guns N’ Roses, o musicisti di band locali che lì erano nomi importanti anche se da noi non erano conosciuti… e una volta pure Lenny Kravitz lo trovammo seduto ad un tavolo a bere con amici.
Il Club Ugly, gestito dalla moglie di Vince Neil dei Mötley Crüe, aveva un’energia più sporca e diretta, mentre il Sin-a-Matic sulla Melrose Avenue era probabilmente il nostro preferito: un ecosistema a parte. Musica che spaziava dal gothic allo street rock, dall’industrial al grunge che allora stava esplodendo. Lì potevi incrociare alcuni componenti dei Ministry come se fosse la cosa più normale del mondo. La clientela era un universo parallelo: età, stili, identità mescolati senza gerarchie, con una componente fetish molto dichiarata e una libertà estetica che sembrava quasi irreale. Una delle immagini più forti resta un gruppo arrivato con un carro funebre decorato in stile famiglia Addams, tra teschi e fiamme sulla carrozzeria. Una dichiarazione estetica più che un mezzo di trasporto. Poi c’era il Glam Slam, il locale di Prince, più elegante (bellissimo!), quasi sospeso rispetto al resto…Diverso, sì, ma proprio per questo interessante: anche lì si capiva quanto quella scena fosse contaminata e viva. Prince, del resto, era un artista che non si poteva ignorare, anche quando non era il ‘tuo’ mondo. I live li vedevamo spesso al Troubadour, al Whisky a Go Go o Viper Room, luoghi che hanno praticamente scritto una parte della storia del rock. E poi concerti, notti infinite, e un Capodanno in un locale ad Anaheim con i Bang Tango.
Col tempo i dettagli si sfumano, ma resta nitida una sensazione: non era solo assistere a una scena musicale. Era attraversarla mentre stava ancora accadendo.

Collage di immagini che raccoglie i volti, gli ospiti e i protagonisti che hanno reso iconiche le serate e i concerti del locale
© Christian Taddio

F: Oggi esistono numerose serate organizzate in ricordo/tributo a club e discoteche storiche, avete già fatto qualcosa di simile o non vi interessa proprio?

CT: C’è sicuramente una forte voglia di revival e non ho nulla contro questo tipo di serate: hanno un loro pubblico e una loro funzione. Però né io né Diego siamo mai stati particolarmente attratti dall’idea di vivere di nostalgia. I ricordi sono preziosi, ma se ci resti troppo dentro rischi di trasformarti nella cover band di te stesso.
Dopo l’esperienza californiana, dalla metà degli anni ’90 abbiamo iniziato a lavorare e collaborare con diversi club in Italia, tra cui Movida, Gilda ed Exogroove, avvicinandoci sempre di più alla musica elettronica, alla direzione artistica e agli allestimenti. Nei primi anni 2000 ci siamo concentrati soprattutto in Friuli Venezia Giulia, collaborando con realtà come il Kursaal Club, Ca’ Margherita e locali di Trieste come il Salomè. Negli ultimi anni, dopo una pausa e un viaggio a New York dove abbiamo conosciuto Susan Bartsch, la regina delle notti newyorkesi, abbiamo ripreso anche il discorso legato a Halloween. Quell’anima un po’ dark in realtà non se n’è mai andata, si è solo evoluta. Oggi lo facciamo in una chiave più curata: eventi privati su invito, con tema e dress code, dj nazionali e internazionali, performer e location sempre diverse.
La vera sfida, oggi, è trovare luoghi che abbiano ancora un’anima. Spazi belli ce ne sono, ma quelli davvero evocativi sono sempre più rari. Il pubblico è cambiato, è più maturo e molto orientato alla musica elettronica, ma lo spirito resta lo stesso: ricerca, atmosfera, identità.
Cerchiamo di costruire serate che non siano solo intrattenimento, ma piccole parentesi fuori dal quotidiano, dove per qualche ora si sospendono pensieri e routine. In un mercato del divertimento
sempre più omologato e commerciale, proviamo a mantenere una voce diversa, anche restando in Friuli. Io e Diego portiamo semplicemente la nostra visione, e lo ripeto spesso anche a chi ci segue da anni o a chi arriva per passaparola: non facciamo serate per farvi tornare indietro nel tempo… al massimo per ricordarvi che siete ancora in grado di non annoiarvi nel presente.

© Christian Taddio

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Da Ozzy ad Alice Cooper, dai Kiss ai Metallica, passando per il Far East Film e la Mostra del Cinema di Venezia, nel corso della sua lunga carriera Riccardo Modena ha immortalato decine di stelle e celebrities dello spettacolo. La sua passione per il rock inizia fin da adolescente nella Udine tappa di concerti internazionali, sviluppandosi nella seconda metà degli anni ’80 in una serie di collaborazioni con i gruppi iconici della scena del Nordest, di cui ha firmato immagini e copertine diventate di culto.

F: Ciao e benvenuto su Freezine! Com’è iniziato il tuo percorso?

RM: Tutto incominciò un po’ per caso, quando un compagno di classe mi affidò fotocamera e biglietto per i Pooh in concerto al Palasport di Udine. Lui non poteva partecipare, io avevo fatto solo un breve corso da boy scout, quindi sfruttai i consigli del commerciante che mi aveva venduto la pellicola, ma alla fine il risultato fu così interessante, quasi come scoprire un mondo nuovo, che i miei decisero di regalarmi una fotocamera manuale. In quel periodo, inizio anni ’80, Udine era spesso inclusa in tour importanti come Ramones, Uriah Heep, Devo, Wishbone Ash, Iggy Pop e il prezzo dei biglietti era molto, molto più amichevole di adesso, qualcosa che la paghetta di uno studente poteva affrontare, e nessuno limitava la presenza di fotocamere…da lì iniziai a realizzare un piccolo archivio.

Fred Coury dei Cinderella e Kirk Hammett dei Metallica
© Riccardo Modena

F: Ci puoi raccontare invece della tua esperienza nella Udine degli anni ’80?

RM: Udine all’epoca era una città ‘campione’ per la presenza di numerosi cinema che fornivano i dati per i sondaggi di partecipazione nazionale e, come dicevo, spesso includeva tour internazionali -ricordo che negli anni ’70 l’Italia era evitata dagli artisti stranieri. Quindi si viveva un clima culturale decisamente attivo, e questo, in una città a misura d’uomo, contribuì alla nascita in parallelo di movimenti diversi ma spesso inclusivi tra loro. C’era il Centro Sociale Autogestito, nello spazio che ora è occupato dal Palazzo della Regione, dove confluivano le varie realtà meno allineate tra le quali non c’era conflitto, ma più spesso interazione. L’unico ‘scontro’ che ricordo è stato un incontro di calcio metal vs. punk, vinto dai punk e concluso con una serata in birreria (a carico dei perdenti). Il centro ospitava concerti eterogenei sia metal che punk ma anche dark e wave, insomma tutte le realtà alternative che lì potevano organizzare iniziative e trovare spazio di discussione. All’epoca era quasi obbligatorio far parte di un gruppo sociale ed essere etichettato, situazione che non ho mai amato particolarmente…per contrappasso siamo arrivati a generazioni successive decisamente individualiste. Ricordo i Ritmo Tribale ma anche un concerto degli Scream, con alla batteria un giovanissimo Dave Grohl, che poi sarebbe diventato membro dei Nirvana e fondatore dei Foo Fighters.

Scream e God al CSA di Udine nel 1988

‘La stagione dei concerti internazionali ad un certo punto si interruppe, e Udine divenne una sorta di ‘biosfera’ dove comunque qualche fuoco stava ancora bruciando. Resisteva un locale chiamato Rocktonda che, a fasi alterne, ha accompagnato gli alternativi fino agli anni ’90. Un altro punto di riferimento è stato il Cathouse a San Giovanni al Natisone, attivo nella seconda metà degli ’80, che ha ospitato fra gli altri Rob Zombie con la sua band dell’epoca. C’erano band come Aldebaran che fondevano prog con sonorità contemporanee, Halloween che hanno avuto riscontro nazionale, ma anche altre realtà in diversi campi musicali. Qualche anno fa, come fotografo del Far East Film Festival, mi è capitato di incontrare un regista, credo fosse indonesiano, appassionato di punk italiano che conosceva benissimo gli Upset Noise e gli Eu’s Arse. Rimane comunque una città medio-piccola che è riuscita comunque a produrre qualcosa di interessante’.

Upset Noise ‘Growing Pain’ (TVOR, 1989)
© Riccardo Modena

F: Con le tue foto alle band dell’epoca sei riuscito a raccontare tutto questo fermento, com’è successo?

RM: Ero iscritto all’Istituto d’Arte di Udine e gli Halloween, di cui ero amico, mi affidarono l’incarico di realizzare la backcover di ‘L.A.D.Y.’ Le foto sono state realizzate insieme all’amico Luca Gasparini nel suo garage con un risultato che ora mi sembra molto ingenuo. Credo che per i fondali avessimo usato la carta che serve a realizzare le montagne dei presepi, si vedono ancora le pieghe. Agli inizi seguii anche il successivo progetto di Fabio (Ronnie Angel, il cantante) che guidò i Wind in territorio rock e blues.

Halloween ‘L.A.D.Y.’ (Discotto, 1985)
© Riccardo Modena

‘Anche gli Upset Noise li incontrai grazie all’amicizia con il batterista Stefano Bonanni. La foto di ‘Growing Pain’ venne realizzata nella loro sala prove senza grande preparazione, e decisero di usarla come backcover. Per quanto riguarda Heaven’s Touch ho sempre seguito la band anche nei diversi cambi di formazione, spesso accompagnavo alle prove Luca e il batterista John Car, che prima era con Halloween, così mi offrii anche di realizzare le foto. Appena iniziato a fotografare non avevo una musica preferita, ascoltavo quello che mi incuriosiva, allora l’unica opzione era acquistare i dischi. Finché proprio Luca e John, che avevo conosciuto al concerto di Uriah Heep, pensarono bene di regalarmi ‘If You Want Blood You’ve Got It’ di AC/DC che mi spalancò un mondo. Avevo sedici anni, e il metal mi accompagnò anche nel periodo successivo, inoltre con Luca e John ci frequentiamo ancora’.

Il batterista John Car (Halloween, Heaven’s Touch)
© Riccardo Modena

‘Con i Timoria la storia è più curiosa. Entrai in contatto con la band senza avere mai sentito la loro musica e, solo per la loro simpatia, cercai di farli suonare nel locale che frequentavo, il Rototom di Gaio di Spilimbergo nel Pordenonese. L’anno dopo avrebbero pubblicato ‘Viaggio senza vento’ (1993) sul quale in pochi credevano, si è dimostrato invece il disco che ha dato nuova energia al rock italiano. Grazie a comuni amici siamo sempre rimasti in contatto e ho seguito molti dei loro concerti in zona. Quando pubblicarono il live ‘Generazione senza Vento’ avevo abbastanza materiale fotografico e mi proposero di utilizzarlo nel booklet interno. Proprio in questi giorni si è paventata la possibilità di raccogliere il loro materiale in un libro, ma finora è solo un progetto appena abbozzato. Menzione d’onore per il Rototom (adesso, con lo stesso direttivo, è diventato l’attuale festival reggae di Benicàssim), che ebbe il merito di ospitare nella nostra regione molte realtà interessanti, dai Ramones a Ice-T e Body Count, passando per Living Colour e Massive Attack‘.

Ramones in concerto al Rototom club nel 1993

F: Non solo la musica, ma anche il cinema ha un ruolo importante nella tua vita.  Sei fotografo al Far East Film di Udine, hai collaborato anche con Lorenzo Bianchini…Ci puoi parlare di queste tue esperienze?

RM: Le foto sui set di Lorenzo Bianchini sono state un altro caso. Un fotografo con cui lavoravo stava facendo il direttore della fotografia sul primo progetto di Lorenzo ‘Radice Quadrata di Tre’, quindi venni coinvolto come fotografo di scena nel successivo progetto cioè ‘Custodes Bestiae’. Ancora una piccola produzione girata in digitale dove tutti si adoperavano a fare tutto, anche il frate cattivo, o il villico che indica la direzione al protagonista, e quelli toccarono a me. Ho partecipato anche a ‘L’Angelo dei Muri’ (2018), una produzione importante che mi ha permesso di lavorare al fianco di Pierre Richard, una gloria del cinema francese, e con un direttore della fotografia come Peter Zeitlinger, da anni DOP di Werner Herzog e insegnante alla HFF di Monaco di Baviera. Un’esperienza splendida, impegnativa ma assolutamente appagante. Nell’ultimo film uscito, diretto da Bianchini, ‘La Memoria del Buio’, che trovate disponibile su You Tube, un giorno sul set mi è costato… un ruolo da cadavere.

Sul set di ‘L’Angelo dei muri’ (2018)

F: Su cosa ti concentri invece quando scatti durante i live?

RM: La fotografia ha avuto un upgrade importante con il passaggio dall’uso della pellicola al digitale. L’insidia è che adesso puoi scattare decine di foto senza sosta, mentre la pellicola arrivava a trentasei scatti, terminati i quali dovevi inserire un altro rullino. Inoltre ora puoi controllare il risultato pochi istanti dopo lo scatto. Ho notato che molti scattano a caso, e passano il tempo a controllare quello che hanno realizzato e poi scelgono. Per esperienza ho evitato questo approccio, e preferisco concentrarmi fermandomi per creare una bella inquadratura o attendere una bella espressione, come se gli scatti fossero limitati. I risultati sono decisamente più interessanti.

Heaven’s Touch
© Riccardo Modena

F: Quali sono state le tue fonti d’ispirazione?

RM: I primi a ispirare il mio lavoro, prima ancora di avvicinarmi alla fotografia, sono stati ‘Ciao 2001’, rivista musicale piena di colori e foto, il primo numero acquistato aveva in copertina i Kiss di cui non avevo ancora ascoltato nulla. Poi soprattutto le copertine della Hypgnosis di Storm Thorgerson che curava le cover di Pink Floyd, Scorpions, U.F.O. tra gli altri. Spettacolari e allo stesso tempo ironiche. Capolavori. Nell’ambito della fotografia musicale ho apprezzato e apprezzo il lavoro di Anne Leibovitz, di Mark Seliger e David LaChapelle e sono rimasto conquistato da Lee Jeffries, che è colui che ha seguito il tour di ’72 Seasons’ dei Metallica. Lavoro stupendo con i Metallica ma straordinario anche ciò che ha fatto oltre. In Italia mi è sempre piaciuto il lavoro del veneziano Alex Ruffini e spero di poter ospitare a Udine una sua retrospettiva. Il mio lavoro di fotografo mi dà grandi soddisfazioni, ora lavoro con agenzie nazionali, da vent’anni seguo il Far East Film Festival di Udine e gli altri eventi organizzati dal CEC, collaboro con promoter come Euritmica o Hub concerti e seguo altri eventi culturali come èStoria a Gorizia e la Mostra del cinema di Venezia. Gli eventi rappresentano non più del venti per cento del mio lavoro, il resto è molto più noioso ma è necessario per la sopravvivenza. Ho anche lavorato nella fotografia industriale e pubblicitaria o nel reportage sulla stampa locale, ma fotografare eventi live è sempre un grande piacere.

Steven Tyler a Trieste nel 2018
© Riccardo Modena

F: Cosa ti piace ascoltare nella vita di tutti i giorni?

RM: Per quanto riguarda le mie preferenze musicali, ammetto che nel periodo metallaro avevo un atteggiamento troppo snob nei confronti delle altre realtà musicali. Dagli anni ’90 in poi ho cercato di espandere le mie conoscenze musicali, anche perché c’era molto che non conoscevo, e ancora molto che non conosco. Amo ancora Judas Priest e Metallica, ma li alterno con molto rock anni ’70, da Led Zeppelin a Bowie ad Alice Cooper al prog, ma anche classica e qualcosa di italiano, ed ho sempre cercato di comprendere anche altri generi, che fossero elettronica, rap, pop, techno. Fra le ultime cose che ho ascoltato ci sono Nina Simone e Gustav Holst, un compositore classico che ha ispirato anche i Black Sabbath. Degli anni ’90 ho trovato e trovo entusiasmanti i Tool, i Nine Inch Nails e i System Of A Down, e in questo momento guardo con interesse ai Royal Blood o Sleep Token. Tra gli italiani Caparezza e Afterhours, recentemente ho trovato interessanti La Rappresentante di Lista, non fermatevi a ‘Ciao Ciao’. Anche se non riesco a coprire tutti i trecentosessanta gradi di visione musicale cerco di ampliare il più possibile il mio sguardo, comunque reggaeton e trap restano sempre fuori…mio limite evidentemente. Ma comunque i musicisti amati sono tantissimi e un elenco sarebbe noioso.

Rob Halford © Riccardo Modena

F: Hai fotografato i più grandi da Cooper a Jeff Beck passando per Malmsteem, c’è uno di questi concerti a cui sei legato di più per qualche motivo?

RM: Sono riuscito a fotografare le star che ammiravo, incontrando Ozzy, Lemmy, i Metallica..ma è stato straordinario incontrare Alice Cooper. L’amico Attilio Grilloni che all’epoca lavorava per Videomusic mi ha permesso di partecipare all’intervista esclusiva all’hotel Principe di Milano e mi sono trovato di fronte un gentleman di altri tempi. Disponibile, gentile e molto empatico…e senza pagare il VIP ticket a prezzi folli. Di Cooper ho seguito e seguo tutti gli eventi possibili, visto che, per fortuna, quasi ogni estate viene in Europa a causa del clima torrido di Phoenix. Aneddoti su altri ne avrei molti, ad esempio il cantante dei Faith No More che parla un perfetto italiano ma esagera la cadenza americana sul palco, o Ozzy in uno dei frequenti momenti alcoolici ma riempirei tutto lo spazio…e poi non tutto è divulgabile. E esistono anche delle immagini, che però rimangono ben segrete nel mio archivio…

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L’immagine di una Trieste grezza, ribelle e rock n’ roll, corrispondente alle origini del movimento negli anni ’80, è sicuramente quella che nel corso degli anni ha trovato maggior diffusione. Docufilm, romanzi e racconti hanno contribuito a diffondere e nutrire quest’immagine -e continuano a farlo tuttora- non solo per chi c’era, provando a raggiungere una platea anche più ampia.

Di tutto questo, il docufilm ‘Trieste se ci sei batti un colpo di rock!‘ (1990) caratterizzato da uno sguardo attento al tema del disagio sociale, è forse quello più conosciuto tanto che, nonostante gli anni di distanza, ancora oggi viene considerato come una sorta di ‘manifesto’ della scena rock triestina. Sostenuto dall’Assessorato alle Questioni Giovanili del Comune di Trieste, vede alle riprese un giovane Claudio Scaramuzza, poi diventato sceneggiatore e direttore della fotografia di numerosi documentari premiati nel circuito dei festival [1]. La direzione viene affidata a Giovanni Pianigiani, sceneggiatore e filmaker triestino di nascita formatosi nella Bologna underground degli anni ’80, che così ha ricordato in un’intervista: ‘Sono 58 minuti con nove gruppi, dal surf al thrash, alla new wave al punk, al punk elettronico. Alla prima il teatro [Miela di Trieste, ndr] era pieno e ci hanno portati in trionfo dicendo “no se come quei coioni de rai tre”! Ancora adesso il film è un mito in città!’ [2]

Al centro del docufilm c’è la città di Trieste, svelata nel suo lato inedito di ‘culla’ di un suono primigenio, rivoluzionario, partito dalle cantine della sua periferia già prima dell’arrivo del heavy metal. Si tratta dell’intervista-cameo a Gino D’Eliso che racconta la nascita del rock n’ roll a Trieste nel rione di Ponziana: dai Red Patrol & The Ponzian Boys negli anni ’60 ai primi gruppi come I Noi, Le Ombre, Le Belve, Calibro 45 fino a ‘East Ponziana’ (1979) dei Revolver, pionieri punk new wave prodotto dallo stesso D’Eliso per la Philips.

Delle interviste ai gruppi, particolare rilevanza assumono quelle dove emerge il legame tra la scena heavy metal e il disagio giovanile (mancanza di occupazione, carenza di spazi dove socializzare, scarsa visibilità), tema quest’ultimo su cui entrambi gli autori torneranno in altre opere; è un versante di un panorama estremamente sfaccettato e complesso, all’epoca già percorso da correnti interne frutto di tendenze musicali in contrasto tra loro. Nelle prossime puntate proveremo ad approfondire questi aspetti legati all’evoluzione della scena, in particolare allo sviluppo della second wave nella seconda metà degli anni ’80.

Dieci anni più tardi a Trieste quel sound così aggressivo sembra già scomparso, puf, svanito, come racconta una puntata del programma On Tv sull’emittente Telequattro. Non si tratta della sua fine definitiva, ma di una fase di passaggio, dell’inizio di quel viaggio ‘luminoso’ che molte rock band intraprendono verso nuove forme di esistenza, riuscendo a conquistare l’ambito posto nella Storia e nel ‘mito’. Negli anni successivi a disegnare una potente immagine della Trieste rock n’ roll sarà uno dei conduttori del programma, Ricky Russo, giornalista musicale, scrittore, deejay triestino poi trasferito a New York. ‘Chiarbola soprattutto negli anni ’80 era piena di personaggi incredibili, sembravano usciti dai fumetti di Andrea Pazienza o dal film di culto ‘I Guerrieri della Notte’. Ribelli senza causa. O meio, per dirla in triestin: nagane, ma de bon cuor. La colonna sonora era soprattutto l’hard rock e l’heavy metal del periodo: Iron Maiden, Metallica, Kiss, AC/DC, Black Sabbath, Slayer, Motörhead, Judas Priest, Bon Jovi, Europe, Whitesnake, Mötley Crüe, Guns n’ Roses, Helloween, Def Leppard…Chiarbola è sempre stato un luogo dell’anima’, così un racconto a quattro mani con Elisa Russo dedicato all’adolescenza trascorsa nel rione triestino [3]. ‘Dove avremmo voluto vivere per sempre felici in una dimensione mitica e allo stesso tempo, crescendo un po’, il posto da cui volevamo fuggire. Love&Hate. Come in un film, sognando un futuro di gloria. Sognando l’America. Tanti successi. O un amore travolgente. O chissà che. Forse neanche noi lo sapevamo, ma il presente ci stava stretto’. Questa descrizione attraverso una serie di punti chiave -le band di riferimento, l’influenza di un certo immaginario pop (cinema e fumetti), la voglia di fuggire, il fascino del american dream– aggiunge ulteriori spunti, introducendo quelle che sono alcune delle caratteristiche comuni alla generazione rock triestina cresciuta negli anni ’80.

Gli Upset Noise nel video di ‘No One Knows, No One Will’ (1989)

Lanciato in rete come ‘il primo vero romanzo ambientato nella scena rock di Nordest degli anni 80 e 90’, ‘Calcare’ del triestino Massimiliano Rotti ‘non è un romanzo musicale, la musica è sempre presente ma è solo un accompagnamento, un sottofondo come fosse una nemesi. Qualcosa che accomuna i personaggi tra di loro, e rappresenta l’unico riscatto possibile’, ha specificato l’autore [4]. Detto questo, resta il fatto che è stato un vero piccolo ‘caso’ letterario sia di pubblico che critica, con la seconda edizione esaurita a soli quattro mesi dall’uscita nell’ottobre 2023, contribuendo a diffondere l’immagine della Trieste rock anche al di fuori del suo circuito abituale.

In ambito invece prettamente musicale, a impegnarsi in tempi recenti per il rilancio della scena triestina è stato il compianto Gianluca Sinicco dell’etichetta friulana Aua Records. Oltre alle ristampe di gruppi come Steel Crown, Keen Eyed, Silence, Upset Noise, Blind Ambition e Warhead, anche attraverso l’organizzazione di festival. Nell’estate 2023 alla prima edizione del festival Italian Metal Heroes a Tarcento, viene organizzato un vero e proprio raduno della Phantom City che vede quattro musicisti storici dell’epoca riuniti per un mini show in tributo di Yako de Bonis frontman degli Steel Crown. All’edizione 2024 partecipa anche la band triestina emergente The Nyx , i cui live video fanno il botto di visualizzazioni su Youtube. Questo esempio apre al coinvolgimento delle giovani generazioni che, tramite le odierne piattaforme web, streaming etc possono contribuire a colmare il vuoto culturale che le ha precedute.

Per concludere, ricordiamo nuovamente il gruppo social Facebook Phantom City che, aperto nel 2019 su iniziativa del batterista Manuel Galati (Silence, Karnokkorok), è una delle fonti principali per questa ricerca. Prendendo il nome dal titolo dell’omonimo brano degli Steel Crown, riunisce fotografie, video e cimeli di testimoni ed appassionati sulle band, i dischi e i concerti che hanno fatto la golden age triestina. (continua nella prossima puntata)

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[1.] E. Russo ‘Il mondo dello spettacolo piange a Trieste Claudio Scaramuzza’, Il Piccolo, settembre 2023

[2] Jamovie.it, Intervista al regista Giovanni Pianigiani

[3] Elisa e Ricky Russo, ‘Chiarbola State of Mind’ Il Piccolo, dicembre 2021

[4] Cheintervista.it, Massimiliano Rotti, autore di ‘Calcare, Cronache da Nordest’, giugno 2025

Phantom City, Part 2- la storia del metal a Trieste ’80s ’90s

Partita dalle periferie, la scena metal triestina inizia pian piano a far parlare di sé ed attirare l’attenzione anche al di fuori delle mura cittadine. ‘Pare che il nostro capoluogo nasconda nelle sue viuzze strette e dimenticate un vero e proprio tesoro musicale’, scrive una rivista dell’Isontino in un reportage dedicato alle band dell’epoca [1]. Mentre oltre confine infuria il vento della new wave e punk, nella caotica Trieste i metallari non si lasciano sedurre facilmente, ma anzi, ‘non curandosi minimamente delle mode e della gente, continuano sulla loro strada’ [1].

La tipica polsiera con le borchie in voga all’epoca [source: ‘Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s’]

1983: HEAVY METAL ERUPTION
Specchio dell’indole autoctona, fiera e indipendentista, il metal triestino diviene in breve tempo lo scudo per marcare il proprio territorio e affermare la propria originalità rispetto ad un contesto fin troppo vulnerabile agli sterminati influssi dell’epoca. ‘Provengono da Trieste, città che definiscono maledetta anche perché decentrata rispetto ai poli cardine della cultura italiana di stampo giovanile’, recensisce Beppe Riva su ‘Rockerilla’ a proposito di ‘Bad Flowers’ degli Steel Crown [2], ‘e nella convinzione di provenire dall’Est come le onde barbariche degli Unni e dei Visigoti, si sentono votati alla cruda espiazione di un delirio sonoro perpetuo ed accecante’.

Nel 1983 gli Steel Crown vengono inseriti con il brano ‘Prisoners In The Box’ all’interno della compilation ‘Heavy Metal Eruption’ a fianco di Crying Steel, Death SS, Strana Officina e altri nomi storici del metallo italiano. Considerato documento sulla creatività delle formazioni dell’epoca, sforzo produttivo frutto della collaborazione tra due storiche riviste ‘Metal Eye’ e ‘Rockerilla’, la compilation include anche ‘Vikings’ dei friulani Halloween ai loro esordi epic…ma di questo parleremo in un’altra puntata.

La compilation Heavy Metal Eruption’ (1983) include i triestini Steel Crown e gli Halloween da Udine

NORDEST HEROES
Nel dicembre ’84 i triestini Devil’s Claws sono sulla copertina di Fireball, tra le prime fanzine heavy metal italiane, pubblicata a Padova dal ’83 al ’85. [3] Nel marzo ’85 suonano al teatro Arcella di Padova insieme a Hocculta, Crying Steel e Axe Hero per un summit che richiama fans da tutta la penisola. ‘Provenienti da Trieste, i Devil’s Claws sono un quintetto aspro e potente’, così la presentazione sul quotidiano veneto, e si esprimono con ‘uno stile vicino a quello dei Deep Purple anni ’70, aggiornato ritmicamente alle più recenti esperienze dell’heavy metal internazionale’. Nello stesso periodo il nome della band rimbalzava anche in Friuli attraverso programmi radiofonici come ‘Heavy Metal Superstar’, radio show trasmesso dall’82 all’83 su Radio Stereo Superstar di Cervignano del Friuli -tra le prime radio private d’Italia- e condotto da Mirko ‘DeFox’ Galliazzo, frontman dei pionieri dal Vicentino Axe Hero.

Devil’s Claws al festival di Padova nel marzo ’85 [source: ‘Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s’]

PROTAGONISTI IN DISCOTECA All’epoca a Trieste non esisteva un club dedicato ai concerti rock metal, e l’organizzazione era affidata alla capacità d’iniziativa dei gruppi, ospiti a turno di locali, discoteche e teatri. Sul fronte dei live la pagina ‘Phantom City’ è una fonte inesauribile di testimonianze, tra cui Leghe Metalliche e Steel Crown nel gennaio ’83 al Dancing Paradiso di via Flavia, all’epoca ritrovo domenicale della maggior parte dei metallari triestini.

Leghe Metalliche al Dancing Paradiso (1983) [source: ‘Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s’]

Tra le prime rassegne, ‘Protagonisti in discoteca’, coordinata da Fulvio Marion, autentica icona della scena triestina anni ’80, promuoveva talenti provenienti anche da Gorizia e si svolgeva nella discoteca Bowling di Duino, raccogliendo le performances dei vincitori in un lp-cassetta. Nel 1991 la rassegna vedrà anche un’edizione dedicata all’heavy metal in un’altra ‘disco’ amatissima dai triestini, La Capannina di via Costalunga.

Blind Ambition alla mitica ‘Capa’ di via Costalunga [source: ‘Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s’

PRAY THE LORD MY SOUL TO KEEP
Ma ad accendere la community della ‘Phantom City’ sono soprattutto i ricordi legati ai concerti nella sala teatrale situata nell’ex Collegio dei Gesuiti a fianco del Santuario di Maria Maggiore, in pratica la venue dei primi gruppi metal. Nel febbraio ’84 la sala ospita Devil’s Claws, nell’agosto ’85 Steel Crown, fino al concerto con Roulette, Silence, Wind e Keen Eyed nel 1988. Un vero successo per il piccolo, forse primo ‘metal festival’ organizzato a Trieste, dice uno degli organizzatori, che ricorda anche ‘qualche concertino in piazzale a San Giacomo, oppure in Cavana, regno dei vecchi punk perché lì una volta c’era la radio degli anarchici e così erano riusciti a far suonare anche gli Upset Noise’. Del live a Santa Maria Maggiore restano anche i documenti video effettuati da Radiofragola, la storica emittente nata nei primi Ottanta dopo l’entrata in vigore della Legge Basaglia.

Ma com’era la partecipazione a livello locale? ‘I Madsword sono saliti acclamati a gran voce dal pubblico’ valutabile intorno alle 500-600 unità, scrive una recensione sulla prog metal band triestina in concerto al Castello di San Giusto [4]. La sua galleria fotografica, così come quella di altre band, è un vero e proprio viaggio attraverso la Trieste dell’epoca, dal debutto live negli orti di Coloncovec nel 1987, ai concerti con gli Steel Crown alla Stazione Marittima e nello storico stabilimento balneare Ausonia nell’estate dello stesso anno.

Madsword e Steel Crown in concerto nello storico stabilimento balneare triestino Ausonia nel luglio 1987 [source: ‘Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s’]

MUGGIA ROCK CITY 
Nel novembre ’89 l’amena località costiera ospita nella sua Sala Verdi un concerto con una line up che raduna band sia dall’ovest che dal Friuli. Sul palco i thrashers Braindamage da Torino, gli alfieri hard rock triestini Keen Eyed, Anopheles da Cervignano e ancora da Trieste i Them. Sono i prodromi di quella vera e propria heavy invasion che all’inizio dei Novanta vedrà Muggia salire agli onori della cronaca prima con l’omonimo festival e poi con nomi come Mordred, Nirvana, Galliano…e anche su questo torneremo più avanti. (continua nella prossima puntata)

Memorabilia di concerto a Muggia nel novembre 1989

Qui la prima puntata: Whiskey, dischi e rock n’ roll: la Trieste che ha fatto scuola

  1. ‘Rock e dintorni’, ‘Il Territorio’ (CCM)
  2. Beppe Riva, ‘Rockerilla’ n. 29, dicembre 1982
  3. ‘Fireball. L’avanguardia dell’heavy metal negli anni ’70 e ’80 a Padova e nel Veneto’ di R. Pasqualin (Crac Edizioni, 2022).
  4. Madsword + Babylon, Metal Shock n. 53, settembre 1989
  5. ‘Invasione heavy’, Il Piccolo, ottobre 1991

Proposta per un incontro su ‘Phantom City-La Storia del Metal ’80-’90 a Trieste’

Ci piacerebbe organizzare un incontro/ritrovo pubblico riguardante la Phantom City- La Storia del Metal a Trieste 80’s 90′s per proporlo negli spazi rinnovati del Cinema Ariston a Trieste.

Se siete interessati a partecipare con materiale originale scrivete a: info@freezine.it

Vi ringraziamo fin da ora per il supporto che vorrete darci e LONG LIVE ROCK N’ ROLL🤘🤘🤘🎸🎸🎸🔥🔥🔥

Presentazione ‘Phantom City-La Storia del Metal ’80-’90 a Trieste’: Trieste è stata un terreno fertile per il metal fin dai primi anni ’80, con musicisti locali che hanno plasmato il genere a livello europeo. A questo tema è dedicato un gruppo Facebook dal nome emblematico, ovvero ‘Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s’, dove testimoni ed appassionati condividono foto, video e cimeli da collezione sulle band, i dischi e i concerti che hanno fatto la golden age triestina.

Come avvenuto per la nascita anche di altre subculture, il luogo da cui tutto è partito sono le periferie. Secondo i giornalisti dell’epoca, come riportato in quest’articolo, quello dei metallari triestini si sviluppa come un fenomeno tipicamente ‘rionale’, con le bande più numerose che si riuniscono ad Altura e a Borgo San Sergio. E se le sale prova e i cimiteri sono ‘the place to be‘ dove i gruppi vanno a farsi immortalare per le copertine dei loro album, il complesso brutalista di Melara è la location del video ‘No One Knows No One Will’ degli Upset Noise: un nome, scrive ‘Il Piccolo’ in un articolo, destinato ‘a lasciare il segno nella storia della musica triestina’ e la cui ascesa nel panorama del Nord Est spinse molti giovani ad intraprendere il loro sogno musicale e formare delle vere e proprie band’.

Qui sotto il video degli Upset Noise girato nel complesso di Melara a Trieste:

Whiskey, dischi e rock n’roll: la Trieste che ha fatto scuola

Trieste è stata un terreno fertile per il metal fin dai primi anni ’80, con musicisti locali che hanno plasmato il genere a livello europeo. A questo tema è dedicato un gruppo Facebook dal nome emblematico, ovvero ‘Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s’, dove testimoni ed appassionati condividono foto, video e cimeli da collezione sulle band, i dischi e i concerti che hanno fatto la golden age triestina.

Gli Steel Crown in concerto al Teatro Cristallo di Trieste nel dicembre 1985 [source: Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s]

‘Da qualche tempo sui muri e le superfici lisce della città, simili a epigrafi lapidarie, troneggiano parole a cui pochi sanno dare un significato: “Steel Crown”, “Steel Crown Heavy Rock”, “Heavy Metal Steel Crown”, e via di questo passo. Per i non addetti ai lavori si tratta del gruppo rock più conosciuto in città. La perla della violenza suburbana che canta le gesta di nottambuli crudeli e assetati di sesso, droga e alcool, poiché una maledizione, lanciata duecento anni fa da un castello della Transilvania, induce i componenti del complesso a un delirio eterno e feroce’, così racconta un articolo de ‘Il Meridiano’, storico settimanale della Trieste anni ’80.

Photo shooting dei Devil’ s Claws nel 1985 vicino ai Cimiteri di Sant’Anna a Trieste [source: Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s]

Come di solito avviene per la nascita delle subculture, il luogo da cui tutto è partito sono le periferie. Secondo i giornalisti dell’epoca, come riportato qui, quello dei metallari triestini si sviluppa come un fenomeno tipicamente ‘rionale’, con le bande più numerose che si riuniscono ad Altura e a Borgo San Sergio. E se le sale prova e i cimiteri sono ‘the place to be‘ dove i gruppi vanno a farsi immortalare per le copertine dei loro album, il complesso brutalista di Melara è la location del video ‘No One Knows No One Will’ degli Upset Noise: un nome, scrive il quotidiano ‘Il Piccolo’, destinato ‘a lasciare il segno nella storia della musica triestina’ e la cui ascesa nel panorama del Nord Est spinse molti giovani ad intraprendere il loro sogno musicale e formare delle vere e proprie band’.

Il gigantesco complesso brutalista di Melara a Trieste, costruito secondo le teorie di Le Corbusier, è la location del video degli Upset Noise ‘No One Knows, No One Will’ (1989)

Anche le riviste nazionali mettono in risalto la spinta ‘dal basso’ come tratto distintivo del movimento: ‘[…] Gli Steel Crown sono ben presto divenuti un importante polo d’attrazione di una Trieste altrimenti soffocante e fatiscente’, si legge in un’intervista fatta alla band in occasione dell’uscita di ‘Sunset Warriors’ (1986) e pubblicata su HM, la prima rivista musicale italiana interamente dedicata all’heavy metal. ‘Il desiderio di un agognato riscatto sociale, la polemica nei confronti di chi, nella loro città, regge le sorti della cosiddetta ‘musica colta’, ma anche atteggiamenti di sfiducia nei confronti delle relazioni sociali’.

La scena rock metal Fvg di supporto ai Motörhead in concerto a Gorizia nel 1987 [source: Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s]

Ma quali sono state le principali influenze sulla scena dell’epoca? Alla domanda sulla band che ha ispirato di più i gruppi metal hard triestini non esiste una risposta univoca. ‘E un discorso complesso e sfaccettato, perché se si parla di band al plurale allora bisogna spaziare su più generi’, è uno dei commenti degli iscritti al gruppo. ‘Devil’s Claws hanno seguito un certo stile, Steel Crown un altro, Upset Noise un altro ancora e via così. Non può esserci un’unica band ad ispirare più gruppi, si parla di decine di teste ognuna delle quali con i suoi gusti ben precisi’.

Gli Upset Noise in tour nell’inverno 1986 [source: Phantom City – La storia Del Metal a Trieste 80’s 90’s]

Se vogliamo cercare il fil rouge all’interno di quell’ingarbugliata matassa che è la scena triestina dell’epoca, questo è la sua vocazione fortemente internazionale‘Un miscuglio di hard rock, heavy metal delle nuove generazioni e quel pizzico di punk che non guasta mai, neanche nella vita’, ancora ‘Il Meridiano’. ‘Shakerare il tutto, aggiungere una voce arrabbiatissima, ed abbiamo ottenuto un poderoso hard core rock, e non si tratta di uno scherzo, bensì della definizione ormai ufficiale di un tipo di musica, quella degli Steel Crown, nata assai recentemente sui giornali musicali specializzati londinesi. L’esterofilia leggermente estremizzata degli Steel è anch’essa il frutto dei fans più accaniti’.

‘Per un periodo abbiamo cantato in italiano’, prosegue l’articolo, ‘ma abbiamo rinunciato perché i ragazzi che ci venivano ad ascoltare si lamentavano, ehi, perché non cantate in inglese, dai, non fate gli scemi etc. Anche noi tutto sommato preferiamo la lingua della regina Elisabetta, è più immediata, ha una metrica migliore, si inserisce meglio nella nostra musica’. 

Se questo carattere internazionale è presente fin dall’inizio nei monicker dei gruppi, nelle grafiche, nei look colorati dei musicisti, ad un certo punto anche il sound diventa internazionale, consacrando così definitivamente Trieste come culla ‘pioniera’ del metal più estremo. ‘Nella seconda metà degli anni 80 anche nella Phantom City italiana, Trieste, c’è un giro di boa’, ha scritto il compianto Gianluca Sinico dell’etichetta Aua Records‘I gruppi storici della first way of heavy metal non ci sono più, chi a causa di un tragico incidente ha dovuto mollare tutto o chi dal suono tipicamente heavy power è passato al più leggero glam hair metal…Ma non ci sono solo rossetti e lustrini, i Silence sono sempre più tirati e guardano alla bay area e al thrash degli Stati Uniti, altri invece si avvicinano al thrash europeo, svizzero e tedesco che sta sconvolgendo il movimento metal europeo‘. In tempi recenti l’etichetta ha dedicato ad alcune band della scena triestina le ristampe della collana specializzata ‘Italian Metal Heroes 1980-1990’. (continua nella prossima puntata)

Psico Galera: le prime date a supporto del nuovo album ‘Memorie Di Occhi Grigi’

I veneti Psico Galera hanno annunciato le prime date a supporto del nuovo album ‘Memorie Di Occhi Grigi’, uscito lo scorso novembre via Sorry State Records,

Venerdì 9 gennaio 2026 @Vecchio Son, Bologna
Sabato 10 gennaio 2026 @Spazio Ex, Belluno

https://psicogalera.bandcamp.com/album/memorie-di-occhi-grigi

https://www.instagram.com/psico_galera

1. Imperfetto, sii Imperfetto

2. Le Cattive Maniere

3. Chiodi, Punte & Fibbie

4. Esecuzione in Diretta

5. Fugaci Momenti di gloria

6. La Prima Volta

7. Lacrime & Pioggia

8. Indagini Per Lesioni Aggravate

‘Memorie Di Occhi Grigi’ dei provocatori italiani Psico Galera, è un’ondata di 8 tracce di sperimentazione dissonante, assoli di chitarra squilibrati e imprevedibili, batteria martellante, e un’energia cruda e senza compromessi, con voci che alternano grida distorte ed effetti acuti che ricordano i primi G.I.S.M., fendendo riff caotici per creare un’esperienza nichilista, intensa e malata.

Influenzato dai Rich Kids on LSD del periodo ‘Rock’n’Roll Nightmare’ (1987), dalle sfumature metalliche e robotiche dei primi VOIVOD e dalla forza inarrestabile di STINKY RATS, dei tardi NEGAZIONE e dei tardi UPSET NOISE, il disco fonde l’hardcore punk italiano e statunitense degli anni ’80 e ’90 con oscure influenze giapponesi come BITOUSHA, MASTURBATION e HOG-GISH. I testi esplorano mondi claustrofobici di menti instabili, violenza istituzionale e abbandono sociale, oscillando tra autoriflessione frammentata, senso di colpa, frustrazione e vendetta calcolata. Ogni traccia descrive scenari crudi e spesso inquietanti, costruendo una narrazione intensamente personale, universalmente inquietante e brutalmente avvincente. Oscuro, abrasivo e intransigente, ‘Memorie Di Occhi Grigi’ è un manifesto sonoro diretto e coraggioso. La visione degli Psico Galera è senza filtri, urgente e lucida, e ritrae un mondo in cui l’annientamento dell’individuo incombe inesorabilmente e opprimente.

Psico Galera sono:

Nicolo’ Fortuni
Marco Rapisarda
Enrico Stocco
Michael Barletta
Marco Simonella
Jonah Falco

Methedrine: annunciata la nuova line up

Con un breve post su Facebook i Methedrine hanno annunciato la separazione da Lucio Drusian, vocalist tra i fondatori della band nel 2017. Arty (Fanteria Di Prima Linea, Lumhakha) sarà il nuovo cantante.

Così la band: ‘Oggi vogliamo condividere con voi una notizia importante: 𝐀𝐫𝐭𝐲 è ufficialmente il nuovo cantante dei Methedrine! Siamo entusiasti di accoglierlo e non vediamo l’ora di farvi sentire ciò che stiamo preparando insieme 🔥 Allo stesso tempo, vogliamo dire un enorme grazie a 𝐋𝐨𝐮. La sua voce, la sua energia e tutto ciò che ha dato alla band negli anni rimarranno sempre parte della nostra storia. Lou ha scelto di intraprendere un nuovo percorso per esigenze personali e noi gli auguriamo il meglio, con affetto e rispetto’.

22.11 – Eterotopia, San Giuliano Milanese (MI)

23.11 – Baitattack, Trento

05.12 – Revolver, San Donà di Piave (VE) * con FULCI

06.12 – El Paso, Torino

12.12 – Ippodromo, Trieste * con CALL THE COPS

13.12 – Monteparadiso, Pula (HR) 🇭🇷

Italian Metal Heroes: ‘speciale’ su Trieste domenica 24 novembre alla 22° Fiera del Disco

Prosegue il certosino lavoro di riscoperta e valorizzazione della scena heavy metal italiana iniziato dall’etichetta indipendente Aua Records. Che domenica 24 novembre presenterà alla 22esima Mostra Mercato del Disco, CD e Dvd le prossime uscite della serie ‘Italian Metal Heroes 1980-1990’ dedicate a Trieste…ed in particolare a quattro storiche band considerate ormai vere e proprie ‘pioniere’ del metal estremo ovvero Blind Ambition, Warhead, Cenotaph e Upset Noise!

Ci siamo fatti raccontare i dettagli direttamente dal responsabile della Aua Gianluca Sinicco: Italian Metal Heroes’ è un progetto nato nel 2022 con lo scopo di recuperare materiale inedito e raro della prima scena metal italiana degli anni Ottanta’, spiega Sinicco, che invita ad iscriversi a questo gruppo per restare aggiornati su tutte le novità della serie. ‘In questi due anni abbiamo pubblicato una trentina di vinili e una quarantina di cd di band italiane attive in quel periodo’.

Blind Ambition ‘Blind Story Vol.1 1989-1991’, Aua Records 2024

‘Ogni anno Maurizio Giugovaz ci ospita a Trieste dove organizza la Fiera del Disco, e ogni anno per l’occasione presentiamo qualche lavoro di gruppi triestini dell’epoca, tutte release ufficiali con autorizzazione da parte dei ex membri delle band. Il primo anno abbiamo presentato i vinili dei Keen Eyed e dei Silence, lo scorso anno i vinili di tre gruppi: Hellen di Udine, Pat Heaven di Gorizia e Steel Crown di Trieste’.

Cenotaph ‘Compendium Maleficarum’, Aua Records 2024

‘Quest’anno verranno presentati quattro album di altrettante band triestine: Blind Ambition, attivi dal 1989 al 1993 circa, di cui verrà presentata una raccolta di brani tratti da demo e live dell’epoca. Il progetto prevede l’uscita di due cd antologici, il primo dal titolo ‘Blind Story Vol. 1′, che uscirà per la Fiera di quest’anno e conterrà le prime registrazioni della band, dal suono metal classico del 1989 fino a quelle del 1991, più vicine a certe sonorità speed/thrash metal’.

‘Il secondo cd sarà dei Warhead, -continua Sinicco, ‘un altro gruppo triestino dedito ad un furioso thrash metal, e contiene le primissime registrazioni in saletta prove del 1988 fino a un demo inedito registrato professionalmente ma mai distribuito all’epoca. In seguito il gruppo si evolverà agli inizi dei ’90 nei Cenotaph, una delle prime realtà death metal in Italia, a cui è dedicato il terzo cd’.

‘La quarta ed ultima release che presentiamo è una vera chicca’, conclude Sinicco. ‘Si tratta del bootleg di un live degli Upset Noise a Tarcento nell’aprile 1989 di supporto ai berlinesi Jingo De Lunch. Un thrashcore ultra tirato con brani usciti all’epoca su vinile, alcune versioni embrionali di altri brani pubblicati alcuni anni dopo, per finire con alcuni brani tratti dal loro ep in italiano. Tutti i quattro cd usciranno in edizione limitata numerata, nei giorni successivi alla Fiera di Trieste come di consuetudine li troverete su auashop.com E’ possibile che alcuni degli ex membri delle band vengano alla convention, e che come ogni anno siano disponibili ad autografare le copie che verranno distribuite’.

Domenica 24 novembre alla Fiera del Disco, giunta quest’anno alla sua 22esima edizione, saranno presenti più di 70 espositori provenienti da Italia, Slovenia, Croazia, Svizzera, Ungheria e Germania. Si potranno acquistare, vendere e scambiare tutti i supporti audio-visivi come LP e CD, musicassette e DVD, BOX, edizioni limitate, promo, 45 giri e rarità. Ed inoltre gadget, memorabilia, libri e riviste musicali, poster e locandine, Hi-Fi nuovo e vintage.

Domenica 24 novembre

Palachiarbola- via Visinada 7, Trieste
Orario continuato dalle 10.00 alle 19.00.
Ingresso: Euro 6,00.
Punto ristoro all’interno ed ampio parcheggio gratuito.
Info: www.musicalibera.it

mauridoc64@gmail.com
Mobile: +39 329 3430 481

Methedrine: in uscita il primo Ep ‘Built For Speed’

Uscirà il 16 aprile 2018, per Kornalcielo Records, il primo ep dei Methedrine dal titolo ‘Built For Speed’: quattro pezzi che fondono il punk d-beat, una feroce attitudine hardcore e potentissimi riff di matrice thrash metal, sezione ritmica anfetaminica con la voce rabbiosa di Lou che vi accompagna nelle sue sordide storie di ordinaria follia sparando ogni nota come fosse l’ultima dell’universo.

Methedrine ‘Built For Speed’, Kornalcielo Records (2018)

Il progetto METHEDRINE, nome in onore della sostanza preferita di Lemmy e Johnny Cash, prende forma nell’inverno del 2017 per volontà di Bone (drums), Lou (vocals) e Mark (guitar) dopo lo scioglimento definitivo degli UPSET NOISE; band, attiva dal 1982, che fece parte della prima scena hardcore punk italiana assieme a band come Negazione, Raw Power, Wretched, CCM, Indegesti, ecc. e tra i pionieri del cross-over hc metal a cavallo degli anni 80/90 lasciando una manciata di dischi storici come ‘Disperazione Nevrotica’, ‘Nothing More To Be Said’ e ‘Growing pain’ (la cui title track fu coverizzata in una bellissima versione dalla band tedesca Jingo de Lunch), dividendo i palchi di mezza europa con bands come D.R.I, Cro Mags, HolyTerror, G.B.H., Coroner, Social Unrest, Jingo de Lunch.

Dopo una breve e intensa reunion, nella quale si era aggiunto Mark (che con Bone suona anche nella storica hardcore punk band EU’s Arse) si sciolse definitivamente nell’ autunno 2016; fu così che i tre superstiti contattarono Trampax (guitar) e Chainsaw (bass) provenienti dalle hardcore bands Face Your Enemy e Daltonic Outcry per un nuovo progetto.